Lizzie Borden e Maggie erano davvero amanti? La vera storia di Bridget Sullivan, la cameriera di Monster

Come previsto la serie dedicata a Lizzie Borden sta riscuotendo molto successo su Netflix e molti spettatori si stanno facendo una domanda: la cameriera Bridget è davvero esistita? Maggie era davvero l'amante di Lizzie?

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Chi sta guardando Monster: The Lizzie Borden Story, la nuova stagione della serie antologica Netflix di Ryan Murphy e Ian Brennan, probabilmente si sta facendo una domanda ben precisa: Maggie, la cameriera che diventa così importante nella vita di Lizzie Borden, è realmente esistita? E soprattutto, è vero che le due donne furono amanti e complici negli omicidi di Andrew e Abby Borden?

La risposta è molto più interessante di un semplice sì o no. Bridget “Maggie” Sullivan è realmente esistita, lavorava nella casa di Lizzie Borden ed era presente nella proprietà il 4 agosto 1892, quando Andrew Borden e sua moglie Abby furono brutalmente assassinati. Ma la relazione amorosa raccontata da Monster, il coinvolgimento di Maggie nella preparazione degli omicidi e gran parte di ciò che vediamo accadere tra le due donne appartengono alla ricostruzione narrativa della serie, non alla storia accertata.

Maggie di Monster è esistita davvero: si chiamava Bridget Sullivan

Partiamo dall’elemento più importante: Bridget Sullivan non è un personaggio inventato da Netflix.

Era una giovane immigrata irlandese che lavorava come domestica presso la famiglia di Lizzie Borden a Fall River, nel Massachusetts. Al momento degli omicidi aveva 26 anni e, come dichiarò personalmente durante il processo del 1893, lavorava per Andrew e Abby Borden da due anni e nove mesi. Viveva nella stessa casa, in una stanza al terzo piano, e si occupava principalmente di cucinare, lavare, stirare e pulire.

C’è persino un particolare della serie che può sembrare inventato e che invece è sostanzialmente vero: Bridget veniva chiamata “Maggie”.

Durante la sua testimonianza al processo le fu chiesto esplicitamente se Emma e Lizzie Borden la chiamassero in quel modo. Bridget confermò e precisò che la cosa non le provocava particolare fastidio. Alcune ricostruzioni collegano il nome a una precedente domestica della famiglia, anche se su questo dettaglio le fonti non sono del tutto concordi. Ciò che sappiamo direttamente dalla testimonianza di Bridget è che Lizzie ed Emma effettivamente la chiamavano Maggie.

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Netflix, quindi, parte da una persona assolutamente reale. È quello che fa dopo con il personaggio a cambiare profondamente la storia.

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Lizzie Borden e Maggie erano davvero amanti? Non esistono prove

In Monster: The Lizzie Borden Story, il rapporto tra Lizzie Borden e Maggie diventa uno dei motori dell’intera vicenda. La domestica non è più soltanto una testimone degli eventi: entra nell’intimità di Lizzie, diventa una persona alla quale confidarsi e il loro rapporto si trasforma in una relazione sessuale e sentimentale.

Non esiste però alcuna prova storica che Bridget Sullivan e Lizzie Borden siano state amanti.

Non abbiamo lettere, diari, testimonianze dell’epoca o documenti processuali che attestino una relazione sentimentale fra loro. Nella sua lunga deposizione, Bridget raccontò minuziosamente la vita all’interno della casa e gli avvenimenti della mattina degli omicidi, ma nulla nella sua testimonianza suggerisce l’esistenza di una relazione amorosa con Lizzie. Gli storici che hanno studiato il caso considerano quella della relazione tra le due donne una teoria successiva, non un fatto dimostrato.

È importante anche fare una distinzione. Nel corso degli anni si è molto discusso della sessualità di Lizzie Borden, soprattutto per il rapporto che ebbe successivamente con l’attrice Nance O’Neil. Anche in questo caso, però, non disponiamo di prove definitive che permettano di stabilire la natura di quel legame o, più in generale, l’orientamento sessuale di Lizzie. Trasformare queste ipotesi in una relazione certa con Bridget significa quindi andare oltre ciò che consentono le fonti.

L’idea, del resto, non nasce con la serie Netflix. Una relazione tra Lizzie e Bridget era già stata immaginata nel romanzo Lizzie di Evan Hunter, pubblicato nel 1984, ed è diventata centrale anche nel film Lizzie del 2018 con Chloë Sevigny e Kristen Stewart. Monster riprende quindi una suggestione narrativa che circola da decenni e la trasforma nella propria spiegazione degli eventi.

Maggie diede davvero a Lizzie Borden l’idea di uccidere suo padre e la matrigna?

Qui la distanza tra Monster e la documentazione storica diventa ancora maggiore. Nella serie Bridget non è soltanto l’amante di Lizzie: esercita una fortissima influenza sulla ragazza e diventa sostanzialmente la persona che la spinge verso il delitto, partecipando poi al progetto e aiutandola. Di tutto questo non esiste alcuna prova storica.

Non sappiamo neppure con certezza chi abbia assassinato Andrew e Abby Borden. Lizzie venne accusata e processata per entrambi gli omicidi, ma nel giugno del 1893 fu assolta. Nessun’altra persona venne condannata e il duplice omicidio è rimasto ufficialmente irrisolto. La serie compie dunque una scelta narrativa molto precisa: elimina l’ambiguità che caratterizza il vero caso Borden e costruisce una propria versione di ciò che sarebbe accaduto.

Netflix stessa non nasconde il livello di rielaborazione. Nel materiale ufficiale dedicato alla serie viene spiegato che la produzione ha preso il materiale storico per costruire una versione fortemente romanzata del personaggio. Nella fiction Maggie diventa quindi la chiave attraverso cui raccontare la ribellione di Lizzie e il suo passaggio dalla repressione alla violenza.

Non ci sono prove neppure che Bridget abbia materialmente aiutato Lizzie a commettere gli omicidi, a ripulire la scena del crimine o a nascondere le prove. Nel corso degli anni sono nate teorie secondo cui la domestica potesse sapere più di quanto raccontò agli investigatori, soprattutto perché si trovava nella proprietà quando avvennero gli omicidi. Sono però ipotesi, non conclusioni storiche. Gli investigatori la interrogarono a lungo senza riuscire a collegarla materialmente ai delitti.

Dove si trovava davvero Bridget Sullivan mentre venivano uccisi i Borden?

È proprio qui che la storia vera diventa quasi affascinante quanto la serie. La mattina del 4 agosto 1892 Bridget era al lavoro. Abby Borden le aveva chiesto di lavare le finestre e la domestica trascorse parte della mattinata all’esterno dell’abitazione. Secondo la sua testimonianza, a un certo punto Lizzie le parlò mentre stava svolgendo questo lavoro. Successivamente Bridget rientrò. Disse di non sentirsi particolarmente bene e salì nella sua camera al terzo piano per riposare.

Raccontò di avere sentito l’orologio del municipio battere le undici e di essersi sdraiata sul letto. Pochi minuti dopo sentì Lizzie Borden chiamarla.

Lizzie le disse che suo padre era morto e che qualcuno era entrato in casa e lo aveva ucciso. Quando Bridget scese, Andrew Borden era disteso sul divano del salotto, assassinato. Soltanto in seguito sarebbe stato scoperto al piano superiore anche il corpo di Abby, che secondo la ricostruzione degli investigatori era stata uccisa prima del marito.

Questo significa che Bridget si trovava incredibilmente vicina alle scene dei due omicidi, ma sostenne di non avere visto né sentito nulla che le facesse capire cosa stesse succedendo. Ed è precisamente questo particolare ad aver alimentato per oltre un secolo le teorie sul suo conto.

Possibile che non avesse sentito niente? Possibile che non avesse visto l’assassino? Sapeva qualcosa che decise di non raccontare? Sono domande legittime, ma a distanza di oltre 130 anni restano senza una risposta dimostrabile.

Bridget aiutò Lizzie Borden durante il processo?

Anche su questo aspetto la realtà è più sfumata di quanto possa sembrare. Bridget fu uno dei testimoni più importanti del processo. Da una parte, la sua testimonianza collocava Lizzie nella casa nel periodo in cui avvennero gli omicidi. Dall’altra, alcune sue dichiarazioni finirono per indebolire parti della ricostruzione dell’accusa.

Per esempio, Bridget disse di non avere mai assistito a particolari litigi all’interno della famiglia e di non ricordare scontri fra Lizzie e la matrigna. Interrogata sui rapporti nella casa, affermò di essersi trovata bene con i Borden e di non aver visto particolari conflitti. Questo non significa, però, che Bridget abbia deliberatamente mentito per salvare Lizzie. Non esiste una prova che abbia costruito la propria testimonianza per proteggerla, né tantomeno che lo abbia fatto perché innamorata di lei.

È una differenza fondamentale tra storia e fiction: Monster fornisce motivazioni, sentimenti e risposte là dove la documentazione storica lascia enormi zone d’ombra.

Dopo il processo Maggie scappò davvero lasciando Lizzie?

Anche il destino della vera Bridget Sullivan è molto diverso dalla storia costruita dalla serie. Dopo il processo le sue tracce diventano per qualche tempo meno chiare. Alcune ricostruzioni suggeriscono che possa essere tornata temporaneamente in Irlanda, ma successivamente la ritroviamo negli Stati Uniti occidentali. Alla fine degli anni Novanta dell’Ottocento risulta in Montana, dove continuò a lavorare come domestica.

Nel 1905 sposò John M. Sullivan, che nonostante lo stesso cognome non era un suo parente. La coppia non ebbe figli. Bridget trascorse il resto della propria vita in Montana e morì nel 1948, molti anni dopo Lizzie, morta nel 1927.

Non esistono prove storiche che, dopo il processo, Bridget e Lizzie abbiano continuato segretamente la loro relazione, né che Bridget sia tornata periodicamente da lei come amante. Ancora meno documentata è la ricostruzione di un futuro nuovamente condiviso tra le due. La vera Bridget sembra invece essersi costruita una vita completamente separata da quella della sua ex datrice di lavoro.

Lizzie Borden e Maggie: cosa è vero e cosa ha inventato Monster

Alla fine, il personaggio interpretato da Vicky Krieps è uno degli esempi più evidenti del modo in cui Monster: The Lizzie Borden Story mescola documenti storici e invenzione.

È vero che Bridget Sullivan esisteva. È vero che lavorava per i Borden. È vero che Lizzie ed Emma la chiamavano “Maggie”. È vero soprattutto che si trovava nella proprietà il giorno in cui Andrew e Abby vennero assassinati e che fu una testimone fondamentale nel successivo processo.

Ma non esistono prove che Maggie fosse la migliore amica di Lizzie, che fosse la sua amante, che le abbia suggerito di uccidere il padre e la matrigna, che abbia partecipato agli omicidi o che abbia mentito al processo per salvarla. Anche l’idea di un rapporto sentimentale continuato negli anni appartiene alla fiction e alle successive reinterpretazioni del caso.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui Bridget Sullivan è diventata un personaggio così irresistibile per romanzieri, registi e sceneggiatori. Era lì.

Era una delle pochissime persone presenti nella casa dei Borden in quelle ore. Conosceva le abitudini della famiglia, vide Lizzie quella mattina, sentì la sua voce pochi minuti dopo l’assassinio di Andrew e trascorse ore a rispondere alle domande degli investigatori. Eppure nessuno è mai riuscito a stabilire se sapesse più di quanto raccontò.

Monster prende quel gigantesco vuoto lasciato dalla storia e decide di riempirlo: trasforma la domestica silenziosa delle testimonianze del 1892 nella confidente, amante, istigatrice e complice di Lizzie. È una versione indubbiamente efficace per una serie televisiva. Ma, almeno sulla base delle prove che possediamo oggi, è la storia di Monster, non la storia vera di Lizzie Borden e Bridget Sullivan.

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