La legge di Lidia Poët arriva su Rai 1: la serie con Matilda De Angelis e la vera storia della prima avvocata d’Italia

La legge di Lidia Poët arriva da stasera, martedì 1° settembre 2026, in prima serata su Rai 1. Ma qual è la vera storia dell'avvocatessa protagonista del racconto?

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Una donna determinata a conquistare il proprio posto in un mondo costruito dagli uomini, una Torino di fine Ottocento ricca di fascino e misteri e una storia vera che ancora oggi sorprende per la sua modernità. La legge di Lidia Poët arriva da stasera, martedì 1° settembre 2026, in prima serata su Rai 1, portando per la prima volta al grande pubblico della tv generalista la serie con Matilda De Angelis protagonista. Una produzione che mescola il racconto storico al giallo, con casi da risolvere, vicende familiari e sentimentali, ma soprattutto con la battaglia di una donna che non accetta che il suo futuro venga deciso semplicemente in base al suo sesso.

La prima stagione è composta da sei episodi e Rai 1 proporrà due puntate per serata. Al centro della storia troviamo Lidia, giovane laureata in Giurisprudenza che riesce a ottenere l’iscrizione all’Ordine degli Avvocati di Torino. Una conquista destinata però a durare pochissimo: la Corte d’Appello annulla infatti la sua iscrizione perché è una donna. Lidia non ha però nessuna intenzione di rinunciare alla professione e continua a lavorare, affiancando il fratello Enrico e occupandosi di indagini e casi giudiziari.

>> La nostra recensione de La legge di Lidia Poet

La prima stagione de La legge di Lidia Poët ha conquistato il pubblico di Netflix

Per chi ha seguito le produzioni italiane di Netflix, La legge di Lidia Poët non è affatto una novità. La prima stagione è infatti arrivata sulla piattaforma streaming nel 2023, trasformandosi in uno dei titoli italiani capaci di ottenere maggiore attenzione anche fuori dai nostri confini. La serie è rimasta per diverse settimane nella Top 10 globale delle produzioni televisive Netflix non in lingua inglese ed è entrata nella classifica dei titoli più visti in decine di Paesi.

La serie parte da un fatto realmente accaduto: dopo essere riuscita a iscriversi all’Albo, Lidia viene cancellata per decisione della magistratura. Da qui, però, gli sceneggiatori costruiscono un racconto liberamente ispirato alla sua vita. Nella fiction Lidia lavora nello studio del fratello Enrico Poët e utilizza il suo talento per investigare su omicidi e vicende apparentemente inspiegabili. Ogni episodio presenta quindi un nuovo caso, mentre parallelamente procede la storia personale della protagonista e soprattutto la sua battaglia per vedersi riconosciuto il diritto a esercitare la professione.

È proprio questa formula ad aver reso particolare la serie: La legge di Lidia Poët non è una biografia tradizionale. Il crime, il legal drama e il racconto in costume convivono con una messa in scena decisamente contemporanea. La Lidia interpretata da Matilda De Angelis è ironica, ribelle, brillante e spesso provocatoria. Il suo modo di parlare, di comportarsi e persino alcuni aspetti della sua vita privata sono frutto della rielaborazione televisiva e non devono quindi essere considerati una ricostruzione fedele della biografia della vera Lidia Poët.

Il cast de La legge di Lidia Poët: Matilda De Angelis è la protagonista

A dare volto e carattere alla protagonista è Matilda De Angelis, scelta per interpretare una versione moderna e anticonformista di Lidia Poët. Al suo fianco troviamo Pier Luigi Pasino, che interpreta Enrico Poët, fratello della protagonista e avvocato presso il cui studio Lidia continua di fatto a lavorare nonostante le venga impedito ufficialmente di esercitare.

Un ruolo importante è affidato anche a Eduardo Scarpetta, che veste i panni di Jacopo Barberis, giornalista affascinante e prezioso alleato di Lidia nelle sue indagini. Sara Lazzaro interpreta invece Teresa Barberis, moglie di Enrico, mentre Sinéad Thornhill è Marianna Poët. Nel cast della prima stagione troviamo inoltre Dario Aita, nei panni di Andrea Caracciolo, e Gianmarco Saurino.

La regia della prima stagione è firmata da Matteo Rovere e Letizia Lamartire, mentre la serie è stata creata da Guido Iuculano e Davide Orsini. Torino e diverse località piemontesi diventano parte integrante del racconto, contribuendo a ricostruire quell’atmosfera elegante e allo stesso tempo rigida nella quale una donna come Lidia cerca di mettere in discussione regole considerate, all’epoca, quasi intoccabili.

La vera storia di Lidia Poët: chi era davvero la donna che sfidò l’avvocatura italiana

Se la serie televisiva prende diverse libertà narrative, la vera storia di Lidia Poët è forse ancora più interessante della fiction. Lidia nasce il 26 agosto 1855 a Traverse di Perrero, nell’attuale provincia di Torino, in una famiglia valdese. Studia inizialmente in Svizzera, nel collegio di Aubonne, dove consegue la patente di Maestra Superiore Normale, e successivamente ottiene la licenza liceale a Mondovì. Sono anni nei quali per una donna intraprendere un percorso di studi superiore rappresenta già una scelta tutt’altro che scontata.

Lidia decide però di andare oltre. Si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza e il 18 giugno 1881 consegue la laurea, presentando una tesi dedicata alla condizione della donna rispetto al diritto costituzionale e amministrativo nelle elezioni. Già la scelta dell’argomento racconta molto delle questioni che avrebbero accompagnato tutta la sua vita: il ruolo delle donne nella società, la parità dei diritti e l’accesso femminile a spazi fino ad allora quasi esclusivamente maschili.

Dopo la laurea Lidia svolge la pratica legale presso lo studio del senatore Cesare Bertea a Pinerolo e nel maggio del 1883 supera l’esame necessario per diventare procuratore. A quel punto presenta domanda per essere iscritta all’Albo degli avvocati e procuratori di Torino.

Ed è qui che la sua vicenda diventa una pagina fondamentale della storia dei diritti delle donne in Italia.

Non esisteva infatti una norma che vietasse esplicitamente alle donne di esercitare la professione. Il Consiglio dell’Ordine di Torino discusse la sua richiesta e alla fine decise di accoglierla. Lidia Poët riuscì dunque a essere iscritta all’Albo nel 1883, prima donna in Italia a ottenere questo risultato. Alcuni componenti del Consiglio si opposero duramente, sostenendo che l’avvocatura fosse incompatibile con il ruolo attribuito allora alle donne nella società. Altri fecero invece osservare un principio semplicissimo e rivoluzionario per l’epoca: secondo le leggi civili italiane, anche le donne erano cittadine.

La vittoria di Lidia Poët durò però pochissimo.

Il Procuratore Generale del Re impugnò la decisione e la questione arrivò davanti alla Corte d’Appello di Torino, che annullò la sua iscrizione. Alla base della decisione c’era l’idea che la professione forense avesse natura di pubblico ufficio e che, di conseguenza, una donna non potesse esercitarla. Anche il successivo ricorso non riuscì a cambiare la situazione: la Cassazione confermò l’esclusione.

Per comprendere fino in fondo quanto fosse importante la battaglia di Lidia Poët bisogna quindi ricordare un particolare: aveva studiato, si era laureata, aveva svolto il praticantato e aveva superato gli esami richiesti. Aveva cioè tutti i requisiti professionali previsti. Il problema non riguardava la sua preparazione, ma esclusivamente il fatto di essere una donna.

Ed è forse questo l’aspetto della sua storia che rende ancora oggi così potente la vicenda raccontata, seppure con molte licenze narrative, dalla serie televisiva.

Lidia Poët non smise di occuparsi di diritto

La cancellazione dall’Albo non significò però la fine della sua attività. Lidia continuò a collaborare con lo studio del fratello Enrico, pur non potendo esercitare formalmente come avvocata. Ma soprattutto ampliò enormemente il campo del suo impegno.

Una parte fondamentale della sua vita fu dedicata alle condizioni dei detenuti e al diritto penitenziario. Lidia si interessò in particolare alle persone più vulnerabili, ai carcerati e ai minori e sostenne la necessità di riformare un sistema che non avrebbe dovuto limitarsi alla punizione, ma prendere in considerazione anche il recupero e il reinserimento sociale.

Il suo lavoro ottenne riconoscimenti anche a livello internazionale. Partecipò all’attività del Congresso Penitenziario Internazionale, rappresentando per molti anni la sezione italiana, e arrivò a ricoprire il ruolo di vicepresidente. Nel 1895 il presidente francese Félix Faure le conferì inoltre il titolo di Officier de l’Académie per il lavoro svolto nell’ambito del congresso di Parigi.

Il suo impegno non si fermò alla giustizia penale. Poët partecipò al movimento per l’emancipazione femminile, aderì al Consiglio Nazionale delle Donne Italiane e prese parte a congressi dedicati alla condizione delle donne. Tra i temi che le stavano maggiormente a cuore c’erano la parità tra uomini e donne e il diritto di voto femminile.

La battaglia iniziata nel 1883 avrebbe però richiesto quasi quarant’anni prima di arrivare a una vera svolta.

Lidia Poët diventa finalmente avvocata a 65 anni

Il cambiamento decisivo arriva nel 1919, con la cosiddetta legge Sacchi. La nuova normativa apre alle donne l’accesso alle professioni e a numerosi impieghi pubblici, facendo finalmente cadere l’ostacolo che aveva impedito a Lidia di esercitare legalmente l’avvocatura.

Lidia Poët avrebbe potuto considerare quella vittoria ormai troppo tardiva. Quando la legge cambia sono trascorsi quasi quarant’anni dalla sua laurea e dalla battaglia iniziata davanti all’Ordine degli Avvocati di Torino.

E invece non rinuncia. Nel 1920, all’età di 65 anni, Lidia Poët riesce finalmente a iscriversi nuovamente all’Albo degli avvocati. Quello che le era stato negato quando aveva poco meno di trent’anni diventa finalmente possibile. Non perché nel frattempo fossero cambiate le sue capacità professionali, ma perché era cambiata la legge e, almeno in parte, la società italiana.

Lidia continuò anche negli anni successivi a interessarsi alla condizione femminile e ai diritti civili. Morì il 25 febbraio 1949 a Diano Marina, all’età di 93 anni, dopo aver attraversato un periodo enorme della storia italiana: era nata nel Regno di Sardegna, aveva vissuto la nascita e lo sviluppo del Regno d’Italia, due guerre mondiali, il fascismo e infine la nascita della Repubblica.

Ed è proprio conoscendo la sua vera biografia che La legge di Lidia Poët assume un significato diverso. Gli omicidi e molte delle indagini raccontate nella serie appartengono alla finzione, così come diversi personaggi e aspetti della vita privata della protagonista. Ma il cuore della storia è autentico: una giovane laureata tentò di esercitare una professione per la quale aveva tutti i requisiti e lo Stato glielo impedì perché era una donna.

Quasi quarant’anni dopo Lidia Poët riuscì a ottenere ciò per cui aveva combattuto. E forse è proprio questo il motivo per cui, a oltre un secolo di distanza, la sua storia continua a essere raccontata: dietro la protagonista brillante e anticonformista interpretata da Matilda De Angelis c’è stata davvero una donna capace di sfidare le regole del proprio tempo e di aprire una strada che altre avrebbero percorso dopo di lei.

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