Fiction e Serie TV

Le Libere Donne: la nuova fiction di Rai 1 che racconta la storia di Mario Tobino

Le libere donne arriva su Rai 1: ecco la trama della fiction con Lino Guanciale che interpreta Mario Tobino

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A marzo Rai 1 porta in prima serata “Le Libere Donne”, una miniserie dal taglio storico e umano che intreccia psichiatria, guerra e libertà femminile. La regia è di Michele Soavi e il protagonista è Lino Guanciale, nei panni di Mario Tobino, medico e scrittore realmente esistito, noto per il suo lungo lavoro nell’ospedale psichiatrico di Maggiano (Lucca).

La serie si ispira al romanzo “Le libere donne di Magliano” di Tobino (Mondadori) e usa la cornice della Toscana durante la Seconda guerra mondiale per raccontare un luogo che, per molte donne, è stato insieme prigione e rifugio: il manicomio.

Quando va in onda “Le Libere Donne” su Rai 1: data di inizio e puntate

La messa in onda è fissata per martedì 10 marzo 2026, in prima serata su Rai 1. Il formato è quello della miniserie evento: sei episodi distribuiti in tre prime serate (in pratica, due episodi a serata). Per la visione digitale, Rai rende disponibili dirette e contenuti anche su RaiPlay (in genere con possibilità di rivedere i programmi trasmessi).

Trama: chi sono davvero “le libere donne” di Maggiano

Il cuore della storia è Mario Tobino, psichiatra e poeta, che vive e lavora all’interno dell’ospedale psichiatrico femminile di Maggiano in un’epoca in cui la cura mentale è ancora intrisa di pratiche coercitive e soprattutto di giudizi sociali.

Ne Le libere donne, Tobino ( interpretato da Lino Guanciale) si scontra con un sistema che tende a classificare, isolare, sedare. E in quel contesto incontra donne diversissime tra loro: alcune davvero fragili, altre “colpevoli” solo di essere state scomode (ribelli, anticonformiste, difficili da controllare, o semplicemente senza protezione). È qui che nasce il senso del titolo: “libere” non perché libere di muoversi, ma perché – anche dietro le sbarre – conservano una forma di irriducibile identità.

L’innesco narrativo più forte è l’arrivo di Margherita Lenzi, una giovane ereditiera rinchiusa contro la sua volontà: è malata o è vittima di un potere familiare e coniugale che usa il manicomio come strumento? Da quel momento Tobino inizia una ricerca della verità che lo mette a rischio sul lavoro e nella vita privata. Accanto a questo, la serie costruisce un triangolo emotivo e morale: Mario Tobino è diviso tra il sentimento inatteso per Margherita e un legame del passato che riaffiora, Paola Levi, nel frattempo diventata staffetta partigiana.

Un racconto tra Storia e attualità: manicomio, guerra, controllo sociale

“Le Libere Donne” funziona perché parla del passato senza chiuderlo in una teca.

La guerra fuori, la guerra dentro

Mentre la Toscana è segnata dal conflitto, dentro Maggiano si combatte un’altra guerra: quella tra cura e custodia, tra l’idea di terapia e l’idea di contenimento. L’ospedale diventa una metafora: un luogo dove la violenza non è (solo) fisica, ma spesso istituzionale, fatta di regole, diagnosi affrettate, gerarchie.

La “devianza” femminile come etichetta

Uno dei temi più contemporanei è il modo in cui la società dell’epoca (ma non solo) punisce le donne che escono dallo schema: chi non obbedisce, chi non rientra nei ruoli, chi disturba l’ordine familiare. La serie mette al centro proprio questo cortocircuito: la follia come stigma e, talvolta, come unica via di fuga.

Tobino: medico, testimone, scrittore

Il protagonista non è l’eroe perfetto. È un uomo dentro un sistema, con i suoi limiti, che però prova a cambiare le cose “da dentro”, difendendo la dignità delle pazienti e opponendosi alle regole più disumane.

Le libere donne, il cast: Lino Guanciale guida un gruppo corale (con un “debutto” inatteso)

Il ruolo di Mario Tobino è affidato a Lino Guanciale.
Intorno a lui, la serie lavora per contrasti e alleanze.

  • Grace Kicaj è Margherita Lenzi, la donna-chiave che fa esplodere la domanda centrale: malattia o ingiustizia?
  • Gaia Messerklinger interpreta Paola Levi, legata alla Resistenza e al passato emotivo di Tobino.
  • Fabrizio Biggio è il dottor Anselmi, alleato di Tobino: un casting che incuriosisce perché Biggio è spesso associato a registri diversi, qui invece in un ruolo più drammatico.

Tra gli altri interpreti citati de Le libere donne: Paolo Briguglia, Pia Lanciotti, Paola Sambo, Francesca Cavallin, Luigi Diberti e molti altri.

Regia di Michele Soavi: atmosfere tese, emotive, “da interno”

Affidare “Le Libere Donne” a Michele Soavi significa scegliere una regia capace di tenere insieme ricostruzione storica e tensione emotiva. Il manicomio, per sua natura, è un set narrativo potentissimo: corridoi, reparti, sguardi, silenzi. In una storia così, lo stile non è ornamento: è la chiave con cui si racconta la dignità (o l’assenza di dignità) dei corpi e delle vite.

Location: dove è stata girata la fiction Le libere

Le location sono parte del fascino della serie, perché “Le Libere Donne” non si limita a evocare: cerca concretezza.

Secondo le informazioni sulle riprese e sui set:

  • molte scene sono ambientate tra Lucca e dintorni (con scorci del centro storico),
  • set in Monteroni d’Arbia (Siena) e altre aree toscane,
  • per gli interni ospedalieri sono stati ricostruiti ambienti anche a Roma, nell’ex Carlo Forlanini.

Questo equilibrio tra esterni “aperti” e interni “chiusi” è perfetto per il tema: fuori la vita, dentro la reclusione (ma anche la solidarietà inattesa). Appuntamento dunque al 10 marzo con la prima puntata de Le libere donne.

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