Governo Letta: ecco cosa (non) ha fatto

Tante promesse mai mantenute. Enrico Letta saluta la presidenza del Coniglio lasciandoci un pugno di sabbia. Ora tocca a Renzi che ha promesso una riforma al mese

In molti si chiedono a cosa sia servito il Governo del dimissionario Letta. A cosa siano servite quelle “larghe intese” che per i nostri politici sembravano essere l’unico modo per salvaguardare il nostro Paese. Che cosa ha fatto Letta per l’Italia? Cosa ci ha lasciato? Un pugno di sabbia per gli italiani e un’eredità scomoda per il nuovo che arriva.

Facciamo prima ha scrivere ciò che ha fatto, perché è davvero pochissimo. Lodevole l’iniziativa con annessa legge sul femminicidio, in cui sono stati resi più incisivi gli strumenti della repressione penale dei fenomeni di maltrattamenti in famiglia, violenze sessuali e atti persecutori. Facciamo notare tuttavia che tale decreto, divenuto poi legge, nasce da un iniziativa del Consiglio d’Europa. Utile anche il cosiddetto Salva Pompei, che ha previsto la creazione dell’Unità Grande Pompei, una la struttura operativa per monitorare le attività di coordinamento di accessibilità del sito. Non dimentichiamo neppure lo stop della prima rata dell’Imu, con annessa rivalutazione del capitale di Bankitalia. Poi, solo promesse e buoni propositi. Niente di più.

Ecco una carrellata delle promesse non mantenute.

Riforme costituzionali – L’intento era quello di cambiare una gran parte della Carta grazie ad una procedura semplificata (modifica a tempo dell’articolo 138). Il 29 maggio 2013 Enrico Letta promise: “Non si può cominciare oggi un percorso dai tempi indefiniti: 18 mesi sono un tempo giusto per le riforme costituzionali”.

Lavoro, esodati e precari – Il 29 aprile 2013 il premier dimissionario disse: “Con la vicenda degli esodati la comunità nazionale ha tradito un patto: c’è bisogno di una soluzione strutturale”. Poi, il 26 agosto aggiunse: “Abbiamo dato una soluzione definitiva al problema del precariato nella Pubblica amministrazione”. Già, peccato che dopo i novemila “salvaguardati” in estate, l’atteso provvedimento per gli altri ventimila non sia mai arrivato. Quanto agli statali precari, Letta ha avviato la stabilizzazione per diecimila lavoratori mandandone a casa altri 190mila circa.

Taglio delle province – Anche questo tassello del puzzle lettiano non è mai stato inserito. Eppure lui, nel lontano aprile del 2013 diceva: “Bisogna riordinare i livelli amministrativi e abolire definitivamente le province“.

Capitolo Iva – Nello stesso periodo, l’ex premier affermava: “Rinunceremo all’aumento dell’Iva“. Certo, come no. Ad ottobre, l’aliquota è salita dal 21 al 22%.

Il cuneo fiscale – Altra promessa non mantenuta. L’intervento c’è stato, nulla da dire, ma va ricordato che sul 2014 vale qualcosa più di duecento euro l’anno di sgravi in busta paga per i lavoratori dipendenti fino a 35mila euro di reddito, (quasi venti euro al mese, per pochi). Eppure Letta per tutto il suo operato ha ripetuto “Abbatterlo è la nostra priorità”.

Ce ne sarebbero tante altre, dal finanziamento pubblico ai partiti, alla legge elettorale, dalla riforma del catasto alle privatizzazioni, dall’agenda digitale alla riforma del nostro disastrato sistema aeroportuale. Insomma, l’Italia è da rifare. Ora, tutta queste “patate bollenti” sono passate nelle mani dell’ambizioso nuovo premier Matteo Renzi che ricordiamo, ha promesso una riforma al mese. E scusate se è poco… Arriva l’uomo del cambiamento.

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