Spese pazze in Sicilia: ecco il primo renziano indagato

Palermo – Sono 97 gli inquisiti per i 10 milioni di spese personali a carico dei contribuenti e tra loro figura anche il primo deputato renziano, Davide Faraone. Il responsabile del Welfare nella segreteria di Renzi sono contestate spese per 3.380 euro.

Il terremoto giudiziario in atto nella Regione Sicilia, ha coinvolto tutti gli schieramenti politici (tra cui 13 ex capigruppo) ed ogni giorno, nuove indiscrezioni macchiano l’operato di innumerevoli deputati. Borse firmate, cravatte, gioielli, argenteria, soggiorni in alberghi a cinque stelle e addirittura biancheria intima griffata sono solo la punta dell’iceberg delle spese pazze dei gruppi parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana. Proprio ieri è pervenuto persino l’acquisto di un’auto con trasferimenti di denaro nei conti correnti personali. Puntuale l’avviso di garanzia per peculato inviato ai capigruppo della scorsa legislatura e un’iscrizione nell’elenco degli indagati per 83 deputati delle ultime tre legislature. Tra questi, il nome di Davide Faraone è balzato subito all’occhio del Movimento 5 Stelle. Grillo e i suoi hanno subito attaccato il nuovo segretario del Pd Matteo Renzi: “Cosa pensa di Faraone?” “Perché non si esprime?”.

Fabio Ranieri, colonnello della Guardia di Finanza di Palermo ha spiegato che quei 10 milioni avrebbero dovuto essere utilizzati per pagare portaborse, costi di segreteria e impiegati. Invece, come si evince dall’indagine coordinata del procuratore aggiunto Leonardo Agueci, i soldi sono finiti in ogni dove, fra doni di nozze e necrologi sui giornali.
L’ex capogruppo del Pd Antonello Cracolici, per esempio, avrebbe utilizzato il denaro per acquistare – secondo l’accusa – cialde per le macchinette del caffé e acqua minerale. Giulio Adamo, invece, ex Forza Italia e Udc, sarebbe accusato per aver acquistato un regalo di nozze in gioielleria per un valore di 1.700 euro circa.
Tra tutti i gruppi politici, quello più colpito è sicuramente il Pd: ai deputati del partito democratico sono imputati 24 bonifici per un totale di 50.000 euro circa. L’Onorevole Rudy Maira (ex Pid) avrebbe usato quei soldi per acquistare un’auto per fini personali.

Ma non è solo la Sicilia a tremare. In Liguria, l’ex numero due della giunta regionale guidata da Burlando, Nicolò Scialfa, è agli arresti domiciliari per aver comprato svariate chicche personali con i rimborsi regionali: mutandine da donna, vini di grande spessore, penne… Scialfa e il collega (anch’esso indagato) Giorgio De Lucchi, si sarebbero appropriati di una somma complessiva di circa 52.000 euro.

Insomma, non si salva nessuno. Renzi ora è chiamato a rispondere al M5S per salvaguardare il suo cammino verso lo scranno più influente del nostro Paese. Un Paese che sta vivendo un momento davvero delicato e piuttosto imbarazzante. Già, perché – cito Mario Molinari de Il Fatto Quotidiano – dopo Mani Pulite, stiamo vivendo l’operazione “Mutande Pulite”. Forse, ogni epoca ha i simboli che si merita. Chiudo con una frase del succitato On. Scialfa che, al suo esordio diceva: “Sono sceso in campo perché la politica si cambia da dentro”.

 

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