Pensioni anticipate 2022 news: si punta all’estensione dell’Ape Sociale

Pensioni anticipate 2022: si punta all'estensione dell'Ape Sociale

Continuiamo a occuparci di pensioni anticipate 2022, argomento molto dibattuto visto che manca poco ormai alla fine di questo anno e Sindacati e Governo non hanno ancora trovato un punto d’accordo. L’obiettivo è quello di trovare una soluzione alternativa a Quota 100 che con il 31 dicembre 2021 sarà definitivamente cancellata.

Nel calderone delle ipotesi è finito di tutto ma per il momento di concreto non c’è niente. Il problema sta nel fatto che Governo e Sindacati remano in direzioni opposte e, fatta questa premessa, è difficile pensare che possano trovare un accordo visto che sono stati mesi di tentativi di conciliazione andati a vuoto.

Ma negli ultimi giorni, la voce che sta prendendo corpo è quella di puntare a una estensione dell’Ape Sociale, opzione tutt’ora in vigore per andare in pensione anticipata ma pensata soltanto per alcune categorie. Quello che si vorrebbe fare, allora, è allargare la platea dei beneficiari per fare in modo che questa opzione possa essere sfruttabile da molte più categorie di lavoratori prossimi alla pensione. Facciamo allora il punto di una situazione che, ad oggi, sembra essere purtroppo ancora molto ingarbugliata.

Pensioni anticipate 2022 ultime news: si punta all’estensione dell’Ape Sociale

Come detto, l’Ape Sociale a oggi consente di andare in pensione anticipata ma solo a determinate categorie di persone che sono una minoranza rispetto alla mole di lavoratori italiani. Nel dettaglio, a oggi l’Ape Sociale può essere sfruttata da disoccupati di lungo corso e lavoratori impegnati in attività definite usuranti. E ancora dai caregiver, ovvero chi assiste familiari in difficoltà con disabilità considerate gravi. Ecco, l’obiettivo sarebbe quello di inglobare in questa opzione molte più categorie di lavoratori rendendo di fatto l’Ape Sociale un’alternativa concreta a Quota 100 che, lo ricordiamo, è la possibilità offerta ai lavoratori di andare in pensione con 38 anni di contributi a 62 anni di età.

Anche perché il rischio concreto è quello che il Governo vada verso l’opzione proposta dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. Ovvero la possibilità di andare comunque in pensione a 62 anni ma con un assegno calcolato però solo con il metodo contributivo. La possibilità di recuperare anche la parte retributiva i lavoratori potrebbero averla solo al raggiungimento dei 67 anni di età. La Quota 41 proposta dai Sindacati (ovvero la possibilità di andare in pensione a 41 anni di contributi versati indipendentemente dall’età) non sembra interessare il Governo che la considera troppo costosa per le sue casse.

Un’estensione dell’Ape Sociale, quindi, potrebbe essere una soluzione per tamponare una situazione decisamente poco rosea per i lavoratori italiani. Al momento però, come detto in precedenza, non c’è ancora nulla di concreto.

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