Ti consiglio una serie, The Witness su Netflix: la storia di Alex e di mamma Rachel uccisa davanti ai suoi occhi
Una serie da non perdere su Netflix: The Witness. Ecco perchè vederla
Torna la nostra rubrica Ti consiglio una serie. Tra le novità più intense e sconvolgenti di Netflix arriva The Witness, miniserie britannica in tre episodi ispirata a una delle pagine più tragiche della cronaca nera inglese. Disponibile sulla piattaforma dal 4 giugno, la serie ricostruisce la vicenda di Rachel Nickell, giovane madre assassinata nel 1992 a Wimbledon Common, un grande parco nella periferia di Londra.
Ma il racconto non segue il percorso tipico dei crime drama: al centro della storia non ci sono il killer o gli investigatori, bensì le persone che sono rimaste a convivere con quel dolore per decenni, il compagno di Rachel, André Hanscombe, e il loro figlio Alex, unico testimone del delitto.
Nel corso dei tre episodi, The Witness mostra come padre e figlio abbiano affrontato la perdita, il trauma e la pressione mediatica che trasformò il caso in uno degli omicidi più discussi della storia recente britannica. La serie è stata realizzata anche con il contributo diretto di André e Alex, che hanno collaborato alla ricostruzione della loro esperienza personale.
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The Witness racconta il caso Rachel Nickell: un omicidio che sconvolse il Regno Unito
La mattina del 15 luglio 1992 Rachel Nickell, 23 anni, stava passeggiando a Wimbledon Common insieme al figlio Alex, che aveva soltanto due anni, e al cane di famiglia. In pieno giorno la giovane venne aggredita da uno sconosciuto che la accoltellò brutalmente ( si sospettò anche che le fece violenza), lasciandola senza vita davanti agli occhi del bambino. L’efferatezza dell’omicidio e il fatto che fosse avvenuto in un luogo pubblico provocarono enorme indignazione nell’opinione pubblica britannica.
Il piccolo Alex rimase fisicamente illeso ma fu l’unico testimone diretto della tragedia. La sua presenza sulla scena del crimine rese il caso ancora più drammatico e contribuì a trasformarlo in un evento mediatico senza precedenti nel Regno Unito.
Gli errori della polizia e la lunga caccia al colpevole
Come viene raccontato anche in The Witness, le indagini della polizia londinese furono caratterizzate da fortissime pressioni mediatiche. Gli investigatori concentrarono presto i sospetti su Colin Stagg, un uomo che frequentava abitualmente Wimbledon Common. Tuttavia non esistevano prove scientifiche che lo collegassero all’omicidio. Per cercare di ottenere una confessione fu organizzata una controversa operazione sotto copertura che negli anni successivi venne duramente criticata.
Nel 1994 il processo contro Stagg crollò clamorosamente. Il giudice definì i metodi utilizzati dagli investigatori eccessivi e inaccettabili, escludendo le prove raccolte durante l’operazione. Senza elementi concreti, l’uomo fu assolto e il caso rimase sostanzialmente irrisolto per molti anni. Nonostante la testimonianza del piccolo Alex, che aveva fornito molti dettagli, dopo del tempo, sull’uomo che aveva ucciso sua madre, non si arrivò mai a identificare l’assassino. Uno degli errori che potrebbero esser stati commessi, è il non aver collegato altri crimini accaduti poco lontani da Londra, che sembravano molto simili all’omicidio di Rachel.
La svolta arrivò soltanto grazie ai progressi nelle analisi del DNA. Nel 2008 le nuove tecnologie permisero di identificare Robert Napper, già detenuto per altri gravissimi delitti. L’uomo venne riconosciuto come il responsabile dell’omicidio di Rachel Nickell, ponendo finalmente fine a uno dei più dolorosi misteri giudiziari britannici. Se si fosse indagato in modo diverso, probabilmente, la vita di Alex e di suo padre sarebbe stata molto diversa. Per dieci anni infatti, i due hanno vissuto nell’ombra, scappando, con il terrore che l’assassino di Rachel potesse cercarli per far del male al testimone di quell’atroce omicidio.

Una storia che per certi versi, ricorda in parte quello che è successo in Italia, quando Elisa Claps scomparse nel nulla e tutte le prove portavano a credere che Danilo Restivo fosse il colpevole. Se si fosse agito in modo diverso, almeno un’altra vita, sarebbe stata salvata.
The Witness: ina serie difficile da dimenticare
Ciò che rende The Witness diversa da molte altre produzioni true crime è il punto di vista scelto dagli autori. Non assistiamo soltanto alla ricostruzione di un omicidio, ma alle conseguenze che quel delitto ha avuto sulla vita di un bambino costretto a convivere con un ricordo impossibile da elaborare.
Sapere che Alex ha assistito con i propri occhi all’assassinio della madre rende la visione particolarmente intensa. La serie evita spesso di mostrare la violenza in modo esplicito, ma riesce comunque a trasmettere tutta la devastazione emotiva provocata da quel giorno. È proprio questo che lascia addosso allo spettatore una sensazione difficile da spiegare: non è soltanto il dolore per una vittima innocente, ma la consapevolezza che un bambino così piccolo abbia dovuto portare sulle spalle un trauma tanto enorme.
Un trauma che Alex si porterà dietro per molti anni, arrivando anche ad aggredire suo padre, a provare più volte a farsi del male, perchè tanto, nulla di quello che avrebbe provato, lo avrebbe fatto soffrire di più di quanto non avesse sofferto in quel maledetto giorno.
Come André e Alex hanno ritrovato la serenità
Dopo la morte di Rachel, André si trovò improvvisamente a dover crescere da solo un figlio traumatizzato mentre i media continuavano a seguire ossessivamente il caso. Per cercare di proteggere Alex dall’attenzione pubblica, padre e figlio lasciarono il Regno Unito trasferendosi prima in Francia e poi in Spagna.
Gli anni successivi furono segnati da dolore, domande senza risposta e dal peso di una vicenda che sembrava non poter trovare una conclusione. Eppure André e Alex sono riusciti a costruire un nuovo equilibrio, affrontando insieme il lutto e mantenendo vivo il ricordo di Rachel.
Quando finalmente emerse la verità sull’identità dell’assassino, per loro non significò cancellare il passato, ma ottenere almeno una forma di giustizia. The Witness racconta proprio questo lungo percorso: non la caccia a un criminale, ma il viaggio di un padre e di un figlio verso l’accettazione, la memoria e la possibilità di andare avanti.
Ed è forse per questo che la miniserie Netflix riesce a colpire così profondamente, trasformando un noto caso di cronaca in una riflessione universale sul dolore, sull’amore familiare e sulla forza necessaria per sopravvivere all’impensabile. Nella vita reale, come viene raccontato anche in The witness, Alex e suo padre, grazie a dei documenti ricevuti in forma anonima, denunceranno come le indagini della polizia inglese siano state fatte male e di come, il colpevole dell’omicidio di Rachel poteva essere fermato prima.