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Zoe Trinchero era ancora viva quando è stata gettata nel canale? Poteva essere salvata?

Zoe Trinchero era ancora viva quando è stata gettata nel canale e abbandonata? Si poteva salvare?

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Forse Zoe Trinchero poteva essere salvata. È questo il dubbio più atroce che accompagna l’inchiesta sulla morte della ragazza di 17 anni uccisa nella notte tra il 6 e il 7 febbraio a Nizza Monferrato, nell’Astigiano. Le ultime notizie fanno ancora più male, perchè lo ricordiamo, la ragazza era giovanissima e aveva tutta la vita davanti. Un interrogativo che pesa come un macigno sulle indagini: Zoe è morta durante l’aggressione oppure sarebbe sopravvissuta se qualcuno avesse chiamato subito i soccorsi? Al momento non è possibile stabilirlo.

Solo l’autopsia potrà chiarire se la giovane sia deceduta per i pugni ricevuti, per strangolamento o per il trauma cranico provocato dalla caduta nel rio Nizza, e soprattutto potrà indicare l’ora esatta della morte, elemento cruciale per ricostruire le sue ultime ore.

Zoe Trinchero era ancora viva, poteva essere salvata?

Il corpo della ragazza presentava molteplici segni di violenza: evidenti tracce di una raffica di pugni — l’aggressore in passato avrebbe praticato boxe — segni compatibili con una stretta al collo e un grave trauma alla testa. I carabinieri stanno lavorando per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi avvenuti sull’argine del canale. Resta da capire se Zoe sia morta durante il pestaggio, se sia stata strangolata prima di finire in acqua oppure se fosse ancora viva al momento della caduta e se proprio quell’impatto le sia stato fatale. È su questo punto che si concentra il cuore dell’indagine, perché stabilire quando ha smesso di respirare significa anche capire se un intervento sanitario tempestivo avrebbe potuto salvarle la vita.

Ad aggravare ulteriormente la posizione di Alex Manna, 20 anni, è il comportamento tenuto dopo l’aggressione. Secondo quanto emerso finora, il giovane si sarebbe allontanato senza verificare le condizioni della ragazza e senza chiamare i soccorsi. Il corpo di Zoe è stato ritrovato solo ore dopo nel rio Nizza, un lasso di tempo che potrebbe essere stato determinante. Se la 17enne fosse stata ancora in vita dopo il pestaggio, quelle ore di abbandono potrebbero aver segnato la differenza tra la possibilità di salvarsi e la morte. È questa la prospettiva più straziante che emerge dalle indagini: Zoe Trinchero potrebbe non essere morta soltanto per le violenze subite, ma anche per la mancata richiesta di aiuto, per l’assenza di soccorso, per il silenzio che ha avvolto la sua scomparsa.

Dopo il delitto, Manna avrebbe inizialmente tentato di far ricadere la responsabilità su un ragazzo di origine nordafricana, prima di confessare. Ora è detenuto nel carcere di Alessandria, mentre proseguono gli accertamenti. Intanto emergono dettagli inquietanti sulla sua personalità: Nicole, ex fidanzata del giovane e amica della vittima, lo descrive come una persona incline a perdere facilmente la pazienza, capace di diventare improvvisamente oppressiva e gelosa. Gli inquirenti stanno valutando anche un possibile stato di alterazione la sera dell’omicidio, elemento che potrebbe aiutare a chiarire se fosse lucido abbastanza da rendersi conto che Zoe aveva ancora bisogno di aiuto.

Tutto ora è affidato all’autopsia, chiamata a rispondere alla domanda più crudele: Zoe Trinchero era ancora viva quando è stata lasciata sola? Una verità che non restituirà la ragazza alla sua famiglia, ma che sarà decisiva per definire le responsabilità in una tragedia che ha sconvolto un’intera comunità.

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