Homeland islamofobo? Critiche sul serial americano

Diverse sono le critiche che stanno piovendo sulla serie televisiva statunitense Homeland, accusata di dipingere tutti i musulmani come cattivi

Homeland è una famosa serie televisiva statunitense, che sta andando in onda in questi giorni in gran parte del mondo: nata nel 2011 e basata sul serial israeliano Hatufim, lo show racconta la storia di un agente della CIA e di un sergente dei Marine sospettato di far parte di una cellula dormiente di al-Qaida. Durante la guerra in Iraq, infatti, l’uomo viene fatto prigioniero e viene liberato dopo ben 8 anni di prigionia – fatto che lo porta ad essere visto dall’intera nazione americana come un eroe di guerra – ma l’analista della CIA non è convinta di ciò che l’uomo racconta e pensa che possa, invece, rappresentare una seria minaccia per gli USA, sospettando che si sia convertito all’Islam per poter servire al-Qaida senza destare alcun sospetto.

Negli ultimi giorni, stanno piovendo diverse critiche sul telefilm, soprattutto da parte di alcune associazioni arabo-americane e da certe parti liberal degli Stati Uniti: Salon.com titola “Homeland has a muslim problem“, ad esempio. La serie TV viene, infatti, accusata di dipingere tutti i musulmani – escluso nessuno – come cattivi: “Sembra di essere tornati ai tempi di Bush, quando andava in onda il serial 24 ed i personaggi negativi erano tutti musulmani”, scrive sempre Salon.com. Anche un professore della Columbia University, Joseph Massad, ha dichiarato che “Homeland demonizza gli arabi e prepara gli americani a bombardare l’Iran“.
Di parere opposto è, però, il Guardian che titola “Homeland is not Islamophobic despite what some critics claim“. Secondo la nota testata giornalistica inglese, infatti, lo show farebbe nascere nello spettatore anche dei giusti quesiti circa la situazione in Israele ed Iran, portando il pubblico a riflettere e a mettere in discussione i propri pregiudizi, piuttosto che approvarli e rafforzarli: episodio dopo episodio, infatti – sempre secondo il Guardian – i moralisti fermi nelle loro convinzioni sarebbero i veri “villain” della situazione.

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