Siria, è una strage che continua

 

Ancora morti e repressioni in Siria. Il conto delle vittime continua a crescere in questi due mesi di repressioni contro le manifestazioni della popolazione che chiede maggiori libertà. Solo nella giornata di ieri si contano 88 morti tra i manifestanti. A dichiararlo sono i rappresentanti dei gruppi di attivisti che coordinano le varie manifestazioni nel paese. Tutto funziona grazie alle comunicazioni che sono possibili attraverso i social network, poiché nel paese è proibita l’associazione e quindi le riunioni politiche.

Per la prima volta, da quando è iniziata la protesta, i comitati di protesta, hanno inviato un comunicato unanime, segno che adesso il loro coordinamento non è solo sporadico tramite internet, ma che ha preso contorni ben precisi.

I manifestanti, che scendono in piazza da due mesi e si trovano sempre a dover fare i conti con la polizia che spara loro contro, hanno chiesto, nel loro comunicato congiunto, la fine del monopolio del partito Baath, che sta al potere da cinquant’anni e governa in modo assolutistico, più libertà e democrazia.

Finalmente appaiono anche le prime dure proteste internazionali. Gli Stati Uniti fanno sapere che il governo siriano deve fermare la repressione e aprirsi alle giuste richieste dei manifestanti. Insieme agli Stati Uniti, dura condanna la esprime anche la Francia, appoggiando la richiesta di rispetto dei diritti umani che dovrebbero essere inderogabili e presenti in tutti gli stati del mondo.

Quello che ha fatto fino ad ora Assad e il suo governo, non è abbastanza, poiché l’apertura è solo relativa, sembra una piccola goccia nel mare, mentre le richieste di democrazia sono specifiche e le promesse restano tali.

La polizia intanto continua a malmenare, incarcerare e uccidere i manifestanti, utilizzando il pugno duro contro chi chiede a gran voce, il rispetto della propria vita.

Teresa Corrado

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