Le parole di Federico Quaranta sconvolto dalla morte della piccola Beatrice: “Pietà”

Federico Quaranta lascia sul suo profilo social la foto della madre della piccola Beatrice e scrive per tutti parole durissime

Federico quaranta Beatrice

Federico Quaranta come tutti non riesce a smettere di pensare alla piccola Beatrice, la bimba di 2 anni uccisa a Bordighera. La sorella di 9 anni che ha spiegato che si occupava di lei, gli insulti della mamma, i maltrattamenti, una storia devastante. Nessuno ha fatto niente per la piccola Beatrice e noi avremo per sempre negli occhi il suo dolcissimo viso.

Federico Quaranta usa parole dure ma vere, scrive due post pieni di quell’orrore che ci sta rendendo indifferenti. Di chi è la colpa? “Una madre che uccide una bambina di due anni a pugni e schiaffi. Il suo compagno che la picchia, la insulta, la filma, le fa fumare sostanze stupefacenti. Due sorelline di sei e nove anni lasciate sole per giorni”, aggiunge che la risposta più facile sarebbe dire che siamo impazziti ma sarebbe troppo semplice >>>Qui Federico Quaranta ci emoziona con l’ultimo desiderio del padre

Federico Quaranta: “La parola che dovremmo insegnare ai figli è pietà”

“Ciò che inquieta non è soltanto la violenza. La violenza è sempre esistitascrive Federico Quaranta – Ciò che spaventa è l’assenza di empatia. L’assenza di pietà. L’assenza di qualsiasi percezione del dolore altrui. Come si arriva a guardare una bambina e non vedere una bambina? Come si arriva a filmare una violenza invece di fermarla? Come si arriva a ridere mentre si umilia o si massacra qualcuno? Che cosa stiamo insegnando ai nostri figli? E soprattutto: che mondo stiamo lasciando loro?”.

Federico Quaranta non si ferma solo alla morte della piccola Beatrice, c’è così tanto orrore e non ciò solo da chiedersi di chi è la colpa ma se ognuno di noi fa la cosa giusta, agisce, aiuta invece di voltare la faccia. 

“La verità è che una società non crolla in un giorno. Crolla lentamente. Quando la comunità lascia il posto all’individualismo. Quando l’autorevolezza viene scambiata per autoritarismo. Quando la famiglia smette di educare. Quando la scuola viene lasciata sola. Quando la politica rincorre il consenso invece di costruire futuro. Quando i social trasformano tutto in spettacolo, persino il dolore” c’è da riflettere su tutte le frasi a cui mette un punto racchiudendole in poche parole. 

Per anni abbiamo insegnato alle persone a realizzarsi. Molto meno a prendersi cura degli altri. Abbiamo parlato di successo. Molto meno di responsabilità. Di diritti. Molto meno di doveri”.
Federico lascia per sempre sul suo profilo social le foto della coppia, di una madre e del suo compagno, di chi avrebbe dovuto amare la piccola Beatrice, proteggerla da tutto. 

“Eppure la responsabilità individuale resta. Chi tortura una bambina è responsabile. Chi stupra è responsabile. Chi accoltella è responsabile. Chi umilia è responsabile. Sempre”.

Non sono i delitti i segnali più inquietanti: “Sono le risate durante i pestaggi. I telefoni alzati invece delle mani tese. L’abitudine allo scandalo. La velocità con cui dimentichiamo. Una civiltà non comincia a morire quando aumentano i criminali. Comincia a morire quando diminuiscono le persone che si sentono responsabili degli altri. E forse la parola che dovremmo tornare a insegnare ai nostri figli non è successo. Non è potere. Non è visibilità. È una parola antica. Una parola che i Greci chiamavano éleos e i Romani pietas. Una parola che oggi sembra quasi fuori moda. Pietà”.

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