Alfano propone il suo job act: Superare l’articolo 18 e liberare gli altri contratti

Angelino Alfano lancia la sfida del coraggio al Partito Democratico. Il leader del Nuovo Centrodestra, che appena pochi giorni fa si era dimostrato più che timoroso davanti alle possibili aperture del Pd nei confronti delle coppie di fatto, si rivolge al principale alleato di governo invitandolo a superare le inibizioni, specialmente in campo di riforma del lavoro.
Stando a quanto presentato oggi a Fasano (Brindisi), il Nuovo Centrodestra punta a superare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (riguardante il licenziamento illegittimo, ndr) e propone una sorta di nuovo “jobs act“, pochi giorni dopo le proposte avanzate dal neosegretario del Partito Democratico, Matteo Renzi.
Per Alfano, “il Partito democratico deve avere coraggio. Chiediamo al Pd di non proporci idee e regole da Novecento, perché la prima eco della proposta Jobs Act ci sembra molto somigliante a proposte del passato”. Per il leader del Ncd, la nuova proposta verrà posta all’attenzione del premier Letta già la prossima settimana e in quell’occasione “ribadiremo che il sostegno al governo è legato alla stipula di un contratto che possa fare il bene dell’Italia“.
L’attuale ministro degli Interni vede nella proposta di Renzi un eccessivo ammiccamento alla Cgil, trovando il jobs act del sindaco di Firenze stantio piuttosto che innovativo: “La nostra proposta è più moderna“, sottolinea il vicepremier.
A commentare la nuova proposta è stato anche l’ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ha dichiarato che bisogna “liberare il lavoro per liberare i lavori, cioè semplificare e liberare l’apprendistato, liberare il contratto a tempo determinato compreso il superamento dell’art.18, liberare molte altre tipologie contrattuali, liberare il potere della contrattazione e negoziazione in azienda sia di carattere collettivo che individuale, avere cioè fiducia nella capacità di incontro tra imprenditore e lavoratori”.
Le altre proposte del Nuovo Centrodestra riguarderanno la detassazione del “lavoro produttivo per aumentare i salari. Potremmo anche dire, partecipare per guadagnare. Ci riferiamo al salario di produttività cui si dovrebbe prioritariamente provvedere in termini di detassazione, di riduzione della pressione fiscale e contributiva con le risorse attribuite alla riduzione più generale del cuneo fiscale sul lavoro”. Poi si tratterà di “premiare chi occupa per aiutare chi non lavora. Premiare chi occupa significa soprattutto due cose: tutti i sussidi possono diventare premio per il datore di lavoro che assume il sussidiato, ciascun disoccupato deve avere dalle Regioni, sulla base dei fondi europei un buono da poter spendere presso un servizio pubblico o privato che sia nella misura in cui occupa il lavoratore” e infine, spiega ancora Sacconi, “prevedere per provvedere ai disoccupati attraverso la generalizzazione dell’assicurazione obbligatoria che dà luogo ai sussidi attraverso l’investimento nelle conoscenze e nelle competenze”.

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