Concita De Gregorio parla della malattia: “So cosa mi ha fatto ammalare”
Concita De Gregorio a Vanity Fair parla della malattia, confida che sa bene perché si è ammalata di cancro
Per Concita De Gregorio quattro anni fa la diagnosi che nessuno vorrebbe mai avere, quella della malattia, il cancro al seno. Ha scritto La Cura ma nel suo libro parla degli incontri che guariscono. Concita De Gregorio crede di sapere perché si è ammalata, cosa l’ha fatta ammalare ma non lo dirà mai. Racconta invece altro e il resto lo spiega nell’intervista.
La giornalista e scrittrice non si è mai chiesta perché è successo a lei ma uno psicoterapeuta le ha chiesto se sapesse che il corpo invece lo sa benissimo. C’è sempre un motivo per cui ci si ammala. No, non vuole sostituirsi ai medici ma c’è una statistica che non ignora. >>Concita De Gregorio a Belve parla per la prima volta del tumore, della parrucca che indossa
Concita De Gregorio in Australia per dire a suo figlio della malattia
E’ certa che il farmaco più forte sia l’amore ed è anche per amore se dopo avere saputo che aveva il cancro Concita De Gregorio è volata in Australia chiedendo ai medici di non fermarla, perché doveva parlare della malattia a suo figlio, doveva dirglielo lei e abbracciandolo.
Non è la protagonista del suo libro La cura ma “è la ragione per cui esiste”. 62 anni di cui trenta nel giornalismo e oggi ha la convinzione che “le persone disamate guariscono più difficilmente, più lentamente. Se non hai nessuno per cui valga la pena alzarsi dal letto la mattina, non hai voglia di alzarti”.
Come avrebbe potuto non volare da suo figlio: “È necessario per me andare a parlare con mio figlio e spiegargli la situazione. Mi farà bene, sarò felice. E nella felicità i vostri farmaci si muoveranno più lietamente, faranno il loro lavoro cantando. Fatemi essere felice” disse ai medici che oggi ringrazia.
Come sta oggi Concita De Gregorio? “Ho come l’arto mancante dell’energia. Mi percepisco ancora quella di prima e poi arriva un punto della giornata in cui non ce la faccio più. Mi stanco di più, perdo un po’ la memoria, non mi vengono le parole, e questo mi fa proprio arrabbiare”.
Come si reagisce se si deve guardare il cancro in faccia? “Dipende dall’educazione. Io ho avuto quella che chiamo un’educazione siberiana: non ci si lamenta. Lamentarsi serve solo a molestare le persone intorno a te”.
E sono proprio gli altri che decidono subito se restare o andare via per sempre: “Ci sono quelli che dopo un minuto sono lì, come alcune mie amiche che hanno messo il gin tonic nella bottiglietta dell’acqua naturale e me l’hanno portato in ospedale. E poi ci sono quelli che scappano perché sei uno specchio o perché non se la sentono”.
Non giudica, ognuno reagisce come può ma ha poi capito che i segnali c’erano anche prima ma non si era soffermata ad analizzarli.