Cavoli: blitz nella capitale della Terra dei Fuochi, sequestrati campi


Blizt a Cavoli: verze, finocchi al cloroformio, oltre ai metalli pesanti, ai solventi e all’arsenico. Trovata nella falda acquifera delle campagne di Caivano un’alta concentrazione di triclorometano, comunemente chiamato cloroformio. Sostanze considerate altamente tossiche e nocive per l’ambiente e la salute umana. Sono scattati così i sequestri di campi pronti per la raccolta degli ortaggi e già seminati. Nei campi interessati dal blitz  venivano coltivati cavoli, insalata, finocchi e verze. A sequestrare i campi sono stati gli agenti del corpo della forestale dello Stato di Napoli con a capo il generale Sergio Costa. Rientrano tra i sequestri 430mila metri quadrati di campagna tra la famigerata zona Sammereto e quella di Pascarola. Gli agenti della forestale hanno sequestrato 13 pozzi avvelenati. Con questo ultimo blitz sale a 600mila metri quadrati il totale dei campi coltivati sequestrati a Caivano,  “capitale” della «Terra dei fuochi».

I fondi e i pozzi sequestrati, secondo quanto riporta in una nota il procuratore aggiunto Nunzio Fragliaso, si trovano sulla stessa linea della falda acquifera degli altri sei pozzi irrigui e dei relativi terreni ,oltre 10 ettari, in località Sanganiello e Ponte delle Tavole, sempre a Caivano, e che erano stati sequestrati lo scorso luglio.
Ricordiamo che con l’espressione “Terra dei fuochi” si fa riferimento alla vasta area situata nell’Italia meridionale e, precisamente, tra le province di Napoli e di Caserta. Tali aree sono caratterizzate dalla presenza di roghi di rifiuti. La locuzione fu utilizzata la prima volta nel 2003 presso il Rapporto Ecomafie 2003 curato da Legambiente. In seguito, anche Roberto Saviano, nel suo libro Gomorra, l’aveva utilizzata come titolo dell’XI ed ultimo capitolo.
La “Terra dei fuochi” comprende l’area territoriale all’incirca tra i comuni di Qualiano, Giugliano in Campania, Orta di Atella, Caivano, Acerra, Nola, Marcianise, Succivo, Frattaminore, Frattamaggiore, Mondragone, Castelvolturno e Melito di Napoli.
La Camorra e, in particolare, il clan del Casalesi sono coinvolti nel riversare illegalmente i rifiuti, anche tossici.


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