Il piccolo bimbo ucciso a Corigliano ha un nome

Nicola Campolongo, il piccolo bimbo che ha perso la vita, anzi, il piccolo bimbo al quale qualcuno ancora ignoto ha sottratto la vita lo scorso fine settimana a Cassano allo Jonio. Il piccolo corpo è stato trovato, insieme a quello del nonno materno e al corpo della compagna, carbonizzato all’interno di un’auto distrutta dalle fiamme in contrada Fiego, nel cosentino. Nicola aveva solo tre anni, eppure già a quella tenera età aveva vissuto tanta, forse anche troppa, tristezza. All’età di due anni gli era toccata l’esperienza indiretta del carcere. Aveva vissuto da detenuto insieme alla madre nel penitenziario di Castrovillari. Poi, partecipato ad un processo antimafia, che aveva visto imputata sempre lei, sua madre. Una madre coinvolta da una organizzazione criminale. Una madre che non aveva modo di vivere una vita normale. Una madre dedita al traffico di sostanze stupefacenti. E così era arrivato il tempo di comparire davanti al giudice, nella gelida aula bunker del penitenziario del Pollino. E Cocò era sempre lì, accanto a mamma Antonia Maria Iannicelli, ma al posto sbagliato. Lui sì, lui era innocente. Quando venne arrestata la prima volta si escluse la restrizione della libertà personale in carcere. Si tenne in considerazione il delicato status familiare e si concesse la misura cautelare meno afflittiva. Per poco tempo. Antonia, a quanto pare, sottovalutò il ruolo che le imponeva la presenza del piccolo. Forse non lo prese neppure lontanamente in considerazione. Infatti si dovette ripristinare la misura più limitativa. Antonia ritorna in galera. A quel punto, non rimaneva che valutare la situazione estrema. A mali estremi, Nicola venne affidato al nonno, Giuseppe Iannicelli, 52 anni, tornato da poco in libertà. Di bene in meglio. Giuseppe aveva riacquistato di recente la libertà personale dopo avere scontato la pena della reclusione per un paio di reati. Giusto due reatucci. sequestro di persona e violenza sessuale contro l’ex moglie. Martedì scorso, la Corte di Cassazione avrebbe dovuto decidere sulla scarcerazione di Antonia. Forse uno scherzo del destino, forse una fatalità. Forse, più realmente, non erano presenti i requisiti per una scarcerazione anzitempo. Comunque sia, oggi il piccolo Nicola non c’è più.

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