Pensioni ultime notizie, i sindacati parlano del dopo quota 100

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Pensioni ultime notizie, i sindacati intervengono sulla questione relativa al dopo quota 100. In questi giorni in molti sono intervenuti circa il problema dello scalone di 5 anni che andrebbe a crearsi dopo la scadenza di quota 100, dunque dal 2022. Tale scalone può essere ammorbidito solamente con delle misure adatte che garantiscano flessibilità in uscita. Quest’ultimo punto è un tema caldo relativo alla Legge Fornero, che invece rende il sistema pensionistico più rigido. Pensioni per tutti ha parlato con Roberto Ghiselli, Segretario confederale della Cgil, e Domenico Proietti, Segretario confederale della Uil. Scopriamo cosa ne pensano delle varie ipotesi in gioco in questo periodo e cosa propongono per le pensioni i sindacati dopo quota 100.

Pensioni, Ghiselli della Cgil parla del dopo quota 100

Il Segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli, ha spiegato a Pensioni per tutti quali sono le proposte del suo sindacato insieme a Cisl e Uil. Tra le ipotesi in gioco ci sono la quota 41 per tutti, che consente l’accesso con 41 anni di contributi senza vincoli relativi all’età. Inoltre si propone l’accesso alla pensione per tutti con 20 anni di contributi e 62 anni di età. Altro tema caldo riguarda invece le donne per le quali si chiede il riconoscimento di un anno di contributi per ogni figlio e per ogni quinquennio in cui si dedicano ad accudire familiari che non sono autosufficienti.

E’ necessario anche mettere mano alla situazione di chi lavora in maniera discontinua oppure part-time, riconoscendo una pensione di garanzia dignitosa, pari ad almeno 1.000 euro al mese.

Pensioni dopo quota 100: ecco cosa pensa Proietti della Uil

A Pensioni per tutti anche Domenico Proietti, Segretario confederale della Uil, ha parlato della necessità di rendere più flessibili le uscite dal mondo del lavoro. I temi principali sono quelli riguardanti proprio le donne, i giovani e la quota 41. Ha poi commentato la proposta di Cesare Damiano, di dare vita al Ddl 857 del 2013. Questo prevede di lasciare il lavoro già a 63 anni con una penalizzazione del 2% sull’assegno pensionistico. Per Proietti l’idea è valida ma non dovrebbe esserci alcuna penalizzazione.

Dunque per i sindacati è chiara la necessità di risolvere i problemi che conseguirebbero alla quota 100 e non solo. Ci sono infatti problemi nel sistema pensionistico italiano che non tengono conto della situazione di categorie che vengono penalizzate, soprattutto le donne, ma anche i giovani. Da gennaio del 2020 si ricomincerà a parlare di una riforma delle pensioni per il dopo quota 100. Sono già previsti dei confronti tra Governo e sindacati.

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