Il femminicidio di Federica Torzullo: la decisione maturata dopo l’ultimatum su casa e separazione
Il femminicidio di Federica Torzullo: tutto quello che non torna nel racconto di Claudio Carlomagno secondo chi indaga
Le indagini sul femminicidio di Federica Torzullo entrano in una fase decisiva e delineano uno scenario ben più complesso rispetto alla versione fornita dall’indagato. Secondo il procuratore capo di Civitavecchia, Alberto Liguori, l’omicidio sarebbe stato consumato tra le ultime ore dell’8 gennaio e le prime del 9 gennaio 2026, probabilmente in ambienti diversi dal bagno.
È certo l’utilizzo di un coltello non ancora ritrovato, così come la preparazione anticipata della buca in cui il corpo è stato successivamente occultato. Ma soprattutto, per la Procura resta altamente plausibile la presenza di terze persone prima, durante o dopo il delitto: «È inverosimile che in soli 40 minuti si possa uccidere, ripulire ogni traccia e agire in perfetta solitudine», ha spiegato il magistrato riferendosi alla ricostruzione fornita dal marito, Claudio Carlomagno.
Il femminicidio di Federica Torzullo: tutto quello che non torna
Il movente, per gli inquirenti, è ormai chiaro e anzi rafforzato dagli elementi raccolti. Federica Torzullo aveva avviato un percorso per arrivare a una separazione condivisa, mentre il marito — che si faceva chiamare Agostino — avrebbe solo finto di assecondarla, cercando in realtà di guadagnare tempo per non perdere i privilegi conquistati: la permanenza nella villa di proprietà di Federica e il supporto logistico dei suoceri nella gestione del figlio. «Solo Federica, passando dall’idea all’azione, avrebbe potuto mandare all’aria i suoi piani», ha sottolineato Liguori, descrivendo un clima di stallo in cui era lei a dover sopportare una convivenza ormai insostenibile.
La svolta arriva nel periodo natalizio, quando Federica, stanca dell’ostruzionismo del marito, gli impone un ultimatum: dopo le feste, ciascuno avrebbe dovuto trasferirsi in una casa diversa, lasciando il figlio nella villa familiare e alternandosi nel ruolo di genitore presente. Dopo aver trascorso insieme il Natale, Federica annuncia che, al rientro da un viaggio in Basilicata previsto per l’11 gennaio, gli accordi sarebbero diventati operativi. È proprio la sera dell’8 gennaio, mentre prepara le valigie, che torna sull’argomento con decisione. A quel punto, secondo la Procura, Carlomagno comprende che non c’è più spazio per rinvii: recupera il coltello nascosto “all’abbisogna” e si scaglia contro la moglie, dando corso a una decisione maturata da tempo.
Restano però numerosi interrogativi aperti. Dove è avvenuta esattamente l’aggressione: nel box doccia, nel bagno o nella cabina armadio? Ha davvero agito da solo tra le 6.40 e le 7.15? E il corpo è stato bruciato nella buca scavata o nel cassone del camion? Le risposte arriveranno dalle consulenze scientifiche ancora in fase di deposito, a partire dall’autopsia e dall’analisi forense dei cellulari sequestrati. «Questo tempo è l’ultimo spazio concesso all’indagato per chiarire i molti punti oscuri», ha concluso Liguori, precisando che dalle prossime risultanze dipenderanno anche le valutazioni future sulla quantificazione della pena per il femminicidio di Federica Torzullo.
Un quadro investigativo che, giorno dopo giorno, restituisce l’immagine di un delitto premeditato, nato dentro le mura domestiche e alimentato dal rifiuto di accettare la fine di una relazione.