Girl Taken: una serie da recuperare questa estate. Perchè vederla

Tra le serie del 2026 che vi consigliamo di recuperare questa estate c'è Girl Taken: ve ne parliamo senza darvi troppi spoiler

serie girl taken

Ci sono serie che sembrano raccontare una storia che abbiamo già visto. Una ragazza scompare, un uomo apparentemente insospettabile nasconde una natura mostruosa, una famiglia viene distrutta dall’attesa e dalla paura. Girl Taken, disponibile su Paramount+, potrebbe sembrare inizialmente uno dei tanti thriller costruiti intorno al rapimento di una giovane donna. E invece, andando avanti con gli episodi, si comprende che il sequestro è soltanto il punto di partenza.

È proprio questo uno dei motivi per cui vale la pena recuperare Girl Taken, magari durante l’estate se non l’avete vista al momento dell’uscita ( parliamo del mese di gennaio). La serie infatti, aveva debuttato l’8 gennaio 2026 ed è composta da sei episodi, tutti disponibili su Paramount+.

Non aspettatevi però esclusivamente una serie sul rapimento. Il cuore di Girl Taken è soprattutto quello che succede alle persone quando un evento del genere entra nelle loro vite e le divide irrimediabilmente in un “prima” e in un “dopo”.

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Di cosa parla Girl Taken

Al centro della storia troviamo Lily Riser, una ragazza di 17 anni che viene sequestrata da Rick Hansen, il suo insegnante, un uomo conosciuto e stimato dalla comunità e soprattutto una persona della quale Lily si fidava. Lily resta prigioniera per cinque lunghissimi anni, durante i quali subisce violenze e abusi. Quando finalmente riesce a fuggire, potrebbe sembrare che il peggio sia finito.

In realtà è proprio da quel momento che comincia una delle parti più interessanti della serie.

Lily torna a casa, ma quella casa non è più quella che ricordava. Le persone che ama sono cambiate. Il mondo è andato avanti mentre per lei il tempo, in qualche modo, si è fermato. E soprattutto nessuno può semplicemente riprendere la propria vita dal punto in cui era stata interrotta.

È questa la domanda più interessante posta da Girl Taken: che cosa significa davvero tornare a casa dopo cinque anni?

Girl Taken non racconta soltanto la vittima

La parte più riuscita di Girl Taken è probabilmente la scelta di allargare lo sguardo. Lily rimane naturalmente il centro emotivo della storia, ma la serie racconta anche tutte le persone che sono rimaste fuori da quella prigione e che, pur essendo libere, hanno vissuto per cinque anni dentro un’altra forma di prigionia.

C’è sua madre Eve, interpretata da Jill Halfpenny. Una madre che ha dovuto convivere con l’assenza della figlia e che nel frattempo ha cercato, non sempre riuscendoci, di continuare a vivere. Una madre che già prima del sequestro di sua figlia faceva i conti con le bollette da pagare, con il fatto di aver avuto due figlie da giovanissima e di averle cresciute da sole. Una madre che improvvisamente, si ritroverà a odiarsi e a odiare tutti, anche la figlia rimasta, che per lungo tempo, sarà solo il fantasma di quello che è stato.

E poi c’è soprattutto Abby, la sorella gemella di Lily.

Probabilmente è proprio il rapporto tra le due sorelle a regalare alcuni degli spunti psicologicamente più interessanti della serie. Perché essere gemelle significa aver condiviso quasi tutto fino al momento della scomparsa, ma cinque anni sono un tempo enorme. Abby è cresciuta mentre Lily era prigioniera. Ha avuto esperienze, relazioni, emozioni che sua sorella non ha potuto vivere.

Quando Lily torna, dunque, non ritrova semplicemente la gemella che aveva lasciato. Trova una donna diversa.

E Abby, a sua volta, deve fare i conti con sentimenti difficilissimi da gestire: il senso di colpa per essere andata avanti, la felicità per il ritorno della sorella, il bisogno di proteggerla e contemporaneamente la consapevolezza che la propria vita non può essere cancellata soltanto perché Lily è tornata.

Cinque anni dopo nessuno è più la stessa persona

È questo l’elemento che rende Girl Taken più interessante del classico thriller sul rapimento. La serie prova a osservare le conseguenze di un trauma non soltanto sulla vittima diretta, ma sull’intero nucleo familiare. Cosa accade a una madre quando una figlia scompare e non sa se sia ancora viva? Come si cresce sapendo che la propria gemella potrebbe essere morta? Quanto è legittimo ricominciare a vivere, innamorarsi, sorridere, progettare qualcosa mentre una persona amata è scomparsa?

E cosa succede quando quella persona improvvisamente torna? Anche Wes, l’ex fidanzato di Lily interpretato da Levi Brown, diventa parte di questo complicatissimo equilibrio. Perché cinque anni prima esistevano rapporti, promesse, sentimenti e una quotidianità che il rapimento ha congelato soltanto per Lily.

Gli altri, inevitabilmente, hanno continuato a vivere. Ed è doloroso comprendere che il ritorno di una persona amata non permette automaticamente di recuperare ciò che si è perso. Quello che però Lily capirà solo dopo molto tempo, è che la vita per chi è rimasto, si è fermata per molto tempo per poi riprendere ma restando sempre eternamente influenzata da una assenza che era anche presenza costante.

Girl Taken: il vero punto di forza è l’analisi psicologica

Girl Taken funziona soprattutto quando smette di essere un thriller tradizionale e diventa quasi un dramma familiare sul trauma. Non è tanto importante chiedersi chi abbia rapito Lily: l’identità del sequestratore non costituisce infatti il grande mistero sul quale viene costruita la serie. Sappiamo molto presto chi è Rick.

Il punto è capire che cosa abbia lasciato dietro di sé. La prigionia di Lily ha prodotto conseguenze che continuano anche dopo la fuga. Il trauma non termina quando si apre una porta e si torna liberi.

La libertà fisica non coincide necessariamente con quella psicologica. Ed è interessante anche osservare quanto sia difficile per le persone che circondano Lily capire come comportarsi con lei. Vorrebbero riavere la ragazza che conoscevano cinque anni prima, ma quella ragazza non esiste più. Allo stesso tempo Lily vorrebbe ritrovare il mondo che ricordava, ma anche quel mondo non esiste più. Ci sono i trucchi, i vestiti nell’armadio, le foto nei cassetti. Ma di quello che c’era, non è rimasto più nulla.

È proprio questa impossibilità di riportare indietro il tempo a rendere la serie dolorosa e, in diversi momenti, molto efficace.

Anche alcune recensioni internazionali hanno sottolineato questo aspetto: più che concentrarsi sul sensazionalismo della violenza, la serie lavora sulle conseguenze psicologiche del rapimento, sul rapporto tra Lily e Abby e sulla disgregazione della famiglia.

Girl Taken: Alfie Allen è inquietante senza bisogno di esagerare

Un altro elemento fondamentale di Girl Taken è naturalmente il personaggio di Rick Hansen. A interpretarlo troviamo Alfie Allen, attore che molti spettatori conoscono soprattutto per il ruolo di Theon Greyjoy in Game of Thrones. La cosa inquietante di Rick non è soltanto quello che fa, ma il modo in cui appare agli occhi degli altri.

È un insegnante. È una figura conosciuta. È qualcuno che dovrebbe rappresentare sicurezza e fiducia ( lo si capisce ad esempio nella scena in cui partecipa in prima persona alle ricerche di Lily e persino la polizia si fida di lui prendendolo come punto di riferimento).

Allen evita, per buona parte della serie, di trasformarlo in una caricatura del “mostro”. Ed è proprio questa normalità apparente a renderlo ancora più disturbante. Anche The Guardian, nella sua recensione della serie, ha particolarmente apprezzato la prova dell’attore, sottolineandone l’interpretazione controllata del personaggio.

Rick inoltre continua a esercitare il proprio potere attraverso la manipolazione. Non basta scoprire chi sia veramente per eliminare automaticamente l’influenza che ha avuto sulle persone intorno a lui. Ed è forse questa una delle riflessioni più inquietanti lasciate dalla serie.

Tallulah e Delphi Evans, due sorelle anche nella vita

Nel cast di Girl Taken troviamo Tallulah Evans nel ruolo di Lily e Delphi Evans in quello di Abby. Le due attrici sono sorelle anche nella vita reale e questo contribuisce a rendere particolarmente credibile la relazione tra le due protagoniste.

Accanto a loro ci sono Jill Halfpenny, che interpreta la madre Eve, Alfie Allen nei panni di Rick, Vikash Bhai nel ruolo del detective Tommy Shah, Niamh Walsh in quello di Zoe Hansen, Levi Brown nei panni di Wes Bartlett e Victoria Ekanoye nel ruolo della detective Rachel Brenton.

Il cast funziona soprattutto nelle dinamiche familiari. Tallulah Evans deve raccontare una ragazza che torna nel mondo dopo aver vissuto qualcosa di indicibile, mentre Delphi Evans interpreta una giovane donna che deve confrontarsi con il ritorno di quella metà di sé che credeva perduta.

E Jill Halfpenny porta sullo schermo una madre tutt’altro che perfetta, proprio per questo interessante: devastata da quello che è successo, incapace di uscire indenne da cinque anni di dolore e costretta a capire che persino il ritorno della figlia non può cancellare ciò che la famiglia ha vissuto.

Girl Taken è tratta dal romanzo Baby Doll

La serie è basata su Baby Doll, romanzo della scrittrice americana Hollie Overton, pubblicato nel 2016. Anche nel romanzo il punto di partenza è la storia di Lily e della sua famiglia e soprattutto il ritorno alla libertà dopo anni di prigionia.

Ed è una scelta narrativa importante. Molte storie di questo genere costruiscono infatti tutta la tensione intorno alla domanda: riuscirà la ragazza a fuggire? Girl Taken ( in particolare la serie) preferisce aggiungerne un’altra, forse ancora più difficile: cosa succede dopo la fuga? Perché essere sopravvissuti non significa automaticamente essere tornati a vivere.

Perché recuperare Girl Taken questa estate

Se non avete visto Girl Taken quando è arrivata su Paramount+ a gennaio, l’estate può essere un buon momento per recuperarla.

Prima di tutto perché sono soltanto sei episodi, della durata di circa 45-55 minuti ciascuno: una serie quindi relativamente breve, che può essere vista senza iniziare una storia da decine di puntate. Ma soprattutto perché è una serie capace di andare oltre la propria premessa.

La storia della ragazza rapita da una persona di cui si fidava può sembrare qualcosa di già raccontato molte volte dal cinema, dalla televisione e purtroppo anche dalla cronaca. Girl Taken trova però una propria identità quando decide di raccontare le onde provocate da quel trauma.

Lily è la vittima diretta, ma il rapimento ha sequestrato in maniera diversa anche la vita di Abby, quella di Eve e quella delle persone che le circondavano. E quando Lily torna, nessuno può semplicemente premere un pulsante e ricominciare. Non solo. In questa storia, c’è anche la figura della moglie di Rick, anche lei manipolata per tutta la vita, come si capirà solo nel finale della serie.

Girl Taken, la nostra recensione

Girl Taken non è una serie perfetta. Alcuni passaggi del thriller possono risultare prevedibili e in certi momenti la sceneggiatura forza gli eventi per aumentare la tensione. Non a caso l’accoglienza della critica è stata nel complesso positiva ma non unanime: Rotten Tomatoes riporta un Tomatometer dell’80% basato su un numero ancora limitato di recensioni professionali.

Ma probabilmente sarebbe sbagliato giudicarla soltanto sulla base dei meccanismi del thriller. Il motivo per cui Girl Taken merita di essere vista è un altro. È una serie sul tempo rubato. Sul senso di colpa di chi è sopravvissuto fuori da una prigione. Su una madre che deve imparare nuovamente a essere madre. Su due gemelle che si ritrovano dopo essere diventate persone diverse. Su un amore del passato che non può necessariamente riprendere da dove era stato interrotto.

E soprattutto è una storia che ricorda come la fine di un incubo non coincida sempre con il momento in cui una vittima riesce a scappare.

A volte è proprio allora che comincia la parte più difficile: imparare di nuovo a vivere. Ed è in questa dimensione psicologica, più che nel rapimento stesso, che Girl Taken riesce a trovare la sua voce e a diventare una serie decisamente interessante da recuperare.

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