Katia Ricciarelli confida il rimpianto per la madre: “Potevo fare di più”

Katia Ricciarelli confessa il doloroso rimpianto, forse avrebbe dovuto fare di più per sua madre
Katia Ricciarelli mamma

Katia Ricciarelli a Oggi è un altro giorno si commuove più volte, soprattutto pensando a sua madre. Una mamma amorevole e un padre inesistente: Katia Ricciarelli adorava sua madre ma non ha ricordi di suo padre. L’ha visto mentre stava morendo ma non sapeva fosse lui, era in ospedale e lei bambina era lì a cantare per chi stava male; è una storia che ha già raccontato altre volte. In ogni sua intervista c’è un pezzetto di vita che tira fuori ed è parlando del papà mai avuto che giura che quando ha parlato di lui con sua madre dopo l’ha amata ancora di più. Si è sempre occupata di mamma Molara ma Katia Ricciarelli ha un rimpianto, trema mentre lo dice: “Quando mamma mia è morta il mio rimpianto è stato quello di pensare che potevo fare di più, di andare meno in giro ma lei era contenta che io andassi in giro a cantare. Anche se poi timida ti diceva che voleva fossi meno famosa per avermi di più a casa”. Lo racconta e poi si risponde da sola, sa che non dovrebbe avere rimpianti e per confermalo continua a raccontare.

Katia Ricciarelli racconta di mamma Molara

“A mamma Molara io avevo promesso di farle fare una vita da regina e quindi, io non avrei mai potuto lasciare lo studio, la carriera, il conservatorio, perché lo facevo per lei perché lei ha vissuto come le avevo promesso, da regina” è la risposta a se stessa.

“Io andavo in giro a rubare fiori” confessa Katia Ricciarelli sorridendo ma con gli occhi tristi. E’ il suo modo per dire che lei e la sua mamma non avevano molto ma che poi è riuscita a dare alla persona che ha più amato al mondo non solo fiori ma un grande giardino.  “Adesso basta altrimenti dopo mi commuovo troppo…”. Katia Ricciarelli si commuove anche ascoltando il messaggio affettuoso di Pupi Avati, i complimenti del regista a lei attrice. Ammette di essere una persona dura ma anche di commuoversi per parole come quelle di Avati, per la tenerezza, l’affetto che gli altri le dimostrano.

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