Discorso di Assad alla nazione: la ribellione un complotto internazionale

Il presidente siriano Bashar al Assad, torna a parlare in diretta tv sulla rete panaraba Al Jazira, della crisi che sta sconvolgendo, ormai da dieci mesi, il suo paese. Una crisi che ha avuto inizio con i venerdì di pacifica protesta messi in atto dai dissidenti siriani e trasformatisi in dura repressione da parte delle forze governative. Una scia di sangue e violenza che non si è fermata nonostante le sanzioni internazionali, i ripetuti appelli dell’Onu e di altri stati europei e mondiali, ma anche della Lega Araba, che ha condannato più volte i metodi siriani di repressione.

Oggi, ritornando a parlare ai cittadini, il presidente Assad ha escluso assolutamente le sue dimissioni, perché, secondo le sue parole, sarebbe da irresponsabili lasciare il potere essendo la sua, una carica di responsabilità.

Con molta meno grazia, invece, si è scagliato contro i dissidenti che hanno infiammato le piazze e le vie della Siria, spiegando che tutte sono state provocate da un complotto internazionale, reso a destabilizzare il legittimo potere siriano. In questo complotto sono presenti anche alcuni paesi arabi, spinti dall’influenza occidentale che hanno utilizzato le divisioni settarie, le distruzioni, le manifestazioni, le uccisioni per destabilizzare il governo siriano, con la caduta del governo attuale che lui, da presidente, non ha alcuna intenzione di proporre.

Nel discorso il presidente Assad ha anche annunciato che le tanto aspettate elezioni, previste per febbraio, sono rimandate a maggio, perché possano avvenire in un clima più sereno, ma resta in programma il referendum di marzo nel quale si accetteranno o meno i cambiamenti della costituzione siriana. Inoltre, sempre attraverso il discorso in televisione, Assad si è detto disposto al dialogo con le forze di opposizione, ma ha sottolineato che sono loro a non cercare il dialogo. La loro opposizione si è tramutata in opposizione al dialogo costruttivo. Inoltre ha accusato i rivoluzionari di essere dei traditori della patria.

Resta comunque una situazione tesissima quella siriana. Nonostante l’arrivo di osservatori della Lega araba, il 23 dicembre a Damasco, il numero dei morti continua a salire. Sono circa 400 da quanto la missione della lega e sembra non volersi fermare.

Teresa Corrado

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