Vermicino, è straziante per Angelo il ricordo di Alfredino 40 anni dopo

Sono passati 40 anni dalla tragedia di Vermicino, dalla morte di Alfredino ma per Angelo è come se fosse accaduto ieri. Lui è il soccorritore che ha tentato di tutto per salvare il bambino, che ha rischiato la vita per lui restando appeso a testa in giù 45 minuti in quel pozzo così stretto da incastrare Alfredino. Non riuscì a salvarlo ed è una tragedia che tutti ricordiamo. Angelo, in collegamento con Oggi è un altro giorno, si scusa più volte per l’emozione, vorrebbe raccontare ogni attimo nel dettaglio perché non ha dimenticato nulla. Racconta come ha cercato di scendere in quel pozzo, come ha cercato di raggiungere Alfredino il più velocemente possibile, come il bambino era incastrato, come ha tentato di liberarlo, ma ci è riuscito solo con le sue piccole braccia. Ricorda il terriccio che gli ha tolto dagli occhi e dalla bocca, ricorda che purtroppo per prenderlo gli fece male il polso, ricorda il suo lamento.

ALFREDINO RAMPI 40 ANNI DOPO – IL RICORDO A OGGI E’ UN ALTRO GIORNO

Era il 10 giugno del 1981 e il papà del piccolo Alfredo chiamò la polizia allarmato perché il figlio non era tornato a casa, da lì il dramma, il Paese si fermo senza spegnere la televisione sperando nel lieto fine mai arrivato.

Il corpo di Alfredino è stato recuperato un mese dopo la sua morte, perché dopo il tentativo di Angelo non ci fu più nulla da fare, lo afferrava e scivolava via. Il 13 giugno il cuore di Alfredino non batteva più. Il corpo fu congelato per evitare la decomposizione e per tirarlo fuori ci volle un mese. Furono i miniatori della maremma a toglierlo da quel pozzo maledetto. Sembra ieri quando il presidente Sandro Pertini arrivò per portare conforto, per chiedere di fare il possibile ma lo stavano già facendo. 

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