Unchosen su Netflix: merita di essere vista?
Tra le serie più viste questa settimana su Netflix conquista i primi posti in Italia e nel mondo Unchosen: vale davvero la pena vederla?
Unchosen è il nuovo thriller psicologico britannico di Netflix che, in soli sei episodi, porta lo spettatore dentro una comunità religiosa chiusa, austera e profondamente patriarcale. Creata e scritta da Julie Gearey, la serie è arrivata su Netflix il 21 aprile 2026 e ha rapidamente conquistato la vetta delle classifiche globali: secondo FlixPatrol, il 27 aprile era la serie TV più vista su Netflix nel mondo.
La trama di Unchosen
La protagonista è Rosie, interpretata da Molly Windsor, una giovane moglie e madre che vive nella Fellowship of the Divine, una setta cristiana conservatrice isolata dalla società moderna. La comunità distingue i propri membri, i “prescelti”, dal resto del mondo, considerato moralmente perduto.
La vita di Rosie cambia quando sua figlia Grace rischia di annegare e viene salvata da Sam, un uomo misterioso interpretato da Fra Fee. L’incontro apre una crepa nella fede e nelle certezze della protagonista: Sam diventa per lei una possibile via di fuga, ma anche l’inizio di un nuovo pericolo. Netflix descrive la serie come la storia di una giovane madre che, dopo l’incontro con uno sconosciuto, intraprende una relazione rischiosa capace di risvegliare desideri e segreti oscuri. Rosie non conosce molto del mondo esterno: nella confraternita infatti non ci sono cellulari, non c’è modo di avere contatto con il mondo esterno. Si pensa persino che la polizia sia pericolosa.

E non solo: anche i bambini vivono nel terrore: pensano che se dovessero comportarsi in modo errato, potrebbero essere rapiti, portati via, puniti.
Unchosen spopola su Netflix: qual è il segreto del successo?
Unchosen lavora su due livelli: da una parte il racconto di liberazione femminile, dall’altra il thriller psicologico costruito su segreti, manipolazione e colpa. La campagna inglese non è solo uno sfondo suggestivo, ma diventa una gabbia: spazi aperti, natura e silenzi contrastano con il controllo soffocante della setta.
La serie richiama inevitabilmente atmosfere alla The Handmaid’s Tale, soprattutto per il modo in cui racconta il controllo sui corpi femminili, l’obbedienza religiosa e il linguaggio della “salvezza” usato come strumento di potere. Alcune recensioni hanno però criticato proprio questo aspetto, sostenendo che la serie cada talvolta in simbolismi troppo espliciti e in una rappresentazione poco sfumata della comunità religiosa.
Il cast di Unchosen
Il punto di forza della serie è senza dubbio il cast. Molly Windsor dà a Rosie fragilità e determinazione, costruendo un personaggio che non si ribella all’improvviso, ma lentamente, attraverso dubbi, paura e desiderio. Accanto a lei ci sono Asa Butterfield nel ruolo di Adam, marito di Rosie e uomo a sua volta prigioniero della comunità e dei propri segreti; Fra Fee interpreta Sam, figura ambigua e magnetica; Christopher Eccleston è Mr. Phillips, leader della setta; nel cast figurano anche Siobhan Finneran, Aston McAuley, Alexa Davies, Lucy Black e Olivia Pickering.
Recensioni e reazioni nel mondo
Le reazioni internazionali sono state divise. Decider ha consigliato la visione, definendo interessante il mix tra culto religioso, emancipazione e thriller, pur notando una certa esagerazione nei toni. The Guardian, invece, è stato molto più severo: secondo la testata, la serie spreca un cast di grande livello e finisce per affidarsi a cliché e svolte prevedibili.
Altre recensioni, come quelle di The People’s Movies, hanno valorizzato soprattutto le interpretazioni, sottolineando la forza dell’ensemble e la capacità degli attori di dare credibilità a un mondo chiuso e inquietante.

Spiegazione del finale di Unchosen
Attenzione: da qui ci sono spoiler.
Nel finale, Rosie riesce a scappare con Grace. La donna, si rende conto che Sam la sta manipolando. Ma in realtà, scopriamo che da tempo sta preparando la sua fuga. Non vuole essere costretta a fare quello che un uomo la costringe a fare e soprattutto, da tempo ha capito che suo marito non la ama come si dovrebbe amare una moglie. Non torna da Adam e non sceglie nemmeno Sam. La sua salvezza, però, non coincide con una vera giustizia.
Sam si rivela sempre più pericoloso: ha un passato violento, è manipolatore e arriva quasi a uccidere Rosie. Alla fine la lascia vivere, ma non viene punito. Anzi, il colpo più inquietante arriva nel flash-forward: un anno dopo, Sam è diventato il nuovo leader della comunità. A dire il vero, in questo caso, un finale abbastanza prevedibile.
Il finale suggerisce quindi che Rosie sia riuscita a liberarsi, ma che il sistema che l’ha imprigionata non sia stato davvero distrutto. La setta sopravvive, cambia volto e trova un nuovo uomo carismatico da seguire.
Unchosen merita di essere vista?
Sì, Unchosen merita la visione, soprattutto per chi ama i thriller psicologici ambientati in comunità chiuse, i drammi sul controllo religioso e le storie di emancipazione femminile. Non è una serie perfetta: alcune svolte sono prevedibili e la scrittura, a tratti, preferisce il colpo di scena alla complessità psicologica.
Tuttavia, i sei episodi scorrono bene, il cast è solido e l’atmosfera funziona. Il vero punto di interesse non è tanto scoprire “chi è il cattivo”, ma osservare come una donna cresciuta nell’obbedienza cominci lentamente a immaginare una vita diversa. Sicuramente molto più interessanti gli episodi finali, i primi scorrono forse un po’ troppo lenti.
Unchosen: ci sarà una seconda stagione?
Al momento Netflix non ha annunciato ufficialmente una seconda stagione di Unchosen. La serie è stata presentata come una miniserie in sei episodi, ma il finale lascia chiaramente una porta aperta: Sam è libero, ha conquistato potere e il vero colpevole non ha pagato.
Una seconda stagione potrebbe quindi raccontare la nuova leadership di Sam, il percorso di Rosie fuori dalla setta e il possibile risveglio di Adam. Per ora, però, tutto resta sospeso: Unchosen finisce senza una vera punizione per il colpevole, ed è proprio questa ambiguità a rendere il finale così disturbante.