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Arisa a Sanremo 2026 con Magica favola: il significato

A Sanremo 2026 Arisa canta Magica Favola: ecco il significato del brano scelto per il Festival

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Chi ha avuto modo di ascoltare Magica favola di Arisa prima del Festival lo ha detto subito: non è una semplice ballata, ma una canzone destinata a lasciare il segno. Merito della voce sempre riconoscibile della cantante lucana, ma soprattutto di un testo profondamente personale, che attraversa le età della vita come un diario emotivo aperto.

Magica favola è, nelle parole di Arisa, “un caldo abbraccio a me stessa e al pubblico che mi ha accompagnato per tutti questi anni”. Ed è proprio così che suona: un abbraccio sonoro, delicato ma potente, che racconta una donna arrivata a un nuovo punto di consapevolezza.

Per Arisa: una ballata divisa tra passato e presente

Il cuore della canzone è il dialogo continuo tra ciò che è stato e ciò che è adesso. Arisa ripercorre la propria crescita emotiva partendo dall’infanzia: A dieci anni insieme alle mie bambole giocavo con l’amore” fino ad arrivare all’età adulta, passando per il primo bacio, l’adolescenza e la scoperta – spesso dolorosa – della passione.

Ogni fase della vita viene raccontata con immagini semplici ma cariche di significato. L’amore, inizialmente ingenuo e puro, diventa confuso, si intreccia con il dolore, poi lentamente si trasforma. A trent’anni arrivano i complimenti per la voce, a quaranta il desiderio più autentico diventa un altro: ritrovare un po’ di pace. È una maturazione evidente, quasi terapeutica.

Dallo struggimento amoroso all’amore universale

Per anni Arisa ha cantato soprattutto la sofferenza sentimentale, le relazioni sbagliate, lo struggimento. In Magica favola avviene invece un cambio di prospettiva radicale. Come ha spiegato lei stessa, oggi vede l’amore come qualcosa di molto più ampio: non solo romantico, ma universale. Un sentimento che comprende la famiglia, gli affetti, sé stessi, la vita.

Non a caso cita anche Ornella Vanoni e la sua celebre frase: “Io sono tutto l’amore che ho dato”. Una riflessione che diventa chiave di lettura dell’intero brano: ciò che siamo è la somma del bene che abbiamo saputo donare.

Dal punto di vista simbolico, la canzone è ricchissima.

L’oceano rappresenta il viaggio emotivo, il perdersi e ritrovarsi dentro una relazione.
La luna e l’alba segnano il passaggio dalla paura alla luce.
L’arcobaleno diventa l’immagine più potente: non esiste più il bianco o il nero, ma una tavolozza di emozioni, sfumature, possibilità.

Particolarmente toccante è il verso: “E il passato diventa presente / La bambina ritorna innocente”

Qui Arisa sembra riconnettersi con la sua parte più pura, quella che crede ancora nella meraviglia. È una riconciliazione con sé stessa, un ritorno alle origini emotive, lontano dai giudizi e dalle ferite. Il messaggio finale è forse il più prezioso. Non si parla di felicità eterna, ma di attimi. Di giornate in cui, nonostante tutto, si può scegliere di vedere la vita come una favola.

“Chiudi gli occhi amore… che per oggi la vita è una piccola magica favola.”

È un invito alla gentilezza verso sé stessi, alla gratitudine per ciò che c’è, alla capacità di sorprendersi ancora.

Arisa canta Magica favola: il testo

A dieci anni insieme alle mie bambole giocavo con l’amore
A quattordici anni il primo bacio nelle mani avevo un fiore
Con l’adolescenza io ho capito che cos’era la passione
Che non c’entra con il cuore, si confonde col dolore
Se finisse il mondo in questo istante fumerei una sigaretta
Metterei un vestito eccezionale sembrerei una principessa
Chiamerei mio padre solamente per ridirgli che mi manca
Forse sono solo stanca
Fuori già si è fatta l’alba
C’era una volta l’oceano
Io navigavo con te
C’era la luna nel cielo
Una notte che non ho paura nemmeno di me
A trent’anni tutti mi dicevano che bella la tua voce
A quaranta voglio solamente ritrovare un po’ di pace
Che mi piacerebbe ritornare tra le braccia di mia madre
Mentre un’altra stella cade
Nel romantico disordine
C’era una volta l’oceano
Io navigavo con te
C’era la luna nel cielo
Una notte che non ho paura nemmeno di me
C’era una volta il mistero
Ti innamoravi di me
Non c’era il bianco né il nero
Ma l’arcobaleno più bello che c’è
Io mi perdo tra le onde
Con il sole che piano si accende
E il passato diventa presente
La bambina ritorna innocente
Chiudi gli occhi amore
O ti presto gli occhiali da sole
Che per oggi la vita è una piccola magica favola
C’era una volta l’oceano
Io navigavo con te
Non c’è più bianco né nero
Ma l’arcobaleno più grande che c’è
C’è l’arcobaleno qui dentro di me

Magica favola è una canzone di guarigione. Racconta una donna che ha smesso di inseguire ciò che non le somiglia più e ha iniziato ad abbracciare un’idea di amore più grande, più matura, più libera. Non è solo una ballata romantica: è un percorso interiore, una resa dolce al flusso della vita, un inno alla crescita personale.

Ed è proprio per questo che sta già toccando così tante persone: perché parla di fragilità, di memoria, di famiglia, di pace, e di quella luce che, prima o poi, ognuno di noi può ritrovare dentro di sé. Un arcobaleno interiore. Proprio come canta Arisa.

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