Avvelenamento cani, aumentano i casi in Italia

È allarme avvelenamento cani a Milano, dove sono già tre gli animali deceduti per aver ingerito dei bocconcini con topicida: cresce così una “moda” che sta prendendo piede in tutta Italia e per cui gli animalisti italiani – e non solo loro – attendono delle soluzioni da parte delle Istituzioni, che ancora tardano ad arrivare.
Questi atroci gesti da parte di chi odia gli animali dovrebbero, infatti, essere puniti secondo legge, in quanto l’uccisione di animali è un reato previsto dall’art. 544-bis del Codice Penale, ai sensi del quale: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi“. Pena, sinceramente, ancora troppo morbida per chi si macchia di tali crimini e che non viene quasi mai applicata, lasciando crescere indisturbato un fenomeno di tale gravità.

Ci si aspetterebbero, infatti, delle indagini in merito, ma non sempre è così: a Trappeto – in provincia di Palermo – ad esempio, sono deceduti numerosi animali per avvelenamento – sia randagi che padronali – ma questi scenari accadono un po’ in tutta la Sicilia. Recentemente, poi, è deceduto tra mille agonie di un pastore tedesco ad Enna – morto nonostante i tentativi di salvarlo da parte del suo “genitore umano” – così come ben 4 randagi a Palermo, la sera della vigilia di Natale.

Come sempre, in questi casi, ad intervenire sono i volontari che allertano le istituzioni e tentano di ottenere delle risposte che non sempre arrivano e delle promesse che non vengono mai mantenute: diverse sono state, in questi anni, anche le iniziative lanciate su Facebook, ma la situazione resta irrisolta e tocca adesso tutta Italia, giungendo fino a Milano.

Quando il meccanismo è così diffuso si parla di gesti criminali, reati punibili, ma poco denunciati e che sempre rimangono impuniti. Un uomo non ha il diritto di uccidere un essere vivente. Qualunque animale ha i propri diritti, rispettarli è dovere dell’uomo. Un crimine così efferato non deve, non può, essere oscurato“, scriveva solo qualche giorno fa Christian Campanile – papà del pastore tedesco Marley – sul suo profilo Facebook. A mancare sono, infatti, indagini accurate da parte delle forze dell’ordine e supporto anche per i volontari che, ormai stremati dalle continue emergenze a cui devono far fronte, vengono lasciati quasi sempre da soli a gestire tragedie di questo tipo.

Ricordiamo che  è vietato dalla legge diffondere veleniL.N. 157/92 art. 21 prevede un’ammenda fino a 1549,37 euro e l’art. 146 T.U. Leggi Sanitarie prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni ed un’ammenda da 51,65 euro fino a 516,46 euro – e che il Ministero della Salute ha emanato un’ordinanza per la quale è vietato utilizzare e detenere bocconi avvelenati (G.U. n.58 del 9 marzo 2012). La morte per avvelenamento avviene con tempistiche differenti a seconda del tipo di veleno ingerito e sopraggiunge dopo dolori lancinanti, vomito, emorragie, difficoltà respiratorie e motorie, salivazione eccessiva ed asfissia. A Milano, intanto, è stata istituita una taglia di 500 euro per chiunque sappia qualcosa circa il criminale che sparge croccantini e veleno per le strade del capoluogo lombardo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.