El Niño sta per tornare, l’allarme dell’Onu: quando arriverà e cosa può succedere in Italia

El Niño pronto a farsi sentire con caldo estremo: arriverà anche in Italia?

el nino italia

La conferma arriva anche dall’Organizzazione meteorologica mondiale: El Niño è ormai alle porte. Il fenomeno climatico, legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, potrebbe svilupparsi in modo deciso già nei prossimi mesi, con effetti sulle temperature globali e sui regimi delle precipitazioni in diverse aree del pianeta.

Secondo l’ultimo aggiornamento della WMO, agenzia meteorologica delle Nazioni Unite, le condizioni favorevoli a El Niño sono in rapido sviluppo. La probabilità che il fenomeno si formi tra giugno e agosto è molto elevata e gli esperti ritengono probabile che possa proseguire almeno fino all’autunno. Non è ancora certo quale sarà la sua intensità massima, ma molti modelli indicano un evento almeno moderato, con la possibilità che diventi forte.

Che cos’è El Niño e perché preoccupa

El Niño è una delle fasi dell’oscillazione climatica ENSO, un fenomeno naturale che alterna periodi di riscaldamento e raffreddamento delle acque del Pacifico tropicale. Quando le temperature del mare aumentano in modo anomalo nella zona centrale e orientale dell’oceano, cambiano anche le circolazioni atmosferiche: questo può alterare piogge, siccità, monsoni, ondate di calore e tempeste in molte parti del mondo.

Non si tratta quindi di una semplice estate più calda, ma di un meccanismo climatico globale. Gli effetti più evidenti si osservano spesso nelle regioni tropicali e subtropicali, ma l’impatto può farsi sentire anche a grande distanza, soprattutto quando El Niño si combina con il riscaldamento globale già in corso.

Quando arriverà El Niño

La finestra indicata dagli esperti è ormai molto vicina. Le prime condizioni riconducibili a El Niño potrebbero comparire tra maggio e luglio, mentre la fase più consolidata è attesa nel corso dell’estate. Le probabilità aumentano ulteriormente guardando all’autunno, periodo in cui il fenomeno potrebbe diventare più evidente e influenzare il clima globale.

Il picco, come accade spesso per questo fenomeno, potrebbe arrivare tra l’autunno e l’inverno dell’emisfero settentrionale. Saranno però necessari nuovi aggiornamenti per capire se si tratterà di un evento moderato, forte o eccezionale. Sono mesi che la comunità scientifica lo ripete, e adesso lo conferma anche l’Organizzazione meteorologica mondiale dell’Onu (Omm), secondo cui il fenomeno climatico ciclico e naturale che innalzerà le temperature di tutto il mondo e intensificherà gli eventi estremi è ormai già dietro l”angolo. C’è l’80% di probabilità che si formi durante l’estateprima di settembre, e il 90% di probabilità che vada avanti fino al mese di novembre

Quali conseguenze può avere nel mondo

A livello globale El Niño tende ad aumentare la temperatura media del pianeta e a modificare la distribuzione delle piogge. In alcune zone può favorire siccità prolungata, in altre precipitazioni intense e alluvioni. Le aree più esposte sono spesso il Pacifico, l’Asia meridionale e sud-orientale, l’Australia, l’Africa australe, il Corno d’Africa, l’America centrale e parte del Sud America.

Il punto che preoccupa maggiormente gli scienziati è l’interazione con il cambiamento climatico. Oggi El Niño si inserisce in un pianeta già più caldo rispetto all’epoca preindustriale: questo significa che le ondate di calore possono risultare più intense, i mari più caldi possono alimentare eventi estremi e le anomalie climatiche possono avere conseguenze più pesanti su agricoltura, acqua, salute ed energia.

El Niño colpirà anche l’Italia?

Per l’Italia la risposta è più prudente: El Niño non colpisce il nostro Paese in modo diretto come avviene in altre aree del mondo. Il Mediterraneo è lontano dal Pacifico equatoriale e gli effetti arrivano, quando arrivano, attraverso collegamenti atmosferici indiretti.

Questo significa che non si può dire automaticamente che l’arrivo di El Niño determinerà una specifica estate o un determinato inverno in Italia. Gli esperti invitano infatti alla cautela: sul Mediterraneo l’impatto del fenomeno è più debole, variabile e meno prevedibile rispetto ad altre zone del pianeta.

Estate più calda in Italia?

El Niño può contribuire al riscaldamento globale complessivo, ma non è l’unico responsabile delle estati roventi italiane. Negli ultimi anni il Mediterraneo si è scaldato molto e l’Italia ha già sperimentato ondate di calore intense anche in assenza di un forte El Niño.

Per la prossima estate il rischio principale resta quello di temperature sopra la media, con possibili fasi di caldo intenso, ma attribuire tutto a El Niño sarebbe una semplificazione. Il fenomeno può aumentare il riscaldamento globale, ma le condizioni meteo italiane dipenderanno soprattutto dall’evoluzione degli anticicloni e delle perturbazioni sull’Europa.

Cosa aspettarsi tra autunno e inverno

Gli effetti più interessanti per l’Italia potrebbero eventualmente emergere tra autunno e inverno, quando El Niño tende a raggiungere la sua fase più matura. In passato alcuni eventi hanno favorito una maggiore variabilità atmosferica sull’Europa, con possibili fasi più miti e periodi caratterizzati da precipitazioni più frequenti.

Anche in questo caso, però, non esiste una regola fissa. Un El Niño forte non garantisce automaticamente più pioggia in Italia né un inverno particolarmente mite. Molto dipenderà dall’interazione con altri fenomeni climatici e dalla temperatura del Mediterraneo.

Perché l’allarme dell’Onu è importante

L’allarme lanciato dall’Organizzazione meteorologica mondiale non significa che tutti i Paesi subiranno gli stessi effetti, ma rappresenta un importante segnale di attenzione. Agricoltura, gestione delle risorse idriche, protezione civile, sanità ed energia sono settori molto sensibili alle anomalie climatiche.

Per l’Italia il messaggio è chiaro: non bisogna aspettarsi un impatto diretto e automatico, ma nemmeno sottovalutare il contesto. El Niño arriva in un mondo già segnato dal cambiamento climatico e da un Mediterraneo sempre più caldo. Anche se il fenomeno nasce a migliaia di chilometri di distanza, i suoi effetti potrebbero contribuire ad alimentare una fase climatica particolarmente delicata anche per l’Europa e per il nostro Paese.

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