Giallo della ricina a Pietracatella, Antonella e Sara morte per errore? Il vero bersaglio poteva essere Gianni Di Vita

Passano i mesi ma la verità sembra lontana e adesso si parla anche di un'altra pista nel giallo della ricina a Pietracatella: potrebbe essere stato tutto un errore?

giallo della ricina a pietracatella

Passano i mesi, si moltiplicano le indiscrezioni e si continua a parlare di una svolta imminente, ma il giallo della ricina a Pietracatella resta ancora senza una soluzione. La morte di Antonella e di sua figlia Sara continua a essere al centro di un’indagine complessa, nella quale ogni nuovo elemento sembra aprire scenari differenti. L’ultima ipotesi, rilanciata dalla stampa, è forse una delle più inquietanti: e se le due donne non fossero state le vere destinatarie del veleno?

Se qualcuno avesse voluto colpire Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime? Una ricostruzione che, almeno per il momento, resta un’ipotesi giornalistica e non una conclusione ufficiale degli investigatori. Ed è proprio questa la distinzione fondamentale in una vicenda nella quale le notizie si rincorrono, mentre le conferme delle procure di Larino e Campobasso continuano a essere poche.

Giallo della ricina, Antonella e Sara avvelenate per sbaglio? L’ipotesi che cambia la prospettiva delle indagini

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, tra gli scenari presi in considerazione ci sarebbe anche quello di un avvelenamento destinato a un’altra persona. Antonella e Sara potrebbero aver ingerito la ricina senza essere gli obiettivi di chi l’aveva preparata. Il vero bersaglio, secondo questa ipotesi, sarebbe stato Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella. Ma come sarebbe arrivata la sostanza tossica nella disponibilità della famiglia?

Si parla di un possibile alimento ricevuto in regalo, magari conservato in un vasetto, oppure di acqua contaminata. Sono possibilità ancora da verificare, non circostanze accertate. Due borracce, in particolare, sarebbero finite al centro di approfondimenti specialistici. Rimane dunque senza risposta la domanda principale: attraverso quale alimento o bevanda le due donne avrebbero ingerito il veleno?

Quattro scuole sotto osservazione: gli investigatori cercano tracce della ricina nei computer

Le novità più concrete riguardano le perquisizioni informatiche disposte dalla procuratrice Elvira Antonelli. Tra il 13 e il 16 ottobre gli investigatori hanno in programma controlli in quattro istituti scolastici: l’Agrario e il liceo scientifico di Riccia, il liceo classico di Campobasso e il liceo delle Scienze umane di Casacalenda. Gli accertamenti interesseranno computer, cronologie di navigazione, file e possibili dati cancellati, con l’obiettivo di individuare eventuali ricerche online sulla ricina.

Le scuole sono collegate, per ragioni differenti, a persone ascoltate durante l’inchiesta o alla famiglia delle vittime. Ma essere stati sentiti dagli investigatori non significa essere indagati, tantomeno colpevoli. La Procura ha segnalato l’esistenza di ricerche online di interesse investigativo, senza attribuirle a persone determinate. Proprio per questo le verifiche potrebbero rivelarsi importanti, anche se non è affatto scontato che portino all’identificazione di chi ha preparato o somministrato il veleno.

Il mistero della ricina, tante indiscrezioni e ancora nessuna verità: quando arriverà la svolta?

C’è un elemento che accompagna questa vicenda da mesi: la distanza tra le indiscrezioni giornalistiche e quanto viene effettivamente confermato dagli inquirenti. All’inizio di ottobre, per esempio, si era parlato dell’individuazione di un computer dal quale sarebbe partita una ricerca sulla preparazione della ricina. Una notizia che sembrava poter rappresentare una svolta decisiva, ma che la stessa procuratrice Antonelli ha smentito espressamente. Nel frattempo sono proseguiti gli interrogatori, le perquisizioni e gli accertamenti scientifici, compresi quelli affidati al Robert Koch Institute di Berlino. A settembre la Procura di Larino ha chiesto altri sei mesi per proseguire le indagini, che restano contro ignoti per duplice omicidio premeditato.

Adesso si aggiunge l’ipotesi che il bersaglio potesse essere Gianni Di Vita, una prospettiva destinata inevitabilmente a far discutere. Ma chi avrebbe avuto interesse a colpirlo? E perché scegliere un metodo che avrebbe potuto coinvolgere altre persone della famiglia? Sono interrogativi ai quali, oggi, non esistono risposte pubblicamente accertate. Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte, ma dopo quasi dieci mesi non sappiamo ancora chi le abbia uccise e perché. Ed è questa, al di là delle continue indiscrezioni, la verità più dolorosa del giallo della ricina di Pietracatella.

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