Scarpetta su Prime Video: promossa o bocciata?
Non poteva mancare su UNF la recensione di Scarpetta, la nuova serie di Prime video
Quando un personaggio letterario iconico arriva finalmente sullo schermo dopo decenni di attesa, il rischio è sempre lo stesso: l’aspettativa diventa quasi impossibile da soddisfare. È esattamente quello che sta accadendo con “Scarpetta”, la nuova serie thriller di Prime Video ispirata ai romanzi di Patricia Cornwell, con protagonista la celebre anatomopatologa Kay Scarpetta, interpretata da Nicole Kidman.
La prima stagione di Scarpetta, composta da otto episodi e disponibile dal marzo 2026, segna l’approdo televisivo di un personaggio che ha segnato profondamente la narrativa crime contemporanea. Tuttavia, le reazioni del pubblico e della critica sono tutt’altro che unanimi. Tra entusiasmo e delusione, la serie sembra aver diviso spettatori e recensori: per alcuni è un thriller complesso e ambizioso, per altri una trasposizione che smarrisce l’essenza dei romanzi.
L’eredità difficile di Kay Scarpetta
Prima ancora di parlare della serie, bisogna ricordare chi è Kay Scarpetta. Quando Cornwell pubblicò “Postmortem” nel 1990, la figura del medico legale protagonista di un romanzo poliziesco rappresentava qualcosa di nuovo per il grande pubblico. La saga ha venduto oltre cento milioni di copie nel mondo e ha contribuito a cambiare il modo in cui il pubblico percepisce la medicina forense e le indagini scientifiche.
Oggi parole come luminol, analisi balistiche, DNA o autopsia investigativa sono entrate nel linguaggio comune, anche grazie all’enorme diffusione delle serie crime ( basterebbe pensare a quello che sta succedendo in questi ultimi anni in Italia e negli ultimi mesi con il caso Garlasco). Ma negli anni Novanta era tutto diverso. Patricia Cornwell ha avuto il merito di portare il lettore dentro l’obitorio e dentro la mente di un investigatore scientifico, mostrando in modo quasi didattico il funzionamento delle indagini forensi.
In questo senso, Kay Scarpetta è stata molto più di una protagonista di romanzi: è stata una figura che ha contribuito a creare l’immaginario moderno della criminologia narrativa. Ed è proprio questa eredità a rendere così complicata la sua trasposizione televisiva.
Scarpetta: una serie nata dopo quasi quarant’anni
Nonostante il successo planetario dei libri, portare Scarpetta sullo schermo è stato un processo sorprendentemente lungo. Per anni Hollywood ha tentato senza successo di realizzare un adattamento cinematografico o televisivo, con attrici come Jodie Foster, Helen Mirren e Angelina Jolie considerate per il ruolo. Il progetto ha finalmente preso forma quando Jamie Lee Curtis ha acquistato i diritti del personaggio e coinvolto Nicole Kidman, che oltre a interpretare la protagonista è anche produttrice della serie.

La storia raccontata nella prima stagione intreccia due linee temporali:
- il presente, con una Scarpetta ormai affermata che torna in Virginia per indagare su un nuovo caso;
- la fine degli anni Novanta, quando la giovane Kay muove i primi passi nella sua carriera.
Proprio questo doppio racconto diventerà uno degli elementi più discussi della serie. Ma non è l’intreccio a disturbare, a nostro avviso ( siamo abituati ormai a serie come This is Us che si muovevano persino su tre o quattro piani temporali diversi). E’ forse una serie arrivata troppo tardi rispetto a quello che è stato il successo dei romanzi? Per chi non li ha letti, potrebbe sembrare una normalissima serie crime, per chi invece ama la saga di Key Scarpetta, fuori tempo massimo.
Scarpetta, il pubblico si divide: tra thriller ambizioso e racconto confuso
Cosa pensano gli spettatori che hanno visto fino a questo momento Scarpetta? Le recensioni della critica internazionale sono state piuttosto contrastanti. Alcuni osservatori hanno definito la serie ambiziosa e complessa, capace di intrecciare temi come misoginia, violenza e potere con una trama criminale ricca di colpi di scena. Altri invece hanno sottolineato problemi di ritmo e di tono, parlando di una narrazione irregolare e a tratti confusa, con troppi elementi e generi diversi mescolati insieme. Noi abbiamo trovato molto molto pesante il primo episodio ma una volta superato quel trauma, gli altri iniziano a scorrere maggiormente, risultando meno complicati da comprendere.
Anche gli aggregatori di recensioni mostrano questa divisione:
- circa il 69–70% di recensioni positive,
- ma un punteggio medio che resta solo “nella media”.
Il problema principale, secondo molti commentatori, riguarda proprio la struttura narrativa. La serie alterna continuamente passato e presente, aggiungendo numerosi personaggi e sottotrame che richiedono attenzione costante da parte dello spettatore. Questo approccio può risultare affascinante per alcuni, ma dispersivo per altri.
Scarpetta: troppi personaggi, troppa vita privata
Uno degli aspetti più discussi della serie riguarda l’enorme spazio dedicato alle relazioni personali e familiari dei protagonisti.
Nei romanzi di Cornwell, la vita privata di Scarpetta esiste ed è importante, ma resta spesso sullo sfondo rispetto all’indagine. Nella serie, invece, il dramma familiare assume un ruolo centrale: il rapporto con la sorella Dorothy ( che onestamente chi ha letto i libri forse neppure ricordava), le tensioni con colleghi e amici, i conflitti emotivi che attraversano il passato della protagonista. E anche la storia di Lucy, arriva tutta in un colpo.
Questo spostamento di prospettiva ha diviso il pubblico. Per alcuni è una scelta interessante, che arricchisce i personaggi e rende la serie più moderna. Per altri rappresenta un tradimento dello spirito dei libri, perché l’investigazione perde centralità. Ed è qui che molti fan dei romanzi percepiscono la distanza maggiore.
La sorpresa della giovane Kay Scarpetta
Se c’è però un punto su cui molti spettatori sembrano concordare è la qualità dell’interpretazione della Scarpetta giovane, ambientata negli anni Novanta. La bravissima Rosy McEwen ha messo tutti d’accordo, il che non è poco. Diversi recensori hanno osservato che la storyline ambientata nel passato risulta più coinvolgente e autentica rispetto a quella contemporanea.
La giovane attrice che interpreta Kay agli inizi della carriera ha convinto pubblico e critica grazie a una performance intensa e credibile, capace di restituire la curiosità scientifica e l’ostinazione che caratterizzavano il personaggio nei romanzi. Per molti spettatori, proprio queste sequenze riescono a ricreare quell’atmosfera di scoperta che i lettori avevano provato anni fa. Ha convinto meno a quanto pare, Nicole Kidman, troppo fredda e forse anche eterea, per rappresentare questo ruolo.
Scarpetta è arrivata troppo tardi?
C’è poi un altro elemento più sottile, ma forse ancora più importante. Quando Cornwell iniziò a scrivere le avventure di Kay Scarpetta, la medicina legale non era ancora diventata una componente così familiare della cultura popolare. Oggi invece il pubblico ha già visto centinaia di serie investigative: da CSI a Bones, da Dexter a decine di altri procedurali.
In altre parole, il senso di meraviglia scientifica che i romanzi riuscivano a creare negli anni Novanta oggi è molto più difficile da replicare. Il pubblico contemporaneo è abituato a vedere autopsie, analisi del DNA e tecnologie investigative sofisticate. Il rischio, quindi, è che ciò che nei libri appariva rivoluzionario oggi sembri semplicemente… normale.
E forse proprio qui si nasconde una delle difficoltà più grandi dell’adattamento. E vale lo stesso per il tema del “femminismo” se così possiamo definirlo. Ormai in quasi tutte le serie tv a prendere le decisioni, anche in ambienti investigativi sono le donne. Pensiamo ad esempio a Law&Order. Nulla che ci stupisca dunque, neppure sotto questo punto di vista. Per aggiungere poi anche il lavoro di personaggi dell’FBI come Benson. Nell’ultimo decennio abbiamo visto serie di ogni genere dedicate al Bureau of investigation.
Scarpetta 2 si farà
Nonostante le critiche e le reazioni contrastanti, la serie ha già ottenuto il rinnovo per una seconda stagione, segno che Prime Video crede nel potenziale del progetto. Del resto, la saga letteraria di Cornwell offre un materiale narrativo enorme: quasi trent’anni di storie, decine di casi, una rete di personaggi complessa e affascinante. Molti osservatori ritengono che la serie possa migliorare proprio nelle stagioni successive, una volta stabiliti personaggi e dinamiche principali. E se vi state chiedendo se noi vi consigliamo di vedere la serie, la risposta è si. Anche la lettura dei romanzi oggi potrebbe non soddisfare le vostre aspettative. Tra l’altro gli ultimi romanzi della Cornwell, forse anche per tutti i motivi elencati finora, non hanno riscosso lo stesso successo di quelli di dieci o venti anni fa.
Scarpetta è una serie imperfetta ma interessante.
È il tentativo di portare sullo schermo un personaggio che ha cambiato il genere crime, ma che nasce in un’epoca molto diversa da quella in cui oggi vivono le serie televisive. Tra narrazione frammentata, drammi personali e misteri investigativi, la serie cerca di costruire un universo complesso. A volte ci riesce, altre volte sembra perdersi tra le sue stesse ambizioni.
Ma forse è proprio questa tensione tra passato e presente – tra il mito letterario e la sua reinvenzione televisiva – a rendere Scarpetta un esperimento narrativo così interessante. E forse anche inevitabilmente divisivo. Su UNF il voto per Scarpetta è 7,5.