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Tonno in scatola e mercurio: quale scegliere per mangiare sano

E' pericoloso mangiare il tonno in scatola? Come scegliere considerando la presenza del mercurio? Ecco tutto quello che dobbiamo sapere

tonno in scatola e mercurio

Il tonno in scatola è uno degli alimenti “salva pasto” più diffusi: pratico, proteico, versatile e spesso anche economico. Negli ultimi mesi però è tornato al centro dell’attenzione per un tema che ciclicamente preoccupa i consumatori: il mercurio, in particolare il metilmercurio, la forma più tossica che si accumula nei pesci. Capire quale tonno scegliere significa quindi bilanciare comodità e benefici nutrizionali con un consumo davvero consapevole, soprattutto se lo si mangia spesso.

Il punto di partenza è semplice: il mercurio non “nasce” nella scatoletta, ma arriva dal mare. Una volta presente nell’ambiente, entra nella catena alimentare e tende a concentrarsi sempre di più man mano che si sale di livello. Il tonno, essendo un predatore, può accumularne quantità maggiori rispetto ad altri pesci più piccoli. È per questo che la questione non riguarda solo il tonno in scatola, ma il tonno in generale.

Tonno in scatola e mercurio: come regolarsi?

A livello di sicurezza alimentare, l’Europa usa come riferimento una soglia chiamata TWI (assunzione settimanale tollerabile) per il metilmercurio, fissata dall’EFSA a 1,3 microgrammi per kg di peso corporeo a settimana. In pratica, più si pesa e più è “ampio” il margine, ma la logica resta la stessa: se si mangiano spesso pesci ad alto contenuto di mercurio, si può superare più facilmente questa soglia, soprattutto nei bambini o in gravidanza.

Ed è proprio qui che entra in gioco la scelta della tipologia di tonno. Non tutto il tonno è uguale: i livelli di mercurio cambiano in base alla specie, alla taglia e all’età del pesce. In linea generale, i tonni più piccoli hanno una probabilità più bassa di contenere alte concentrazioni di mercurio. Molto spesso il cosiddetto “tonno leggero” in scatola è fatto con specie come lo skipjack (tonnetto striato), considerato mediamente più basso in mercurio rispetto a varietà più grandi e longeve. Questo è anche uno dei motivi per cui diversi enti sanitari, come ad esempio Health Canada, distinguono chiaramente tra light tuna e albacore/white tuna, consigliando più prudenza con quest’ultimo.

In parallelo, anche le linee guida statunitensi (FDA/EPA) inseriscono alcuni tipi di tonno, come alalunga e pinna gialla, nella categoria “buona scelta”, ma con un consumo più misurato rispetto ai pesci notoriamente più poveri di mercurio. Questo non significa che il tonno sia “pericoloso” di per sé: significa che è un alimento da gestire con criterio, soprattutto se diventa un’abitudine quotidiana.

Tonno in scatola e mercurio: le ultime news

Negli ultimi tempi il tema è tornato forte anche per la pubblicazione e la ripresa sui media di test e inchieste che mettono in evidenza una variabilità importante tra le confezioni e, in alcuni casi, livelli elevati. A fine 2024 si è parlato molto del report dell’ONG Bloom e delle analisi su scatolette vendute in Europa, incluse alcune acquistate in Italia: la questione è stata rilanciata anche dalla stampa internazionale, con richieste di rivedere le regole e i controlli. Il dato che conta davvero, per il consumatore, è che non sempre è possibile “indovinare” la quantità di mercurio presente in una singola scatoletta: ecco perché la strategia più efficace resta la moderazione e la varietà.

Se l’obiettivo è mangiare sano senza rinunciare al tonno in scatola, la scelta migliore in genere è orientarsi su un prodotto che ti permetta di consumarlo con più serenità e continuità. Nella pratica, conviene preferire il tonno “più piccolo” e tendenzialmente meno carico di contaminanti, cioè quello spesso venduto come tonno leggero, e alternarlo spesso ad altre fonti proteiche. Anche la frequenza fa la differenza: per un adulto in buona salute, una porzione ogni tanto difficilmente rappresenta un problema, mentre il consumo ripetuto più volte a settimana può diventare meno ideale, soprattutto se la dieta include anche altri pesci predatori.

Per categorie più sensibili come donne in gravidanza, allattamento e bambini, la prudenza è ancora più importante perché il metilmercurio può interferire con lo sviluppo neurologico. È uno dei motivi per cui molti enti sanitari invitano a limitare i pesci più a rischio e a scegliere più spesso alternative a minor contenuto di mercurio.

Detto questo, ridurre il discorso a “tonno sì o tonno no” sarebbe troppo semplicistico. Il tonno in scatola può essere un buon alimento se inserito bene: è ricco di proteine, utile quando si ha poco tempo, e può aiutare a costruire pasti bilanciati con verdure, cereali integrali e grassi di qualità. Quello che cambia davvero l’impatto sulla salute è la regolarità con cui lo consumi e quanto varia è il resto della tua alimentazione.

Cosa possiamo quindi dire ? Se vuoi scegliere il tonno in scatola “più adatto” per un’alimentazione sana, la direzione più sensata è puntare su un tonno proveniente da specie più piccole, consumarlo con una frequenza ragionevole e non trasformarlo nella tua proteina principale di ogni settimana. Il tonno può restare un alleato pratico, ma la regola d’oro è sempre la stessa: più la dieta è varia, più diventa facile mangiare bene senza esporsi inutilmente ai rischi.

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