Leaving Neverland, la verità di Wade e James: dall’amore per Michael Jackson alle accuse di abusi

E’ davvero difficile dare una propria opinione su questa storia. E’ davvero difficile ergersi a giudice, chiedersi “perchè non lo hanno fatto prima“. E sembra quasi lecito anche domandarsi: “staranno raccontano la verità?”. Guardando Leaving Neverland i sentimenti che si provano sono diversi: lo schifo, la rabbia, l’impotenza, il dolore, l’incredulità, il timore…E molti di questi sentimenti cambiano dalla prima alla seconda parte del documentario, come se un climax ascendente ci portasse in una direzione. E’ difficile commentare un documentario come Leaving Neverland perchè a parlare sono due uomini che da bambini hanno subito delle molestie. Sono due vittime. Gli crediamo? E’ questo il grande interrogativo che ne genera altri: perchè non dovremmo farlo? I due protagonisti del documentario che parla degli abusi che Michael Jackson avrebbe commesso su di loro hanno delle storie complicate e se forse, avessero raccontato la loro verità quando erano ancora dei bambini, oggi non saremmo qui a chiederci se possa essere tutto vero. Ma perchè oggi, due uomini di 40 anni, dovrebbero mentire? Perchè dovrebbero esporsi così tanto? E questa domanda ne genera un’altra: perchè lo hanno fatto in passato per due volte ( mentire) , in occasione di due processi e non nella cameretta della loro casa? Erano dei bambini. E’ questo l’assunto dal quale vogliamo partire. Erano due bambini prima, due adolescenti dopo. Erano due bambini innamorati di Michael Jackson, due adolescenti che poi sono diventati uomini e, si sono resi conto solo raggiungendo una certa maturità, quello che gli era successo.

LEAVING NEVERLAND IL DOCUMENTARIO DELL’HBO CHE HA SCONVOLTO IL MONDO INTERO

Tutti sapevano e nessuno aveva il coraggio di parlare: perchè Jacko non ha pagato per le sue colpe?


James Safechuck e Wade Robson sono due vittime di un mostro? Per chi guarda questa storia da fuori, la risposta è si. Erano due bambini che idolatravano una star mondiale. Erano due bambini che non sapevano quello che era giusto, quello che era sbagliato. Erano due bambini che si sono lasciati guidare da genitori che non vedevano così assurdo il fatto che un uomo di 30 anni dormisse nello stesso letto di un bambini di sette.


James Safechuck e Wade Robson si reputano vittime di un mostro? Questa è una domanda ancor più complessa. Wade ha amato follemente Michael, ha creduto di essere il suo bambino prescelto, ha lasciato l’Australia per raggiungerlo, parlava ore e ore con lui al telefono. E lo ha amato anche quando da adulto lo ha incontrato di nuovo, quando dopo essersi fidanzato ha capito cosa era l’amore per una donna. James è stato per Michael un amante, un amico, un fratello. La madre di James ha voluto bene a Michael come un figlio. Ha studiato con i soldi di Michael, ha lavorato, ha viaggiato, è cresciuto in una casa bellissima. Vittime di un mostro? Dalle loro labbra, nel corso del documentario, questa parola non esce mai. E’ la madre di James alla fine della storia a usare la parola pedofilo, come se finalmente si sia davvero resa conto di quello che il cantante ha fatto, o avrebbe fatto, a suo figlio.

Tutto il mondo ne parla. Il documentario ha sconvolto davvero il mondo intero: nel Regno Unito, ad esempio, ci sono state delle Radio che hanno deciso di non trasmettere più i brani di Michael Jackson. I familiari del cantante stanno facendo un crowfunding per raccogliere la cifra necessaria a realizzare un contro documentario. I fans di Jackson sono sul piede di guerra e minacciano tutti coloro i quali si schierano dalla parte di Wade e James.

C’è a nostro avviso un momento, nella vita di Wade e James che cambia tutto. Non è la depressione, non è il dover fare i conti con il vuoto che hai dentro dopo gli abusi. Sia James che Wade hanno capito che era arrivato il momento di raccontare la loro verità, dopo la nascita dei loro bambini. E’ la paternità il punto di svolta in questa vicenda. Wade e James iniziano a guardare i loro figli, di pochi mesi, e si interrogano. Iniziano a proiettare sui loro bambini le azioni che Michael avrebbe fatto su di loro. Iniziano a comprendere che quello non era amore, che quello non era affetto. Capiscono di esser stati abusati. E si, forse loro in quel momento non si sarebbero ribellati, forse loro non avrebbero detto no. Ma erano dei bambini. Erano dei minori. E gli abusi, ci sono stati.

James e Wade si sentono in colpa per tutto quello che è successo e per riscattarsi, vogliono essere di aiuto. Lo fanno per i loro figli, lo fanno perchè in passato hanno detto delle menzogne che hanno cambiato la vita a più persone. Ai bambini che avevano denunciato, ai bambini che sono stati stuprati e che potevano salvarsi, se solo loro, in quelle aule di tribunale, avessero detto la verità.

Chi si mette davanti alla tv, davanti allo schermo di un computer si lascia guidare in questo racconto dalle voci dei due protagonisti. Il regista è stato accusato di non aver messo sul piatto delle prove. Ma è chiaro che la sola persona a poter smentire sarebbe stata Michael. E poi quello delle testimonianze a favore o contro, non era lo schema dei processi durante i quali Jackson è stato imputato? Perchè se in quel caso le prove non sono servite, dovrebbero essere utili o essere esposte in un documentario che serve solo a raccogliere la testimonianza di due uomini che dicono di esser stati abusati per anni da una star mondiale?

Come sempre siamo noi a decidere da che parte stare, se credere a questi due uomini, alle loro madri, alle loro mogli. Generalmente recensiamo questo genere di documentari ma in questo caso non possiamo farlo. Qui si parla di molestie sessuali, di abusi. Si parla di vite distrutte per sempre.

James e Wade da piccoli

LEAVING NEVERLAND: IL RUOLO DELLE FAMIGLIE DEI DUE PROTAGONISTI, MADRI E PADRI

Le colpe delle madri ricadono sui figli?

Non riuscirete a fare a meno di elaborare delle riflessioni sulle famiglie di James e Wade dopo aver visto il documentario. Vi chiederete, come hanno fatto anche i protagonisti di questa storia, come sia stato possibile tutto questo.

LA STORIA DI WADE UN BAMBINO AUSTRALIANO CHE HA UN SOLO MITO: MICHAEL JACKSON

Partiamo da Wade. Nasce con il mito di Jackson, ha soli 5 anni quando capisce che vuole diventare come lui. Sua madre diventa la sua manager e, l’incontro con il cantante in Australia, cambia per sempre la loro vita. Il piccolo Wade cresce con la speranza di diventare un grande ballerino. Sua madre lo porta in giro per tutto il paese trascurando gli altri due figli e suo marito. Tutto cambia quando la famiglia parte per un viaggio negli Usa e la madre di Wade riesce a far incontrare il bambino con Jackson. E’ lei che chiama decine di persone, è lei che fissa gli appuntamenti, è lei che sogna in grande per suo figlio. Come potrebbe del resto un bambino di 5 anni avere gli stessi sogni di un adulto?

Sono la madre e il padre di Wade a permettere a un bambino di 7 anni di restare da solo nella stessa stanza di un uomo di 30 anni che conoscono da 3 ore, di dormire con lui insieme alla sua sorellina di 10 anni. Sono i genitori di Wade a lasciare il piccolo con Michael mentre loro si godono un viaggio negli Usa. E scusate se è poco. In questo momento della narrazione ci si indigna, ci si chiede come sia tutto possibile. Ma del resto Michael era un grande ammaliatore, forse anche un grande manipolatore. Cercava di sedurre prima la mamma per far si che si fidasse di lui ciecamente. Fino all’ultimo la madre di Wade ha creduto che gli abusi fossero solo una invenzione di altre madri, che erano state meno fortunate di lei, che volevano adesso solo dei soldi. La madre di Wade lascia suo marito ammalato in Australia, parte con due figli, lascia la famiglia e il suo paese solo per dare un futuro al suo bambino. Ma era davvero Wade che doveva essere famoso o questa fama piaceva anche a lei? La famiglia di spezza, il padre di Wade poco tempo dopo si toglierà la vita. La vittima in questa storia è chiaro, non è solo Wade. Lui porterà per sempre nell’animo i segni indelebili di quello che è successo ma tutti gli altri componenti della famiglia, pagano a caro prezzo le conseguenze. Le scelte di una madre che non ha capito, che non si è fermata a riflettere. Bene inteso che la colpa, in questa storia, non è di una madre, ma se solo ci fosse stata più attenzione, molte cose non sarebbero accadute.

Lui non aveva avuto una infanzia, lui voleva solo giocare. Io conoscevo Michael e sapevo che non avrebbe mai fatto del male ai bambini” è questo il pensiero della madre di Wade a poche ore dal primo processo. Lei che pensava di conoscere Michael solo perchè avevano parlato ore al telefono e avevano parlato per ore con i Fax. La madre di Wade però si sente nella posizione di giudicare le altre mamme, quelle dei bambini che accusano. E non ha mai dubbi: lo stanno facendo per i soldi.

Il padre di Wade è quasi del tutto in secondo piano in questa vicenda. Lo vediamo in una foto del prima, paffuto e sorridente, lo rivediamo in una foto del “post Jackson” smunto e pallido, con gli occhi spenti. Quello che ha provato lo può sapere solo lui, si è portato tutto dentro. Vi chiederete: perchè la colpa della madre, anche il padre avrebbe potuto imporsi, avrebbe potuto dire di no. Ma come ostacolare il percorso artistico di un bambino che a soli 7 anni è nelle grazie di Michael Jackson, voi lo avreste fatto?

La famiglia di Wade: mamma, sorella e papà

IL PICCOLO JAMES: DALLA PUBBLICITA’ DELLA PEPSI ALLA SUA VITA CON MICHAEL JACKSON

La mamma di James sogna per lui un futuro perfetto. Le hanno detto che ha un volto di quelli che bucano lo schermo e così ha iniziato a fargli fare dei casting per la pubblicità. Ed è proprio durante la pubblicità per la Pepsi che incontra Michael per la prima volta. Da quel momento i due, per oltre 15 anni, non si perderanno di vista, tra alti e bassi. La madre di James non riesce a crederci: Michael trova quel bambino fantastico tanto da farlo restare insieme a lui nel suo camerino. Da lì iniziano viaggi in prima classe per il tour e quelle visite di Michael in casa di James. Una star mondiale che cena, dorma, gioca nell’abitazione di una famiglia semplice. Una vita che cambia all’improvviso.

I primi mesi James dormiva in camera mia quando si andava in giro con Michael, io cercavo di essere sempre al suo fianco. Mangiavo con loro, stavo più che potevo. Poi però tutto è diventato normale, James ha iniziato a dormire con Michael. Io sapevo che giocavano, leggevano, guardavano i film. Lo trovavo normale. Per me Michael era un bambino che non aveva avuto una infanzia, era come un figlio” commenta la mamma di James nel documentario, mentre racconta quello che è successo alla sua famiglia.

Certo con il senno di poi è facile giudicare una madre che compie un errore dietro l’altro. Ma Michael era amato da tutti: da Lady Diana alla Regina Elisabetta, il suo impegno mondiale per i bambini sfortunati faceva si che nessuno si ponesse delle domande. Perchè Michael non solo amava i bambini, lui era ancora un bambino. Nulla di strano quindi nel vedere la sua Neverland. Nulla di strano per la mamma di James nel sapere suo figlio nella stanza di Michael e lei con suo marito in un’altra ala della casa. “Devo ammettere che in alcune occasioni ho origliato alla porta, non capivo cosa facessero tutto quel tempo” racconta la mamma di James. E forse, in quella occasione come in altre, la testa della donna diceva una cosa, il suo cuore però, un’altra. L’istinto materno non l’ha aiutata; Michael era quello che pagava la scuola di suo figlio, che l’ha convinta a fargli lasciare gli studi per la scuola di regia. Michael è lo stesso che fa regali, che dorme in una casa piccola invece che all’Hilton pur di stare con loro. Michael è uno di famiglia.

E oggi forse questa donna sa che gli abusi sui minori, sempre più spesso avvengono in famiglia, perchè è proprio dalla persone di cui ti puoi fidare che arriva la pugnalata alle spalle.

Il padre di James non ha mai avuto il minimo sospetto. Non ha mai pensato che Michael potesse fare del male a suo figlio. Durante il primo processo si è schierato sin da subito dalla parte del cantante senza neppure chiedere a suo figlio se tra di loro ci fossero mai stati dei problemi. Non sappiamo come abbia reagito successivamente al dramma che la famiglia ha vissuto. La mamma devastata, è l’unica che nel documentario usa il termine “pedofilo” e trova il coraggio per affrontare il vero tema di questa vicenda. Non si perdonerà mai, questo è chiaro.

La mamma di James

La domanda quindi adesso è quella dalla quale siamo partiti: è colpa di queste donne, di queste famiglie? Il vero colpevole in questa vicenda è chi commette gli abusi, non i bambini che li subiscono e non parlano, non le madri che non hanno capito, non i padri che hanno preferito tacere. Ci sono delle responsabilità, questo è chiaro. Ma i protagonisti di questa storia, immaginiamo non abbiano bisogno di sermoni. Pagano, e pagheranno per i loro errori.

Alla fine del documentario proprio la mamma di James fa una domanda che, fa venire i brividi, ancora una volta. Che uomo sarebbe stato James se non avesse subito gli abusi? Questo purtroppo nessuno lo potrà mai sapere.

Oggi però Wade e James, decidendo di parlare, hanno finalmente trovato parte delle risposte ai loro continui malesseri. Oggi hanno dato un senso a quelle esistenze in bilico che non erano mai complete.

Lo stesso James in una riflessione commenta “forse siamo rimasti sempre dei bambini” in riferimento al periodo che ha cambiato per sempre le loro vite. E mai come in questo caso, quel “leaving Neverland” è più appropriato visto che, Wade e James, da quel luogo forse, non sono mai tornati indietro.

E’ GIUSTO CANCELLARE MICHAEL JACKSON DALLA STORIA DELLA MUSICA MONDIALE?

E chiudiamo con questa ultima riflessione. Se il processo a Michael Jackson fosse iniziato oggi, all’indomani del #metoo, nell’era dei social network, sappiamo che le cose sarebbero necessariamente andate in modo diverso. Basti pensare a quello che è successo a Kevin Space. Cancellato dall’olimpo degli attori di Hollywood, cancellato da film, titoli di coda, privato di premi vinti nella sua carriera. Oggi, nel 2019, un processo contro Jackson avrebbe avuto un altro sapore. Oggi i suoi soldi probabilmente non sarebbero bastati.

Il vero equivoco però in questa storia è un altro: confondere la star con la persona . Confondere colui che viene accusato di aver abusato di almeno 5 bambini con la popstar. L’arte non può avere censura. L’arte non deve morire. E’ un errore che continuiamo a fare in questa epoca in cui tutto corre troppo veloce e ci si lascia travolgere da un hashtag.

LEAVING NEVERLAND DOVE VEDERLO IN STREAMING : IN ITALIA IN ONDA SUL NOVE E DISPONIBILE SU DPLAY

Il documentario è andato in onda in Italia sul Nove, il 19 e il 20 marzo del 2019. Attualmente i due episodi sono presenti nell’offerta streaming di Dplay e possono essere visti in streaming gratuitamente.

NOTE TECNICHE: LEAVING NEVERLAND DOCUMENTARIO HBO 

Leaving Neverland è un film documentario per la televisione del 2019 diretto e prodotto dal regista britannico Dan Reed.

Il documentario è incentrato sulle accuse mosse da Wade Robson e James Safechuck verso il cantante Michael Jackson di avere abusato sessualmente di loro quando erano dei bambini, sebbene non ci siano prove ufficiali degli abusi da parte di Jackson; inoltre, vengono presi in esame gli effetti che i presunti abusi hanno avuto sulle loro vite da adulti e sulle loro famiglie. Il titolo si riferisce al Neverland Ranch, residenza californiana di Jackson, dove parte degli abusi avrebbero avuto luogo. Il film è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2019, venendo poi trasmesso in televisione in due parti dalle emittenti HBO e Channel Four.

A seguito della messa in onda del documentario, negli Usa è stata diffusa la notizia su un tentato suicidio della figlia di Jackson che ha però smentito categoricamente sui social quanto riportato dai media. 

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