Chico Forti, il fratello della vittima rompe il silenzio: “È innocente, resterò in Italia finché non sarà libero”
Il fratello di Dale Pike non ha dubbi: Chico Forti non aveva nessun motivo per ucciderlo, è innocente
A distanza di anni dal delitto di Dale Pike, il caso di Chico Forti torna al centro dell’attenzione grazie alle parole di Bradley Pike, fratello della vittima. In un’intervista rilasciata al quotidiano Libero, l’uomo ha espresso una convinzione netta: secondo lui Chico Forti non ha mai ucciso suo fratello. Una presa di posizione destinata a far discutere, soprattutto dopo il recente rigetto della richiesta di libertà condizionale da parte del tribunale di sorveglianza di Venezia.
“Chico Forti è innocente”: la posizione di Bradley Pike
Bradley Pike, che vive in Australia, ha raccontato di essere arrivato in Italia con un obiettivo ben preciso: sostenere personalmente la causa di Chico Forti. La sua decisione è maturata anche dopo la pronuncia del tribunale di sorveglianza di Venezia, che ha respinto l’istanza di libertà condizionale sostenendo che non fossero presenti i requisiti del “sicuro ravvedimento” e che non fossero emerse manifestazioni di interesse nei confronti dei familiari della vittima.
Parole che Bradley Pike contesta con forza, definendole “tutte falsità”. Secondo lui, infatti, Forti avrebbe sempre cercato un confronto e non sarebbe mai stato indifferente al dolore della famiglia Pike.
Gli incontri con Chico Forti dopo il trasferimento in Italia
Nel corso dell’intervista, Bradley Pike ha ripercorso anche i tentativi fatti negli anni per incontrare Chico Forti quando era detenuto negli Stati Uniti. Racconta che nel febbraio 2019 era riuscito a ottenere un’autorizzazione per una visita nel carcere di Miami, ma all’ultimo momento l’incontro venne annullato. Gli sarebbe stato comunicato che Forti era stato trovato in possesso di un telefono cellulare e che, per questo motivo, le visite erano state sospese. Una spiegazione che Pike sostiene non corrispondesse alla realtà.
Solo dopo il trasferimento di Chico Forti in Italia è stato possibile incontrarsi. Bradley racconta di due lunghi colloqui nell’ambito del programma di giustizia riparativa: il primo il 20 maggio e il secondo il 25 maggio, entrambi durati circa quattro ore. Incontri che descrive come profondamente toccanti, al punto da convincerlo ancora di più dell’innocenza dell’imprenditore trentino. “Quando sai leggere negli occhi di una persona riesci ad arrivare alla sua anima”, ha dichiarato, spiegando di non aver mai avuto dubbi dopo averlo guardato negli occhi.
Le lettere a Joe Biden e i dubbi sulla ricostruzione dell’accusa
Bradley Pike sostiene inoltre di aver analizzato con attenzione gli atti del procedimento, arrivando alla conclusione che la ricostruzione dell’accusa presenti numerose incongruenze. Per questo motivo, ha spiegato di aver scritto due lettere indirizzate all’allora presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, chiedendo un intervento per ottenere la liberazione di Chico Forti. Richiesta che, però, non avrebbe mai ricevuto alcuna risposta.
Tra gli aspetti che ritiene più difficili da comprendere, Pike cita innanzitutto il presunto movente del delitto. A suo giudizio, non avrebbe senso ipotizzare che un giovane imprenditore di successo potesse uccidere per l’acquisizione di un vecchio immobile destinato a essere trasformato in albergo. Anche gli elementi raccolti dagli investigatori, secondo Bradley, sarebbero poco convincenti: “Tutto è stato messo lì per fare scena”, afferma, ribadendo la sua convinzione che Chico Forti sia estraneo all’omicidio del fratello Dale.