Bossetti subì una lettera di minacce, sconosciuto gli disse: Ti impicco, la pagherai cara

Massimo Giuseppe Bossetti subì minacce da uno sconosciuto, che gli disse: “Ti impicco”, “La pagherai cara”. Se state pensando che possa trattarsi di un momento di irrazionalità di qualche cittadino sconfortato dalla scomparsa di Yara, sbagliate. La lettera di minacce fu inviata a Bossetti ancor prima del tragico 26 novembre 2010 – giorno della scomparsa di Yara. Il carpentiere di Mapello, accusato dell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, ricevette una missiva contenente pesanti minacce ancor prima che diventasse noto alle cronache in quanto principale sospettato dell’assassinio della ragazza.

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Soltanto adesso si scopre che la lettera è stata sequestrata dai carabinieri a casa di Bossetti lo scorso 25 luglio insieme ad altri 33 reperti. È stata composta usando dei ritagli di giornale per rendere impossibile l’identificazione del mittente – esattamente come si faceva anni fa. La lettera ha un significato ambivalente. Se qualcuno pensa che possa servire a smontare l’immagine di famiglia modello descritta agli inquirenti dal carpentiere, qualcun altro ritiene che in fondo non dimostri nulla. Se qualcuno lo odiava non era necessariamente perché l’uomo avesse fatto qualcosa di sbagliato nei confronti di qualcuno.

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C’erano scritte frasi ingiuriose quali “Ti impicco” e “La pagherai cara”. L’uomo le ha spiegate parlando di accesi dibattiti con la persona che gli vendette il furgone Iveco Daily. Tuttavia, se la sua versione fosse vera significherebbe che il carpentiere immaginasse chi fosse a minacciarlo. Adesso le indagini si concentrano anche per capire perché Bossetti subì minacce antecedentemente alla scomparsa di Yara e se le due cose possano essere in qualche modo collegate.

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