Taranto, giovane uccide il padre pregiudicato per difendere la madre

La scorsa notte, a Taranto, il pregiudicato Cosimo Motolese, 55 anni, è stato ucciso nei pressi della sua abitazione. Ad ucciderlo sarebbe stato il figlio di 19 anni, un giovane che voleva difendere la madre dal padre violento. In un primo momento si era pensato ad un delitto legato a questioni di droga, il tipico regolamento di conti. Ma le indagini hanno fatto emergere tutt’altro scenario, e la tragedia avvenuta a Taranto sarebbe maturata tra le mura domestiche.

L’omicidio è avvenuto la scorsa notte presso il rione Paolo VI di Taranto. Sarebbero stati due i sicari del pregiudicato, che è stato raggiunto da molti colpi di arma da fuoco. Motolese è stato portato immediatamente presso l’ospedale Santissima Annunziata, ma le sue condizioni sono apparse sin da subito molto critiche. Così il pregiudicato è deceduto poco dopo. Intanto i Carabinieri avevano dato il via alle indagini, al fine di individuare chi aveva premuto il grilletto. La pista battuta nei primi istanti era quella di un regolamento di conti legato allo spaccio di droga. Nel corso delle indagini è però trapelata un’altra possibilità: Eneo Motolese, 19 anni, avrebbe ucciso il padre pregiudicato. Cosimo Motolese era stato condannato nel corso del processo sulla malavita di Taranto, ed era stato considerato uno dei componenti del clan dei fratelli Modeo. Trent’anni di carcere terminati da poco. Tornato in casa, avrebbe fatto uso di droghe e maltrattato la moglie. Forse è questo il motivo per il quale il giovane ha deciso di uccidere il padre: voleva difendere la madre.

Una storia dai contorni ancora opachi, per la quale solo ulteriori indagini e rilievi potranno svelare maggiori dettagli. Seguono aggiornamenti su questo omicidio avvenuto a Taranto.

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