Renzi, Berlusconi e il doppio turno di coalizione: incalza la polemica


L’incontro Renzi-Berlusconi, da tanti scongiurato, c’è stato e la trasparenza è regnata. Un idillio che ha fatto infuriare i vertici del PD; che ha sdegnato gran parte dell’elettorato e che ha delineato la nuova proposta di legge elettorale ritenuta da molti un “Porcellinum” che cambierà ben poco.

“Sono stato eletto alle primarie per cambiare le regole del gioco, per rilanciare sul lavoro, per dare un orizzonte al PD e all’Italia. Dopo 20 anni di chiacchiere (si riferisce forse, inconcepibilmente, al ventennio berlusconiano? ndr.), in un mese abbiamo il primo obiettivo a portata di mano. L’accordo, trasparente e alla luce del sole, è molto semplice. Si fa una legge elettorale per cui chi vince governa stabilmente senza il diritto di ricatto dei partitini: suggerisco a chi critica la legge di aspettare almeno di sapere come è fatta, io la presento domani in direzione alle 16. Nasce il Senato delle Autonomie: via i senatori eletti, via i loro stipendi con riduzione del numero dei parlamentari e dei costi della politica. Si cambia il titolo V, superando non solo le province ma semplificando anche il ruolo delle Regioni (energia, turismo, grandi reti): in più i consiglieri regionali riducono indennità a quelle dei sindaci e si cancellano i rimborsi-scandalo ai gruppi. Tutto questo produce un miliardo di euro di risparmio, come promesso. Finalmente la politica passa dalle parole ai fatti. Questo accordo è oggi a portata di mano. Certo, non ci saranno più i partitini a ricattare (come è accaduto troppe volte), non ci saranno più mille parlamentari, non ci saranno più i rimborsoni dei consiglieri regionali. Però, forse, ridaremo credibilità alla politica. Per una volta facciamo ciò che abbiamo promesso. E questo mi sembra l’unico modo per cambiare verso…”


Questo, è il post di Matteo Renzi apparso circa 24 ore fa su Facebook. Una sorta di resoconto dell’incontro-accordo avvenuto con Silvio Berlusconi che non solo ha scatenato l’auspicabile lotta intestina all’interno del Partito Democratico ma che ha ri-acceso i riflettori sull’uomo politico che venti anni fa dichiarava “L’Italia è il Paese che amo…” e che da tempo (non molto a dire il vero), si era nascosto dietro le scodinzolate del suo caro Dudù. Chi pensava che Silvio Berlusconi fosse al capolinea dopo la condanna per frode fiscale (che ricordiamo è reato ben più grave dell’evasione), si sbagliava di grosso, e questa è la conferma più lampante.

Il sindaco di Firenze, quest’oggi dovrà in qualche modo spiegare alla direzione del PD le sue “attenuanti”. Dovrà spiegare, con parole più concrete ciò che ha postato sul social network e dovrà farlo al cospetto dei suoi agguerriti colleghi. Per esempio, dovrà spiegarlo a Stefano Fassina (ex viceministro delle larghe intese) che ha dichiarato: “L’incontro al Nazareno è stato un errore politico. Mi sono un po’ vergognato come dirigente del PD. Da sabato pomeriggio la legge è un po’ meno uguale per tutti. Andava certo coinvolta Forza Italia, ma ci sono i capogruppo e non andava certo rilegittimato il Cavaliere, ribattezzandolo per la terza volta come padre costituente a fronte di una condanna definitiva. O abbiamo sbagliato quando abbiamo votato per la decadenza, e Renzi poteva dirlo allora, o ieri. Stiamo prolungando il ventennio che abbiamo alle spalle”. Certo, parole forti quelle di Fassina, ex sottosegretario dell’Economia del governo appoggiato da Berlusconi… Renzi però dovrà spiegarlo anche a Gianni Cuperlo che ha affermato più mitemente: “Sul merito dell’incontro Renzi-Berlusconi ora è difficile giudicare, ma sul metodo ritengo sia sbagliato. Da tempo il Cavaliere non dominava le prime pagine per il suo ruolo politico, ora è tornato a farlo. Il timido Enrico Letta aveva accompagnato il capo della destra sotto il cartello ‘exit’, il vulcanico Renzi l’ha accolto sul tappetino ‘welcome'”.

Insomma, la formula Renzi-Berlusconi sta destando innumerevoli preoccupazioni. Il doppio turno di coalizione nel quale, se nessuna coalizione raggiunge il 35% le prime due vanno al ballottaggio per il premio, è già considerato da molti un “Porcellinum”. Beppe Grillo nel suo blog scrive: “L’Italia è in preda alle allucinazioni […]. Renzie (è ndr.) in profonda sintonia con il pregiudicato Berlusconi […]. Non può succedere che chi è stato scaraventato fuori dalla finestra del Senato per frode fiscale dal M5S con i voti del PD sia chiamato a fare leggi dal PD […]. Le leggi si fanno in Parlamento non in una stanza con due extraparlamentari di cui uno in attesa del gabbio”.

Il progetto pseudo-iberico – 118 circoscrizioni per eleggere 680 deputati con i listini bloccati a 5/6 nomi. In conseguenza di ciò, l’impossibilità per i partiti minori di eleggere direttamente i propri rappresentati. “Dateci la possibilità di scegliere il deputato” ha implorato lo scissionista Alfano… Su base nazionale, invece, chi supera il 5% può ottenere dei seggi con il sistema proporzionale. Altra novità sarebbe il premio di maggioranza per la coalizione più votata. La soglia sarebbe stata fissata al 35%. In sostanza, chi vince con più del 35% dei consensi otterrebbe un premio di +20%.


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