Crocifisso a scuola, Strasburgo assolve l’Italia

Per la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non c’è stata violazione dei diritti umani.

La Grande camera della corte europea accoglie la tesi secondo la quale non ci sono elementi che provino l’influenza subita dagli alunni nell’esposizione del Crocifisso nelle aule. La decisione della Corte è stata approvata con 15 voti a favore e solamente 2 contrari. Il famoso caso, denominato comunemente “Lautsi contro Italia”(Lautsi è il nome della cittadina di origine Finlandese che presentò il ricorso ndr), era approdato a Strasburgo il 27 luglio del 2006 per mano dell’avvocato Nicolò Paoletti, legale della signora Lautsi. Nel ricorso si sosteneva che la presenza del crocifisso nelle aule, impedisse ai genitori di educare liberamente i propri figli e che la presenza stessa del simbolo cristiano fosse una violazione della libertà di pensiero, coscienza e religione degli uomini.

La prima sentenza, sostanzialmente, aveva dato ragione alla signora Lautsi, scatenando l’ira dei cattolici e di migliaia di cittadini che inviarono lettere di protesta verso la capitale alsaziana. A questo seguì il formale ricorso dello stato italiano, che nella prima udienza pubblica del processo d’appello, il 30 giugno 2010, si avvalse anche del sostegno di altri dieci Paesi membri del Consiglio d’Europa.

Il primo commento istituzionale, è quello del ministro dell’istruzione  Maria Stella Gelmini, che si è così espressa sulla sentenza: “Esprimo profonda soddisfazione per la sentenza della Corte di Strasburgo, un pronunciamento nel quale si riconosce la gran parte del popolo italiano. Si tratta di una grande vittoria per la difesa di un simbolo irrinunciabile della storia e dell’identità culturale del nostro Paese”. Alle sue parole fanno eco quelle del ministro degli esteri Franco Frattini: “Accolgo con grande soddisfazione la decisione della Corte europea.  Oggi ha vinto il sentimento popolare dell’Europa. Perché la decisione interpreta soprattutto la voce dei cittadini in difesa dei propri valori e della propria identità. Mi auguro che dopo questo verdetto l’Europa torni ad affrontare con lo stesso coraggio il tema della tolleranza e della libertà religiosa”.

Fabio Sciulli

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