Yara Gambirasio ultime notizie, arriva lettera anonima del presunto assassino

Yara Gambirasio ultime notizie, arriva lettera anonima del presunto assassino- Non c’è pace per la famiglia della piccola Yara scomparsa lo scorso 26 novembre 2011 da Brembate. Non solo la mamma e il papà di Yara non hanno un nome a cui dare la colpa per il delitto della loro piccola ma continuano ancora a sentire novità, non piacevoli, su questo omicidio. Ieri alla redazione de L’eco di Bergamo è arrivata un’altra lettera anonima firmata da chi si definisce l’assassino di Yara. Potrebbe trattarsi dell’ennesimo mitomane, questo non si sa, è ancora presto per fare delle ipotesi. Vediamo cosa scrive la persona nella lettera.

Dalle prime righe della lettera si dedurrebbe che l’uomo, che dice di essere appunto l’assassino di Yara, sarebbe un pedofilo in quanto scrive che con gli adulti prova imbarazzo e che con le donne non ha un bel rapporto. Va in cerca di bambini e quella sera di novembre andò al centro sportivo e incontrò Yara. In realtà l’aveva conosciuta prima, a settembre e ogni tanto scambiava qualche battuta con lei. L’uomo dice di aver dei precedenti penali. Prosegue poi descrivendo nei minimi dettagli come andarono le cose in quella brutta serata di novembre. Come noterete però molte delle cose che l’uomo scrive anche noi le sappiamo perchè le abbiamo sentite fino allo svenimento in tv e le abbiamo lette sui giornali.

Ecco il testo della lettera:

“Gli offrivo un passaggio a casa verso le 18,50 ( parla di Yara anche se avrebbe dovuto scrivere “le  offrivo”). Le dissi che dovevo passare dal posto di lavoro a Mapello. Verso le 19 arrivammo a Mapello, in macchina le squillò il cell. La convinsi a spegnerlo, lei aveva già capito le mie intenzioni. Una volta fermata la macchina si spaventò e tentò di scappare, prima mi colpì ai testicoli e il suo cell mi cadde addosso. Lo presi e lo disattivai. Lei intanto era appena scappata fuori de macchina. Avevo perso la testa per il fatto che poteva rovinare il mio corpo. La inseguì nel campo dietro cantiere avevo un coltello poi presi una pietra e senza rendermi conto la colpii alla testa. Pensavo che era meglio chiamare il 118 e poi scappare ma preso dal panico la caricai in macchina e (..) portai il corpo in un campo più sicuro di Mapello”.

Sarà il Ris di Parma ora a esaminare la lettera e fare tutte le indagini del caso.

 

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