Siria, continuano le repressioni nonostante le dichiarazioni all’Onu

Le forze di sicurezza siriane hanno sparto ancora una volta contro manifestanti scesi in piazza a Damasco. Attivisti e testimoni oculari riferiscono che la polizia ha aperto il fuoco nei quartieri della capitale ad al Qadam e Zahra. A riportare le ultime notizie, la tv al Jazira che ha raccolto le testimonianze di cittadini siriani. Alcuni hanno anche affermato che la polizia, sempre nella capitale, ha disperso una manifestazione nel quartiere Qabun, arrestando centinaia di civili.

I Comitati di coordinamento locali hanno riferito anche che le forze di sicurezza hanno ancora aperto il fuoco contro manifestanti anti-regime in altre parti del paese come Enkhel e Daraa. Secondo gli attivisti ci sarebbero quattro vittime.

Mentre da ieri gli Stati Uniti e i paesi europei hanno chiesto che il presidente Bashar al Assad lasci il potere e ponga immediatamente fine alla repressione, la Russia, si pone in contrasto con queste richieste. A dichiarare la posizione di Mosca, l’agenzia Interfax che cita una fonte del Ministero degli Esteri russo, il quale afferma che la Russia non intende sostenere le richieste di dimissioni di Assad, ma che invece, bisogna dare tempo al governo siriano per poter mettere in pratica le riforme promesse e già emanate, come le elezioni libere che sono state predisposte prima della fine dell’anno o l’amnistia per i prigionieri politici.

Sempre la stessa fonte, afferma che ci vuole tempo perché il cambiamento sia attivo nel paese e che comunque la Russia resta vicino al popolo siriano. Anche l’accettazione della Siria disposta ad ospitare una missione umanitaria nel paese mostra la volontà del Governo a dialogare con gli oppositori.

Ci viene da chiedere quanto vicino è il popolo russo alle tragedie umanitarie della popolazione siriana e quanti altri diritti debbano vedere negati, prima che terminino le stragi perpetuate dalla polizia siriana.

Teresa Corrado

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