Liberalizzazioni: ecco tutti gli scioperi della settimana

Si prospetta una settimana intensa, quella che si apre da domani. Dopo le liberalizzazioni votate dal Governo Monti, partono gli scioperi proprio di quelle categorie che in qualche modo si sentono toccate dal decreto. Ed ecco quindi che sciopereranno avvocati, notai, farmacisti, tassisti, benzinai, ferrovieri. Il tutto si tradurrà in una serie di disagi per i cittadini, unici a farne le spese, come spesso accade. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha fatto sapere che riga dritto, nonostante le proteste: “Per anni ho coltivato l’interesse delle singole categorie, ma questo dà luogo a gabbie senza visione generale”. Anche i Ministri sono dello stesso parere. Corrado Passera dice: “Le liberalizzazioni non possono essere annacquate”. Paola Severino, ministro della Giustizia, fa sapere: “Nessuno alzi muri. Queste norme non sono la rivoluzione”. Vediamo tutti gli scioperi.Lunedì sciopero dei taxi – Il primo sciopero riguarda quello dei taxi: i tassisti hanno proclamato una giornata ufficiale di sciopero lunedì, con lo stop dalle 8 alle 22, nonostante alcune delle richieste dei taxi siano state accolte, in materia di licenze plurime e extraterritorialità.

Da lunedì a venerdì si fermano i Tir – Trasportounito conferma il blocco nazionale dei tir dal 23 al 27 gennaio, nonostante le misure del decreto liberalizzazioni a favore dell’autotrasporto. Il comitato esecutivo nazionale di Trasportounito Fiap, dopo l’assemblea degli autotrasportatori ad Assago (Milano), ha valutato infatti il decreto e ha deciso di confermare il fermo nazionale, che scatterà lunedì.

Lunedì e martedì sciopero degli avvocati – I legali hanno proclamato sette giorni di sciopero, i primi due il 23 e il 24 febbraio, gli altri a marzo a cavallo del loro congresso straordinario, convocato per il 9 e il 10 marzo. Pronti anche sit-in davanti al Parlamento e a Palazzo Chigi.

Venerdì sciopero delle ferrovie e dei sindacati di base I ferrovieri dell’Orsa incrociano le braccia per 24 ore a partire dalle 21 del 26 gennaio, per protestare contro quello che viene considerato “un attacco al lavoro”, ovvero la cancellazione dell’obbligo di applicare il contratto nazionale di settore. I sindacati di base protestano invece contro la manovra del governo Monti “che riduce il potere d’acquisto dei salari attraverso l’aumento dell’Iva, dell’Irpef locale, dei ticket sanitari, delle accise sulla benzina”, contro l’adozione dell’Ici sulla prima casa e contro la riforma delle pensioni.

I farmacisti incrociano le braccia l’1 febbraio. Federfarma ha annunciato una possibile chiusura dei punti vendita “se il Parlamento non modificherà il testo del decreto. La Federazione è favorevole a nuove aperture pari a circa il 10% del totale delle farmacie esistenti, ma rifiuta la prospettiva di un aumento dell’attuale numero fino a un massimo di 7.000 esercizi in più”.

Si attende poi un maxisciopero dei benzinai, di dieci giorni, ma la data è da stabilire.

 

 

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