Sicilia, scandalo rimborsi: tensione alta all’Ars

In attesa dei primi interrogatori, in Sicilia la tensione rimane alta all’interno dei partiti che compongono l’Ars in seguito all’inchiesta sui rimborsi. I magistrati coordinati dal procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci, inizieranno a sentire nei prossimi i giorni i capogruppo dei partiti della scorsa legislatura per chiedere delucidazioni sulle spese ambigue fatte negli anni passati.
L’inchiesta coinvolge 97 persone tra deputati e consulenti della Regione e ha portato nell’isola gli scandali già scoppiati in precedenza in altre regioni, tra cui per ultimo il Piemonte.
Per gli inquirenti, però, non sarà facile districarsi tra i vari casi, in quanto la legge non stabilisce in maniera netta il confine tra lecito e illecito. Certo è che le notizie circolate già nei giorni scorsi su alcune delle spese fatte dai deputati non hanno bisogno di ulteriori approfondimenti: qualche deputato, infatti, è riuscito a chiedere il rimborso per i pranzi fatti al ristorante, le cialde del caffè, ma anche per acquisti di borse Louis Vuitton, cravatte e – udite, udite – anche per l’acquisto di fumetti di Diabolik. L’assurdo – se quanto elencato non bastasse già a suffragare il comportamento amorale dei responsabili – lo si è raggiunto quando un deputato ha messo tra le spese da rimborsare anche la mancia – un euro! – data all’interno di una focacceria del Palermitano.
Ma le indagini, pur riguardando la passata legislatura, rischiano di incrinare anche i rapporti e gli equilibri all’interno dell’attuale Ars: alcuni degli indagati, infatti, sono stati rieletti e oggi sostengono il governo guidato da Rosario Crocetta, il governatore che si è riproposto di rinnovare l’immagine della politica siciliana e di combattere i sistemi affaristici che vi ruotano storicamente attorno.

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