Eleonora Palmieri mostra il suo volto segnato dalle ustioni dopo Crans-Montana
Sui social Eleonora Palmieri dopo la strage di Crans-Montana racconta la sua storia con un pensiero a chi non c'è più
Ci sono ferite che si vedono subito, senza bisogno di parole. E ce ne sono altre che restano dentro, più profonde, più silenziose, ma capaci di cambiare per sempre il modo in cui si guarda il mondo. Eleonora Palmieri oggi porta entrambe. Sul volto, sulla pelle, negli occhi. Eppure, nel suo sguardo non c’è solo il ricordo di una notte che ha distrutto tutto: c’è anche la forza di chi è rimasto vivo quando sembrava impossibile, e ha scelto – un giorno alla volta – di non lasciare che quel fuoco bruciasse anche il futuro.
Eleonora è una sopravvissuta alla strage di Crans-Montana, in Svizzera. La notte di Capodanno, mentre nel bar Le Constellation si festeggiava la fine del 2025, un incendio devastante ha trasformato la festa in tragedia. Quaranta persone hanno perso la vita, tra loro anche sei ragazzi italiani. Lei è tra i feriti gravi, tra chi è stato risucchiato dal caos, dal fumo, dalle urla e dal terrore, quando le fiamme hanno iniziato a correre sul soffitto come un animale fuori controllo.
Eppure, contro ogni logica, Eleonora Palmieri è rimasta. E oggi, con un gesto che non ha nulla di esibito e tutto di vero, ha scelto di mostrarsi per ciò che è: una donna che ha attraversato l’inferno ed è tornata indietro con i segni addosso.
Il video pubblicato da Eleonora Palmieri : prima e dopo la tragedia
Nelle scorse ore, la 29enne ha condiviso un video che è molto più di un montaggio di immagini. È un ponte tra due vite: quella “di prima” e quella “di dopo”. Da un lato ci sono lei e il fidanzato Filippo Bonifacio, sorridenti, complici, innamorati. Immagini leggere, felici, di un amore normale e pieno di futuro. Dall’altro, le riprese nelle stanze dell’ospedale: il silenzio dei corridoi, la fragilità dei corpi, la realtà che non si può filtrare. Ed è lì che Eleonora scrive una frase che rimane addosso come una stretta: “Insieme anche in quella stanza”.
Mentre mostra le ferite sulla metà del viso, le cicatrici, il volto segnato dalle fiamme. Non per cercare pietà, non per commuovere a ogni costo, ma per dire una cosa semplice e durissima: quello che è successo non è una notizia. È una vita.
Il viso di Eleonora Palmieri oggi racconta un percorso che non si misura con i giorni, ma con il coraggio. Le cicatrici non sono solo una conseguenza fisica: sono il simbolo di una sopravvivenza che lei stessa definisce un miracolo. Perché sopravvivere a un incendio così non significa soltanto essere stati “fortunati”. Significa aver attraversato un momento in cui l’aria diventa fuoco, in cui il panico cancella la lucidità, in cui si corre senza sapere dove, in cui il tempo si spezza e diventa un unico istante infinito. E poi significa affrontare il dopo: gli interventi, il dolore, lo shock, la paura che torna di notte, la consapevolezza che nulla sarà più come prima.
Eppure Eleonora non nasconde niente. Nemmeno ciò che sarebbe facile tenere lontano dagli occhi degli altri. In un mondo che spesso chiede alle donne di apparire perfette, lei sceglie la verità. E la verità è che la sua pelle racconta una battaglia, e la sua presenza racconta una vittoria.
Eleonora Palmieri e Filippo, sempre insieme: anche nei giorni più duri
In questa storia c’è un elemento che non fa rumore ma tiene in piedi tutto: Filippo. Eleonora Palmieri e Filippo Bonifacio sono rimasti insieme nei momenti felici, ma soprattutto in quelli durissimi che sono seguiti alla tragedia. Non è una frase romantica: è una prova. Perché restare non è facile quando la vita cambia volto, quando improvvisamente entra l’ospedale, entrano le diagnosi, entrano le ore che non passano mai. E Filippo è rimasto.
In quella notte di Capodanno, mentre la folla scappava e il locale diventava una trappola, lui è riuscito a rintracciarla tra il caos. Lei si trovava fortunatamente al piano superiore del locale e non nel seminterrato, dove tanti sono morti. Lui l’ha presa, l’ha trascinata fuori, l’ha portata in salvo. E poi ha continuato: fuori dall’incendio, dentro un’altra battaglia.
Dal rogo all’ospedale: la corsa verso la salvezza
Dopo essere stata soccorsa e portata inizialmente all’ospedale di Sion, per Eleonora è iniziato un percorso clinico lungo e delicatissimo. Un cammino fatto di cure, di attese, di paura, di speranza. Successivamente è arrivato il ricovero al Niguarda di Milano, dove per molto tempo è stata tenuta sotto osservazione e in coma farmacologico. È una di quelle situazioni in cui le parole “stabilità” e “miglioramento” diventano ossigeno per chi aspetta. In cui una stanza d’ospedale può contenere un intero mondo: lacrime, promesse, resistenza.
E a un certo punto, quando il corpo smette di lottare solo per sopravvivere e inizia lentamente a tornare, comincia l’altra parte: quella più difficile da raccontare. Ricostruirsi. Accettarsi. Resistere anche quando non ci sono applausi.
Nel suo post Eleonora Palmieri parla con lucidità e delicatezza. Non si mette al centro come personaggio, ma come persona. E soprattutto ringrazia. “Dietro ogni articolo e ogni titolo di giornale, c’è stata la vita vera”, scrive. Vita fatta di paura, ma soprattutto di coraggio e forza per andare avanti. È un messaggio che mette a nudo un punto spesso dimenticato: quando una tragedia finisce nelle news, per chi l’ha vissuta non finisce affatto. Rimane nel corpo, rimane nella mente, rimane nelle abitudini, rimane nei rumori improvvisi, nelle luci troppo forti, nei momenti in cui si torna a respirare e ci si rende conto che sì, si è vivi… ma a un prezzo altissimo.
La gratitudine di Eleonora Palmieri : “Grazie a chi non mi ha lasciato la mano”
Il suo ringraziamento è netto, personale, pieno. Eleonora lo scrive senza fronzoli: “Voglio dire grazie a chi non ha mai lasciato la mia mano: alla mia famiglia e al mio fidanzato che è rimasto insieme a me anche in quella stanza di ospedale”. È in quella frase che si sente cosa significa davvero essere “sostenuti”. Non dai commenti, non dalle parole di circostanza, ma dalla presenza. Da chi resta quando la paura entra nella stanza. Da chi non scappa davanti alle cicatrici, davanti alle medicazioni, davanti alla sofferenza.
E poi, nel finale, Eleonora Palmieri fa ciò che solo chi ha visto la morte da vicino sa fare con questa intensità: non dimentica chi non ce l’ha fatta.
La sua storia non vuole cancellare le altre. Non vuole “rubare spazio” al dolore di chi ha perso qualcuno. Per questo il suo messaggio si chiude con un omaggio a chi è morto in quella notte: “Un pensiero va agli angeli che non ce l’hanno fatta. Non smettete mai di onorare la vita”. È un invito che suona come una promessa: vivere non come gesto automatico, ma come scelta quotidiana. Per chi non può più farlo.