Concita De Gregorio, il cancro per la seconda volta: “bisogna togliere le persone che ti fanno stare male”
E' la seconda volta che Concita De Gregorio affronta il cancro, la prima volta era molto più giovane
Concita De Gregorio parla apertamente delle paure della malattia, lo fa a Verissimo oggi 16 maggio 2026. Ha scritto un libro, La Cura, un tempo di prima e un tempo di dopo. “E’ un momento nuovo della vita ed è molto prezioso questo perché beh è un po’ difficile da raccontare però ci provo”. Concita De Gregorio non nasconde che quando ti mettono di fronte alla possibilità che le cose non vadano bene, cioè non morirai di vecchiaia e potresti avere pochi giorni o pochi mesi, il tempo assume un altro valore.
“Il tempo diventa intanto più prezioso e più capiente, non è una cosa intuitiva ma è come se fosse non così lungo ma più corto e più largo e dentro ci vanno messe soltanto cose preziose, persone luminose, eh bisogna togliere quelle che ti fanno stare male e tenere quelle che ti fanno stare bene”. >>> Concita De Gregorio parla della malattia: “So cosa mi ha fatto ammalare”
Concita De Gregorio a Verissimo
Ti cambia la malattia, dicono che cambi molto il modo di vivere la vita, il modo di essere, il modo di pensare ma per Concita De Gregorio c’è altro da aggiungere perché il cancro nella sua vita è arrivato due volte:
“Dipende molto dal momento in cui ti capita io avevo già avuto un tumore molti anni fa quando ero giovane e i miei figli erano piccoli e io ero nel pieno delle mie forze e quindi mi sentivo rigorosissima, avevo davanti secondo me una vita infinitamente lunga e in quel momento dirigevo un giornale e quindi avevo anche un compito di grande responsabilità e l’ho affrontata come si affronta un brutto inconveniente, una reazione molto pratica perché ero in un’età diversa e forse perché avevo anche si un momento anche psicologicamente diverso”.
Oggi è diverso? “Adesso ho proprio avuto voglia di condividerla la malattia e quindi per esempio nominare la fragilità, la malattia e uscire da questa cultura della vergogna di non dire la parola cancro, della paura esatto come se fosse una fase appunto di cui vergognarsi”.
E’ così sincera, ha scavato dentro se stessa e tira fuori quello che ha pensato: “Mi è venuto da pensare in questo periodo, come se fosse un po’ colpa mia no se non sono più performante, più forte come prima. Infatti quando succede qualcosa che ti piega c’è sempre un po’ l’istinto di dire ‘cosa ho fatto per meritarmelo’”.
Sa benissimo che la vita non è quello che ti succede e non dipende da te: “l’unica cosa che dipende da te è come reagire a quello che ti succede. Tu puoi fare programmi e poi gli dei dell’Olimpo ridono dei tuoi programmi perché non dipende da te, puoi concorrere ma non sei padrona del tuo destino però c’è la reazione e dunque se ridere se piangere, se lamentarsi o disperarsi, se fare la vittima non fare la vittima o non lamentarti”.