Pietracatella, Gianni di Vita esasperato: “non ce la faccio più”

Gianni di Vita è davvero provato 10 mesi dopo la morte di sua moglie e di sua figlia e ribadisce di non avere nulla a che fare con il giallo di Pietracatella

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«Sono passati dieci mesi, sono esasperato. Non ce la faccio più». Gianni Di Vita questa volta non si limita a evitare le domande dei giornalisti. Si ferma, risponde, prova a spiegare quello che sta vivendo dopo la morte della moglie Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, uccise dalla ricina a Pietracatella, in Molise. Davanti alle telecamere de La Vita in Diretta, nella puntata del 20 ottobre 2026, l’ex sindaco del paese si lascia andare a uno sfogo nel quale si mescolano il dolore per la perdita dei suoi familiari e l’esasperazione per un’inchiesta che, a distanza di mesi, continua a essere al centro dell’attenzione mediatica.

Gianni Di Vita chiede soprattutto una cosa: che non ci si dimentichi della tragedia che ha colpito la sua famiglia e che non venga considerato colpevole sulla base di sospetti e indiscrezioni.

Gianni Di Vita a La Vita in Diretta: «Ho perso una moglie e una figlia»

Le parole pronunciate davanti ai microfoni della trasmissione di Alberto Matano sono quelle di un uomo che sostiene di non riuscire più a sopportare la pressione degli ultimi mesi. Di Vita ricorda di aver perso due persone fondamentali della sua vita e rivendica il diritto di vivere il lutto lontano dalle telecamere. Il dolore, spiega, appartiene alla sua sfera più intima, qualcosa di cui riesce a parlare con la figlia Alice, con gli amici e con le persone che gli sono vicine, ma non davanti a un microfono.

Poi arriva l’appello più significativo: «Datemi fiducia un attimo, per un secondo pensate che io sia innocente». Una richiesta rivolta ai giornalisti, ma inevitabilmente anche a chi segue da mesi il giallo di Pietracatella. L’ex sindaco non vuole entrare nei dettagli delle dichiarazioni rese agli investigatori e chiarisce che alcuni aspetti della sua vita privata non intende raccontarli pubblicamente.

Gianni di Vita: il tradimento ammesso e le parole sulle indagini

Lo sfogo arriva proprio nei giorni in cui sono emersi nuovi particolari sulla vita matrimoniale di Gianni Di Vita e Antonella Di Ielsi. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’uomo avrebbe ammesso davanti agli investigatori di aver tradito la moglie. Un elemento sul quale si è concentrata l’attenzione mediatica, anche alla luce delle verifiche che gli inquirenti stanno conducendo sui rapporti personali delle persone ascoltate.

Gianni Di Vita, però, non intende discutere pubblicamente il contenuto dei verbali. Già nei giorni precedenti, incontrato da un giornalista del Corriere al cimitero di Pietracatella, aveva risposto a una domanda sulla possibilità di essere stato lui il vero bersaglio dell’avvelenamento: «Non ho mai creduto che volessero uccidermi». Aveva poi escluso di aver pensato che qualcuno volesse uccidere intenzionalmente la moglie e la figlia, invitando a lasciare lavorare gli investigatori, che a suo dire conoscono molti più elementi di quelli emersi pubblicamente. Il tradimento ammesso, naturalmente, non rappresenta una prova di responsabilità nel duplice omicidio.

«Lasciatemi in pace con il mio dolore»: Gianni Di Vita vuole conoscere la verità

C’è un altro passaggio importante nelle dichiarazioni raccolte da La Vita in Diretta. Gianni Di Vita dice di desiderare che questa storia arrivi quanto prima a una conclusione e che venga finalmente ricostruita la verità dei fatti. Chiede ai giornalisti di mettersi nei panni di un padre e di un marito che ha perso la propria famiglia, ribadendo di voler essere lasciato in pace con il suo dolore. Intanto, la Procura di Larino continua a indagare per chiarire come la ricina sia arrivata ad Antonella e Sara e chi possa averla somministrata. Le verifiche sui computer di alcuni istituti scolastici e le ricerche sulle piante di ricino presenti nella zona rappresentano alcuni dei filoni investigativi ancora aperti.

A dieci mesi dalla tragedia, il responsabile non è stato individuato. E mentre l’inchiesta prosegue, le parole di Gianni Di Vita riportano l’attenzione anche su un altro aspetto di questa vicenda: il confine tra il diritto di cronaca, la ricerca della verità e il rispetto per chi, indipendentemente dai sospetti, continua a vivere le conseguenze di una perdita devastante.

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