Italicum verso il voto, Renzi avverte la minoranza Pd ma Bersani lo bacchetta


Slittato ad oggi il varo ufficiale dell’Italicum. Seppure l’intesa sulla legge elettorale sia rimasta piuttosto salda, una sfilza di no ha affossato la battaglia delle donne in bianco sulle quote rosa. Ora, la minaccia arriva proprio dalla minoranza del Partito Democratico.

“Se qualcuno non vuole votare oggi l’Italicum – ha affermato il presidente del Consiglio Matteo Renzi, in occasione alla riunione dei deputati del Pd in corso al Nazareno, – lo deve spiegare bene fuori da qui”. Durante l’assemblea convocata per fare il punto sulla votazione al testo di riforma della legge elettorale alla Camera, Renzi ha poi detto: “Vi chiedo, come Pd, di chiudere oggi o questo ricadrà su di noi. Al Senato ne riparleremo, di quote e di altro, chi oggi attacca la legge elettorale non ha sollevato il tema della parità di genere per la segreteria o per il governo”.

L’inutile appello di Rosy Bindi – Cade nel vuoto l’appello contro il voto segreto di Rosy Bindi, chiesto da Forza Italia, Nuovo centrodestra, Fratelli d’Italia ed Udc. “Non parteciperò al voto finale sulla legge elettorale”, ha commentato oggi sulle pagine di Repubblica la Bindi, “perché per salvare l’accordo con Berlusconi è stata sacrificata la Costituzione”. Proprio su questo punto è tornato Renzi durante la riunione. Secondo il premier, l’Italicum è una legge che nasce con “partner riottosi, difficili” e che tuttavia, “ha tenuto insieme la maggioranza”. Inoltre, il segretario del Pd, venendo incontro proprio alla Bindi, ha accennato alla necessità (perlomeno) di cambiare il regolamento “per ridurre l’uso del voto segreto”. Per questo “sarebbe positivo che si accelerasse la riforma del regolamento della Camera e si limitasse il ricorso al voto segreto”. Ma “la legge oggi c’è ed è merito del Pd”. “Se c’è spazio alle Camere si migliora – ha assicurato Renzi – ma non si può definire questa legge incostituzionale”.


Parità di genere – “In questa sala si è detto che il Pd applicherà il criterio di candidature 50-50 per parità di genere: un impegno preso per la prima volta nella storia”, ha aggiunto Renzi. “Se vogliamo discutere di parità di genere il Pd è avanti, non indietro. Da sindaco, da premier, da presidente della Provincia ho sempre praticato la parità di genere”.

Le promesse – “Mi sono state chieste nella direzione tre cose: legare la legge elettorale alle riforme, modificare le soglie, ottenere la libertà di voto sugli emendamenti trasversali. Tutte e tre queste cose sono state assicurate”, ha aggiunto il premier. “La legge elettorale che abbiamo votato qui in direzione è diversa da quella che uscirà dal parlamento. Non c’è da mantenere un patto con Berlusconi, ma un impegno che come partito abbiamo preso. C’è un profondo, netto, chiaro e marcato dissenso con chi ritiene questa legge incostituzionale”.

Bersani, le quote rosa e l’attacco a Renzi – “La questione della parità di genere – ha detto l’ex segretario in un’intervista ad Agorà – nel meccanismo elettorale non è una tecnicalità che riguarda i collegi, ma un problema di fondo che riguarda la civiltà del Paese. Al Senato dovrà essere cambiato qualcosa. Capisco gli accordi e che Berlusconi sia affezionato ad alcuni punti, ma dovrà farsene una ragione pure lui. Se non c’è una spinta sulle regole, alla parità di genere non ci arriveremo mai”. Poi, l’attacco a Renzi: “Renzi è lì da qualche settimana. Ora vediamo dove si va a parare. Alza le aspettative per un risveglio di fiducia e fa anche un po’ di movida nel Paese. È una cosa che comporta dei rischi. C’è il rischio che non si discuta più abbastanza nel partito. Destrutturare non significa avanzare, innovare. Bisogna capire dove si discutono le cose, nel partito, nei gruppi. Non mi andrebbe bene che non si discutesse da nessuna parte”. “Se lo avessi fatto io (incontrare Berlusconi, ndr) sarebbero venute giù le cateratte, avrei avuto titoli di giornali furibondi. Ma oggi siamo in un altro clima, in un’altra fase”. Alla domanda secca Avrebbe incontrato Berlusconi? Bersani risponde: “Io no. Forse c’è stato un di più. Dopo di che devi parlare con tutti, va da sé. Ma questo non significa dare l’ultima parola a Berlusconi. Non c’è nessun bisogno, nemmeno dal punto di vista numerico. Bisogna metterci misura”.

 


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