Il giallo di Pietracatella si stringe il cerchio intorno a 5 persone: sarebbe stato individuato il movente

Le ultime notizie da Pietracatella dove il cerchio si stringe intorno a 4 o 5 persone e sarebbe stato anche individuato il movente

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Il mistero di Pietracatella continua ad alimentare interrogativi e sospetti. A oltre cinque mesi dalla morte di Antonella di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia avvelenate con la ricina dopo il Natale scorso, il marito e padre delle due vittime, Gianni Di Vita, ha parlato agli investigatori nel corso di una lunga audizione in Questura durata circa cinque ore. L’ex sindaco del piccolo centro in provincia di Campobasso ha ribadito di non riuscire a individuare alcun possibile movente dietro un gesto tanto atroce. “Non immagino chi possa avercela con me”, avrebbe dichiarato agli inquirenti, escludendo tensioni familiari o rancori personali.

A confermarlo è il suo legale, Vittorino Facciolla, che descrive Gianni Di Vita come lucido e collaborativo nella ricostruzione degli eventi. Eppure, chi indaga, secondo le ultime indiscrezioni arrivate anche in queste ore da LaPresse, avrebbero individuato anche il movente di questo duplice omicidio di Pietracatella.

Il giallo di Pietracatella: le ultime notizie

Secondo l’avvocato, l’uomo avrebbe fornito una versione dettagliata delle ore precedenti alla tragedia, senza particolari contraddizioni. “Non ci sono zone d’ombra”, ha spiegato Facciolla, precisando che eventuali imprecisioni sarebbero dovute soltanto allo shock e alla difficoltà di ricordare con esattezza ogni dettaglio. Intanto la preoccupazione principale di Gianni Di Vita resta la figlia maggiore Alice, appena diciottenne, profondamente segnata dalla vicenda e impegnata in queste settimane con gli esami di maturità. Gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati da Marco Graziano, continuano però a scavare nei rapporti familiari e personali della famiglia, ascoltando parenti e conoscenti per ricostruire la rete di contatti intorno alle vittime.

Le indagini sembrano concentrarsi su un gruppo ristretto di persone, probabilmente tutti parenti di Antonella e Sara, che forse abitano anche a Pietracatella e che avevano modo di accedere alla casa. Gli investigatori avrebbero infatti circoscritto i sospetti a “quattro o cinque individui al massimo”, anche se non è chiaro se tutti rientrino tra gli undici nomi finiti sotto osservazione dopo l’analisi del cellulare di Alice.

Tra questi figurerebbero familiari stretti, amici e conoscenti delle due donne di Pietracatella. Un ruolo fondamentale potrebbe averlo il materiale sequestrato nell’abitazione dei Di Vita: cinque telefoni cellulari, un notebook, un tablet e due router wi-fi. Gli inquirenti sperano che l’analisi incrociata dei dispositivi permetta di ricostruire gli accessi alla casa nelle ore decisive del delitto e di chiarire chi fosse presente poco prima dell’avvelenamento.

Resta però ancora senza risposta la domanda più inquietante: come è stata ottenuta la ricina utilizzata per uccidere Antonella e Sara? Gli investigatori, secondo quanto si legge oggi sul Corriere della sera, stanno valutando uno scenario simile a quello emerso in un’indagine del Ros del 2019 a Torino, quando quattro militanti di estrema destra furono arrestati per aver tentato di produrre il veleno partendo dai semi di ricino acquistati sul dark web. In quell’occasione fu trovato persino un manuale militare statunitense che spiegava il procedimento di estrazione della tossina. Un precedente che dimostra quanto la ricina possa essere realizzata anche in laboratori improvvisati, ma con effetti devastanti.

Ed è proprio questa pista che ora gli investigatori molisani stanno cercando di approfondire per arrivare all’autore di uno dei casi più sconvolgenti degli ultimi anni. Il movente per chi indaga, sarebbe legato a questioni familiari che però Gianni di Vita, non avrebbe rintracciato. Queste dunque al momento le ultime notizie da Pietracatella.

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