Le Iene raccontano il trucco delle tasse dei deputati (video)

Stesso reddito e stesse tasse per parlamentari e cittadini? Niente affatto. Sulla busta paga di deputati e senatori viene applicata un’aliquota dimezzata. Questo “mistero” è stato svelato ieri sera nel servizio di Filippo Roma delle Iene. Un trucchetto che i politici conoscono bene e che chiaramente, per loro, non ha mai rappresentato un problema.

Ne abbiamo parlato ieri, scrivendo del nuovo libro del giornalista dell’Espresso Stefano Livadiotti Ladri – Gli evasori e i politici che li proteggono. La firma dell’Espresso è stato ieri intervistato dalle Iene ed ha spiegato nel dettaglio il meccanismo d’evasione sfruttato dai parlamentari. In sostanza, prendendo in considerazione un incasso annuale lordo di 235.615 euro, l’equivalente dello stipendio annuo di un manager e di un parlamentare, il privato dovrà pagare sui suoi 189.431 euro di base imponibile (dopo le ritenute pensionistiche e sanitarie) il 39,4% di Irpef, cioè 74.625 euro, portandosi a casa 114.806 euro netti. Il suo equivalente parlamentare pagherà invece solo il 18,7%, cioè 35.512 euro, meno della metà, mettendosi in tasca 153.919 euro netti.

“Il parlamentare – ha spiegato Livadiotti ai microfoni di Filippo Roma – ha un’indennità di mandato di circa 125.000 euro l’anno. A questi si sommano una serie di benefit come la diaria, il rimborso delle spese per l’esercizio del mandato parlamentare, le spese telefoniche e le spese di trasporto, con delle tessere per viaggiare gratis in aereo, in autostrada, in nave e in treno. La maggior parte di queste cifre non entrano a far parte dell’imponibile, cioè della cifra sulla quale si pagano le tasse dovute. Per la maggior parte di queste somme – sottolinea il giornalista – i parlamentari non sono costretti a produrre una documentazione, fatture, ricevute, scontrini, come tutti gli altri lavoratori. Pagano 40.000 euro di tasse in meno di un cittadino che guadagna quanto loro. Quindi sono ladri di tasse. Non è da loro che ci si può aspettare una seria guerra all’evasione fiscale.

Il fantozziano articolo 52, comma 1, lettera b, del Tuir, anzi, come afferma Livadiotti “un’interpretazione alquanto generosa” di esso, è il nodo (ben stretto) del trucchetto. In questa norma risiede “l’evasione” fiscale sui benefit. Ma i politici lo sanno?

La reazione dei politici intervistati – Come spesso accade non ne sanno nulla, o meglio, fanno finta di non sapere, si documenteranno, si informeranno. Dalla Polverini a Buonanno, dalla Kyenge a Buttiglione e chi più ne ha più ne metta, nessuno sa nulla o non ha tempo di rispondere. Gli unici che hanno confermato il trucchetto rinnegandolo sono Pippo Civati, Giorgia Meloni, Osvaldo Napoli e Gianni Farina, parlamentari molto distanti tra loro che però (questa me la perdonerete), forse il loro mestiere, in qualche caso, lo sanno svolgere. Proprio Farina avrebbe una soluzione ed anche piuttosto semplice: “Tutte le spese dovute a diaria e spere per collaboratori, eccetera, dovrebbero essere pagate direttamente dall’Assemblea e non date all’interessato”. Belle parole…

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