La mappa dei desideri promossa a metà: la serie Netflix sa di già visto
Tra le serie più viste questa settimana su Netflix c'è La mappa dei desideri: vale o non vale la pena vederla? Ecco la nostra recensione
Rispondiamo anche oggi alle domande dei nostri lettori e delle nostre lettrici curiosi di sapere se davvero, La mappa dei desideri, che sta spopolando su Netflix, vale la sua posizione in classifica, almeno in Italia. La risposta è nì. Dipende molto anche da quante serie con lo stesso tema avete già visto, da quanti romanzi d’amore avete letto. Vi poniamo dunque una domanda: basta un amore raccontato con delicatezza, personaggi che portano sulle spalle ferite profonde e quel pizzico di malinconia che accompagna i migliori romanzi sentimentali a conquistarvi?
Perchè sembrerebbe essere questa la formula di La mappa dei desideri, la nuova miniserie spagnola di Netflix che, a pochi giorni dal debutto sulla piattaforma, si è già ritagliata un posto tra i titoli più seguiti dell’estate.
Tratta dall’omonimo bestseller di Alice Kellen, una delle scrittrici romance più amate in Spagna, la serie porta sullo schermo una storia che parla di amore, perdita e rinascita. Pur muovendosi all’interno di un genere molto frequentato, riesce a coinvolgere lo spettatore grazie a un racconto intimo e profondamente umano. Chi ama le storie romantiche, però, difficilmente potrà fare a meno di notare alcune evidenti somiglianze con opere che hanno segnato il genere negli ultimi vent’anni, a cominciare da I passi dell’amore, il celebre romanzo di Nicholas Sparks diventato poi un film amatissimo in tutto il mondo.
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La mappa dei desideri: una protagonista alla ricerca di un nuovo senso della vita
Il cuore della narrazione è Greta, una ragazza cresciuta con la convinzione che la sua nascita avesse uno scopo ben preciso. Fin da bambina ha vissuto accanto alla sorella maggiore Lucy, malata di leucemia, diventando per lei una preziosa speranza grazie alla compatibilità delle proprie cellule staminali. Tutta la sua esistenza è stata costruita attorno a quella missione, fino a quando la morte di Lucy la costringe a fare i conti con un vuoto che sembra impossibile da colmare.
È proprio da quel momento che prende forma il vero viaggio raccontato dalla serie. Prima di morire, Lucy lascia infatti alla sorella una sorta di eredità emotiva: una “mappa dei desideri”, un percorso composto da lettere, prove e piccoli obiettivi che Greta dovrà affrontare uno dopo l’altro. Non si tratta semplicemente di una lista di cose da fare, ma di un invito a ricominciare a vivere, ad aprirsi al mondo e a concedersi finalmente quella felicità che aveva sempre rimandato.
Ad accompagnarla lungo questo percorso c’è Will Tucker, un giovane dal carattere schivo e dal passato altrettanto doloroso. È stato proprio Lucy a chiedergli di aiutare Greta e, tra i due, nascerà lentamente un rapporto destinato a trasformarsi in qualcosa di molto più profondo. La loro relazione si sviluppa senza fretta, lasciando spazio ai silenzi, alle paure e alla graduale scoperta reciproca, uno degli aspetti che rende la serie particolarmente coinvolgente.
Personaggi imperfetti che parlano di dolore, speranza e seconde possibilità
Uno dei maggiori punti di forza de La mappa dei desideri è proprio la costruzione dei suoi protagonisti. Nessuno di loro è perfetto, nessuno possiede risposte immediate. Greta è una ragazza spezzata dal senso di colpa e dalla sensazione di non sapere più quale posto occupare nel mondo. Will, dietro un’apparente sicurezza, nasconde ferite che lo rendono incapace di lasciarsi andare completamente.
Anche Lucy, pur essendo assente per gran parte della storia, continua a rappresentare una presenza costante. Attraverso i suoi messaggi, i suoi ricordi e le prove lasciate alla sorella, diventa quasi la voce narrante dell’intero racconto, guidando Greta verso una nuova consapevolezza ( e infatti Greta continua a vedere sempre sua sorella, ci parla e le racconta tutto). Accanto ai protagonisti trovano spazio anche i genitori delle due sorelle, chiamati ad affrontare il lutto in maniera diversa, mostrando come la perdita di una persona cara possa cambiare profondamente gli equilibri di un’intera famiglia.
Più che raccontare una semplice storia d’amore, la serie riflette sulla difficoltà di ricostruire la propria identità dopo aver vissuto troppo a lungo per qualcun altro. È questo il messaggio più forte dell’opera: imparare ad accettare il dolore senza permettergli di definire per sempre la propria esistenza. L’amore, in questa storia, non rappresenta una soluzione magica ai problemi, ma uno strumento attraverso il quale imparare lentamente a perdonarsi e a guardare di nuovo al futuro.
Perché ricorda così tanto I passi dell’amore e altri grandi romance
È quasi inevitabile, guardando i primi episodi, pensare a I passi dell’amore. Non tanto perché la trama sia identica, quanto per l’atmosfera che accompagna ogni scena. Ritroviamo la stessa delicatezza nel raccontare la malattia, la stessa centralità delle lettere e dei messaggi lasciati come eredità emotiva, la stessa convinzione che l’amore possa trasformare profondamente le persone anche quando sembra arrivare troppo tardi.
Naturalmente esistono differenze importanti. Se l’opera di Nicholas Sparks metteva al centro il rapporto tra Landon e Jamie, La mappa dei desideri amplia lo sguardo e costruisce il proprio racconto soprattutto sul legame tra due sorelle. L’amore romantico è presente, ma non è l’unico motore della storia. Anzi, spesso passa quasi in secondo piano rispetto al percorso di crescita personale della protagonista. Per chi però è cresciuto leggendo I passi dell’amore, è impossibile non notare che una delle prove che Greta deve superare, corrisponde a uno dei desideri di Jamie, che avrebbe voluto essere in due stati contemporanemente.
Se nel romanzo di Sparks, Landon trova il modo di portare Jamie in due stati americani diversi, facendole mettere due piedi in due confini per strada, nella serie La mappa dei desideri, Will e Greta salgono in cima ai Pirenei per essere nello stesso giorno in tre stati diversi: la Spagna, l’Andorra e la Francia.
Le somiglianze non finiscono qui. La miniserie richiama anche produzioni più recenti come One Day, per il modo in cui affronta la malinconia e il peso delle occasioni perdute, oppure Tutte le volte che ci siamo innamorati, altra serie spagnola di Netflix che ha conquistato il pubblico grazie a un racconto sentimentale fatto di emozioni sincere e personaggi imperfetti. Anche diversi film romantici distribuiti dalla piattaforma negli ultimi anni condividono la stessa filosofia narrativa: due persone ferite che, incontrandosi, trovano la forza di ricominciare.
La mappa dei desideri: una storia che forse non sorprende, ma riesce comunque a emozionare
Probabilmente è proprio questo il motivo del successo della serie. La mappa dei desideri non rivoluziona il genere romance e, per gli spettatori più esperti, alcuni sviluppi risultano abbastanza prevedibili. Eppure riesce ugualmente a coinvolgere perché sceglie di mettere al centro i sentimenti anziché i colpi di scena.
La regia punta su atmosfere intime, i dialoghi evitano quasi sempre gli eccessi melodrammatici e i protagonisti risultano credibili nelle loro fragilità. Il risultato è una miniserie che si lascia guardare con piacere, perfetta per chi cerca una storia capace di emozionare senza rinunciare a un messaggio positivo.
In fondo, il vero insegnamento de La mappa dei desideri è racchiuso proprio nella sua idea di partenza: anche quando il dolore sembra aver cancellato ogni prospettiva, esiste sempre una strada da percorrere. A volte basta qualcuno disposto a prenderci per mano e ricordarci che i desideri, anche quelli che sembravano perduti, possono ancora trovare il modo di realizzarsi.