Terremoto Aquila: dopo due anni la città è un fantasma

Sono passati due anni dal sisma che ha colpito l’Abruzzo lasciando la regione in ginocchio. Ma la ricostruzione, quella vera, ancora non c’è. I suoi abitanti però non vogliono dimenticare. E’ forte in loro la voglia di andare avanti, di tirare su quello che la natura e la negligenza umana hanno distrutto ventiquattro mesi fa.

Sì, perchè forse ci si sta dimenticando di loro. Ma la verità è che la situazione è tutt’ora grave: L’Aquila porta ancora vistosi segni del sisma. La periferia e il centro sono lacerati. Nulla si sta muovendo per far sì che il capoluogo torni ad essere la città che era prima di quel maledetto 6 aprile del 2009. Sono ancora pochissimi i negozi aperti, soprattutto nel centro storico.

I cittadini denunciano che tutto ciò sta avvenendo senza che i politici facciano nulla, se non provvedimenti di facciata, per una regione che ha sofferto e sta soffrendo ancora., per la gente che in quel sisma ha perso i propri cari, la propria casa, la propria quotidianità, che da quel giorno non è più la stessa.

Gli aquilani sono arrabbiati, e lo sono non solo perchè alle ore 3.32 di due anni fa gli è letteralemente crollata la città addosso, ma soprattutto perchè quella città non viene risollevata. In questi giorni sono state scattate delle foto nel centro storico del capoluogo abruzzese, che mostrano quanto ancora ci sia da fare.

Anche l’ospedale porta ancora i segni evidenti del terremoto. Lo dimostrano fotografie scattate di nascosto, in cui vengono alla luce corridoi ancora pieni di macerie, sale operatorie e macchinari costosi abbandonati.

Tante le inizitive di oggi per non dimenticare, tra cui il corteo notturno al quale hanno partecipato 20mila persone. Hanno percorso alcune strade del centro, fino ad arrivare proprio alle 3.32 in Piazza Duomo. Qui si è svolta la commemorazione delle 309 vittime.

La speranza è che tra un anno lo scenario sia completamente diverso, e che L’Aquila non appaia più come una città fantasma.

Assunta De Rosa

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