Roma, fermato per stupro si butta dalla finestra del commissariato


Era stato fermato con l’accusa di stupro il tunisino B.H.F. che si è suicidato a Roma buttandosi dalla finestra del piano del commissariato Viminale sito in via Farini.

Nella stanza del terzo piano si stava svolgendo l’interrogatorio contro di lui. L’uomo, 45 anni, ha prima portato l’agente che lo vigilava a distrarsi con la scusa di un bicchiere d’acqua e poi ha iniziato la disperata corsa in corridoio verso la finestra lanciandosi nel vuoto. La persiana era chiusa ma lui è riuscito a scassarla. La violenza per la quale era stato fermato era avvenuta nella sera di sabato 5 aprile in via Bissolati, in pieno centro storico della Capitale. Un piano senza dubbio improvvisato ma gestito con perizia e lucidità da apparire premeditato da tempo. In caduta libera l’uomo non ha avuto nessuna possibilità di salvarsi: è morto praticamente sul colpo. La notizia ha fatto il giro del web dividendo l’opinione pubblica. Molti restano comunque gli aspetti della vicenda ancora da chiarire. Ma nel frattempo la notizia di cronaca ha dato adito a diverse riflessioni di genere diverso. Ma aldilà del suicidio il problema alla base resta la sicurezza delle grandi città, soprattutto nelle ore serali e, a quanto pare, anche nelle zone del centro. Più volte si è discusso dell’emergenza sicurezza a Roma ma evidentemente il tema resta molto attuale viste le notizie di cronaca di violenza e tentati stupri. Non sempre gli autori di queste violenze vengono trovati e assicurati alla giustizia e forse per la vittima sarebbe stato meglio sapere che il suo aggressore fosse in carcere a pagare per quanto fatto piuttosto che concedergli il libero arbitrio della sua vita.


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