Misseri, testo ultima lettera scritta dal carcere

Questo il testo dell’ultima letta-rivelazione di Michele Misseri, in cui spiega perchè ha ucciso Sarah.

Nel testo afferma che era arrabbiato perchè il trattore non andava: “forse lei mi ha colpito e io le ho stretto una corda attorno al collo”. Queste le nuove parole di zio Michele, in una confessione avvenuta tramite lettera, recapitata al suo avvocato Francesco De Cristofaro.

La lettera, datata 9 febbraio 2011, è stata scritta lo stesso giorno in cui la magistratura tarantina ha adottato per Michele e Sabrina Misseri un decreto che impediva loro, per tre mesi, di inviare e ricevere corrispondenza, fatta eccezione per le missive dirette ai loro legali.

La lettera è stata letta nel corso de “La vita in diretta”, su Raiuno. Ecco il testo:

Io – scrive Michele – vorrei che i carabinieri del Ris mi portassero ad Avetrana. Mi sono ricordato che sotto, nel garage, c’è una prova che mi è venuta in mente adesso di quel giorno, il 26 agosto 2010. Quando il trattore non partiva avevo lì a fianco un compressore ad aria che utilizzavo per spolverare il motore. Ero arrabbiatissimo, non riuscivo a controllarmi. In quel momento Sarah è scesa da sola nel garage e mi ha detto: ‘Zio, perchè stai gridando?’. Io non mi ero accorto di lei, e poi vedendola le ho detto: ‘Sarah vattene’. Ma Sarah era sempre davanti e io non volevo che stesse davanti. L’ho presa non so dove. L’ho sollevata per dirle vattene. A quel punto mi è venuto un calore alla testa. Sarah forse mi ha fatto male. Ricordo in maniera confusa che lei mi ha dato un calcio».

Ma può la curiosità di una 15enne, il suo tentativo di aiutare uno zio in difficoltà, concludersi con l’uccisione? E’ quello che ci chiediamo.

Ma continuiamo a leggere la lettera:

Sul trattore – scrive Michele – tenevo appoggiata una corda. Quando Sarah si è girata, le ho messo la corda al collo. In quel momento non mi rendevo conto che la stavo uccidendo. Sarah in mano aveva il telefonino che vibrava, è caduto per terra, si è aperto in due perdendo la batteria. Sarah cadendo è andata a sbattere con la testa tra il manico e il serbatoio del compressore: ecco perchè il segno sul collo sembrava una cinta e non una corda. Un’altra corda, uguale a quella usata per uccidere, è sulla motozappa che sta sotto il garage. Non volevo uccidere Sarah. Dopodichè l’ho coperta con un grosso cartone e anche il compressore perchè avevo sentito mia figlia Sabrina che mi chiedeva: ‘Papà hai visto Sarah?’. E io ho detto una bugia perché la povera Sarah era già morta. Ho detto a Sabrina che forse Sarah era ancora a casa sua e lei mi ha risposto: ‘Se arriva falla aspettare’. In quel momento ho fatto sparire il corpo di Sarah mettendolo in macchina“.
Resta da vedere quanto gli investigatori ritengano attendibile quest’ultima versione dei fatti fornita da Michele Misseri. Intanto i carabinieri hanno sequestrato due compressori che si trovavano nel garage di casa Misseri.

Sara Moretti

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