Servizio Pubblico: arrestato l’ex collaboratore di giustizia dopo la trasmissione


“La mafia arriva, spara in faccia, spara in testa. Subito uno si accascia, e muore. Lo Stato, invece, ti fa morire giorno dopo giorno”. Queste sono le parole di Vincenzo Scarantino, ospite ieri a Servizio Pubblico per raccontare la sua drammatica storia, quella di un uomo, a detta sua, costretto dagli inquirenti a confessare l’omicidio di Paolo Borsellino e della sua scorta. Scarantino a fine trasmissione è stato arrestato. Nei suoi confronti è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare per il presunto abuso di una donna disabile.

La storia di Vincenzo Scarantino – Nel lontano 1992 viene arrestato per mafia e dopo un solo anno di carcere duro, a Pianosa, decide di collaborare spiegando nel dettaglio le motivazione e l’organizzazione dell’omicidio di Paolo Borsellino. Poco dopo, però, ritratta scagliandosi contro poliziotti e magistrati che a suo dire, lo avrebbero costretto a testimoniare. Un gruppo di poliziotti – ha riferito Scarantino durante la trasmissione – lo preparava per gli interrogatori: “Le sere prima mi leggevano tutto e io dovevo memorizzare tutto quello che sentivo”. Arnaldo La Barbara, defunto questore d’allora, lo avrebbe costretto a mentire. Durante Servizio Pubblico, l’uomo è coperto da una maschera ed accusa inoltre un uomo (non fa il nome), che avrebbe architettato tutto il depistaggio.


L’arresto – Sùbito dopo la trasmissione, Scarantino si apprestava a tornare in albergo a bordo di un’auto della produzione, ma fuori dagli studi di Cinecittà, ad attenderlo c’erano due volanti e tre auto civetta. Gli agenti della squadra mobile di Torino hanno caricato l’ex collaboratore di giustizia e l’hanno condotto in Questura. All’uomo sono state prese le impronte digitali. Poi, è stato condotto in un hotel. Mezz’ora dopo, in stato d’arresto, Scarantino è scortato nuovamente in questura.

La nuova accusa – Secondo fonti investigative, l’ex collaboratore di giustizia sarebbe andato nella struttura della comunità soltanto in una occasione, per sostituire un suo amico educatore e lì avrebbe approfittato dei gravi problemi psichici di una donna per abusare sessualmente di lei. La mobile di Torino, dopo la querela dei familiari della vittima, ha eseguito le indagini ed è risalita a Scarantino dopo la testimonianza di vari collaboratori della struttura. Il procuratore aggiunto a cui è stato affidato il fascicolo insieme al pm Patrizia Gambardella, ha spiegato che “l’arresto è avvenuto dopo la trasmissione perché Scarantino era irreperibile da due mesi”. L’uomo infatti, aveva indicato come fissa dimora un albergo in disuso. Per evitare di perdere nuovamente le sua tracce, quindi, si è proceduto all’arresto dopo la trasmissione. 

Restano però dei dubbi  La squadra dei giornalisti di Servizio Pubblico, ha seguito il susseguirsi degli eventi del post-trasmissione ed anche loro si dicono “sconvolti dalla modalità e insospettiti dalla tempistica dell’operazione”.


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