Pietracatella, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita avvelenate con la ricina: il veleno potrebbe essere stato preparato a pochi chilometri da casa

La nuova scoperta nelle campagne del Molise: trovate piante di ricino vicino a Pietracatella

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Il veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita potrebbe essere stato ricavato da piante cresciute a pochi chilometri dalla loro abitazione di Pietracatella. È questa una delle nuove ipotesi investigative che potrebbero contribuire a fare luce sul duplice omicidio di Pietracatella, il caso che da mesi tiene con il fiato sospeso un’intera comunità. Gli agenti della Squadra mobile di Campobasso hanno individuato diverse piante di ricino nelle campagne comprese tra Riccia e il lago di Occhito, nella zona al confine tra Molise e Puglia.

Una scoperta che apre uno scenario inquietante: chi ha avvelenato madre e figlia potrebbe non aver avuto bisogno di acquistare la sostanza tossica attraverso canali clandestini, ma potrebbe essersela procurata direttamente sul territorio. Naturalmente, il ritrovamento delle piante non dimostra che il veleno utilizzato per uccidere Antonella e Sara provenga proprio da quei luoghi, ma offre agli investigatori un’ulteriore pista da approfondire.

Pietracatella, la ricina potrebbe essere stata preparata artigianalmente: perché il periodo di raccolta è importante

Un dettaglio particolarmente interessante riguarda il ciclo naturale delle piante individuate. Il ricino, infatti, produce capsule contenenti semi durante un periodo che comprende generalmente i mesi tra agosto e ottobre. Proprio nei semi è presente la ricina, una sostanza estremamente tossica che può provocare conseguenze gravissime per l’organismo.

Considerando che Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita sono morte alla fine di dicembre 2025, gli investigatori stanno valutando la possibilità che qualcuno possa essersi procurato il materiale vegetale nei mesi precedenti alla tragedia. L’ipotesi è quella di una preparazione artigianale del veleno, che renderebbe ancora più importante ricostruire gli spostamenti, le conoscenze e le eventuali attività sospette delle persone finite al centro degli accertamenti. Resta però da stabilire se esistano elementi concreti in grado di collegare le piante ritrovate alla sostanza che ha provocato la morte delle due donne.

Pietacatella, le ricerche sulla ricina effettuate online: controlli sui computer delle scuole

Parallelamente alla pista delle piante di ricino, prosegue un’altra attività investigativa che potrebbe rivelarsi decisiva: la ricerca delle tracce informatiche lasciate da chi, prima del duplice omicidio di Pietracatella, avrebbe cercato informazioni sulla ricina attraverso internet. La Procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, ha disposto accertamenti sui dispositivi informatici di quattro istituti scolastici del Molise.

Gli investigatori stanno esaminando computer, cronologie di navigazione e dati eventualmente recuperabili per verificare se qualcuno abbia utilizzato le reti scolastiche per effettuare ricerche sul veleno. Particolare attenzione viene riservata anche ad alcune discussioni comparse online nei mesi precedenti alla morte di Antonella e Sara, comprese quelle pubblicate sulla piattaforma Reddit. L’obiettivo è individuare eventuali collegamenti tra quelle attività digitali e le persone coinvolte nell’inchiesta. Un lavoro complesso, perché non basta individuare una ricerca sospetta: bisogna anche stabilire chi l’abbia effettuata, quando e con quale finalità.

Chi ha avvelenato Antonella e Sara? Il mistero di Pietracatella è ancora lontano dalla soluzione

A quasi dieci mesi dalla tragedia, il caso di Pietracatella continua a presentare numerosi interrogativi. Chi si è procurato la ricina? Dove è stata preparata? E soprattutto, chi era il vero destinatario del veleno? Gli investigatori stanno cercando di ricostruire non soltanto le modalità del duplice avvelenamento, ma anche il possibile movente. Tra gli scenari esaminati c’è quello secondo cui Antonella e Sara potrebbero non essere state le destinatarie inizialmente designate, ma si tratta di un’ipotesi ancora da dimostrare.

Gli accertamenti si sono concentrati anche sui rapporti personali e familiari, senza che questo consenta di attribuire responsabilità in assenza di prove. Il ritrovamento delle piante di ricino nelle campagne molisane aggiunge un nuovo tassello a un’indagine particolarmente delicata. Se venisse accertato che la sostanza tossica è stata ottenuta da piante presenti nella zona, gli investigatori potrebbero restringere il campo delle verifiche sulla sua provenienza.

Per il momento, però, resta la domanda più dolorosa: chi ha deciso di mettere fine alla vita di una madre e di sua figlia di appena 15 anni, e perché? E questa non è la sola domanda, visto che un’altra pista porta a pensare che qualcuno possa aver messo nel mirino Gianni di Vita e che sua moglie e sua figlia, siano morte per errore.

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